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mercoledì 25 aprile 2007

LA TRACCIA DEL SECONDO SILENT TALE


[RACCONTO PSICOLOGICO]

La testa rovesciata all'indietro nell'erba appena tagliata del prato, Carlo si godeva quella pace interiore che solo l'incanto dell'Alpe di Siusi sapeva dargli. Anche quest'anno si era concesso a giugno una settimana di vacanza alloggiando in uno dei confortevoli alberghi adagiati sui prati dell'Alpe. Aspirava con le nari l'aria frizzantina dei duemila metri e con gli occhi guardava sullo sfondo l'altopiano dello Sciliar. Gli sembrava un gigantesco animale preistorico che dormisse supino con la bocca spalancata, con le sagome dell’Euringer e del Santner come fauci. Di improvviso una vibrazione sempre crescente e poi uno trillo petulante turbarono la sua quiete silente. Si era dimenticato di spegnere il cellulare che aveva così bruscamente interrotto la sua estasi contemplativa. Puntò gli occhi con disappunto sul display per individuare lo scocciatore di turno, ma rimase stupito dal numero apparso: 00xxx, una chiamata internazionale da un paese a lui sconosciuto. Doveva trattarsi sicuramente di uno sbaglio, ma rispose, incuriosito. “Pronto, parlo con il Dott. Carlo L**** ?” una voce dall’accento straniero aveva spazzato ogni dubbio sul destinatario della telefonata. Al suo accenno affermativo la voce proseguì “ E’ lei il figlio di Arturo L**** ?” Questa semplice domanda offuscò il suo sguardo con un velo di tristezza. I rapporti con il padre, morto da poco più di un anno, non erano stati mai facili. Uomo dal carattere forte e laborioso aveva amato il figlio a modo suo, senza però capirlo. Era stato un freno per lui, aveva dovuto molto faticare per crescere, vivere, imporsi, farsi valere, davanti ad un padre che sembrava in ogni circostanza deplorare il suo stesso esistere. “E’ mancato… recentemente” cercò di rispondere con tono maldestro, “…Purtroppo” aggiunse. “Lo abbiamo saputo, e siamo riusciti ad arrivare a lei in circostanze del tutto fortuite” continuò la voce dall’altra parte del telefono “Suo padre, che tempo fa ha soggiornato da noi, ha lasciato qualcosa che dovrebbe interessarla … ora qui sarebbe importante avere la sua presenza”. Ricordava perfettamente. Molti anni addietro, suo padre era stato diversi mesi all’estero, per risollevarsi da una depressione causata dalla perdita prematura ed improvvisa della moglie. Dopo era tornato completamente ristabilito, forte e difficile come sempre. Nemmeno la morte aveva saputo riconciliarli e da quel momento i suoi sentimenti si erano come pietrificati dentro un silenzio quasi innocente. Quella strana telefonata aveva dato sfogo al fluire di una nuova energia fatta di zolle di emozioni e di memoria che vagavano nella sua mente.


sabato 10 febbraio 2007

LA TRACCIA DEL PRIMO SILENT TALE

Vedi post del 5 febbraio


[RACCONTO GIALLO]

La cameriera versa attenta i canederli fumanti al tavolo 11 e il signor Stefano si distrae ad osservare gli ospiti tra i fumi della zuppa e il vocio dei commensali. Non smette però di assecondare con la testa il discorso che Marta, la sua dolce compagna, gli sta facendo sulla malcelata avvenenza di Tanja, la badante di zia Lelia. Intorno, tutto è perfettamente normale, ordinariamente tranquillo, quella sera come tutte le sere dei sei inverni che lo hanno visto in vacanza all’Alpe di Siusi, allo stesso hotel Tschapit. La sensazione di protezione e familiarità è tra i sentimenti più ricercati da chi si concede tre settimane di riposo e sport in un albergo di alta montagna. Infatti, se l’altitudine induce all’isolamento, la solitudine è insieme ricercata e temuta. Pertanto, sentirsi la sera circondati di attenzione e sguardi benevoli conduce l’animo alla pace e alla soddisfazione.Il canederlo agli asparagi sono la sua passione e Stefano s’immerge nel piacere della degustazione e della sazietà. Tuttavia, sollevando di nuovo lo sguardo al di sopra della terza panca a sinistra, si avvede con disappunto che la signorina Sara non c’è: stranamente non è ancora venuta a cena. E avverte un sordo brusio anzi un parlare sempre più concitato provenire dalla saletta accanto, una stanza profumata di merletti e foto in bianco e nero. Sta per alzarsi, quando una mano ferma e fredda gli si appoggia sul….

(Patrizia da Numana) ... risvolto della tovaglia immacolata e accarezza delle pieghe invisibili senza cambiare nulla: è Andreas, la cameriera. Da quando si sono conosciuti non parla quasi mai, mantiene nelle sue frasi un vuoto antico, quello del suo spazio. “Gradisce ancora qualcosa?”La sua voce rimbomba nel dolce tepore di una sala troppo stretta tra bevitori e bicchieri appannati. Rimane in silenzio, Stefano. Un sorriso assente si fissa sulle sue labbra aprendogli una visione di sogno: si ritrova fuori nel freddo della sera, protetto dal vecchio, amato loden quando un vento pungente esala alle sue narici un aroma intenso, un profumo appena conosciuto: “Sara!” le grida, ma nel silenzio percepisce la lontananza di quel richiamo. Lei scosta la sciarpa dal viso diafano e fluttua leggera per sentieri segnati dalla luna, fioca ed esile. Stefano la rincorre, ha il respiro affannato, cerca di raggiungerla, di toccarla ma scopre l’ampiezza della loro distanza, il bagliore di una speranza fantasma, il gelido dolore della ricerca di lei.“Si, una coppa di lamponi caldi o heisse Liebe. E tu Marta hai già scelto? Marta, ma dove sei?” “Eccomi, se solo aprissi gli occhi un po’ di più…” “Che ne dici di questo… reperto?” aggiunge, stendendo sull’angolo del tavolino un foglietto bagnato e lacero. “Sembra una pagina di diario. Mi pare di poter leggere un nome.” Felice Stefano s’immerge in quel sorriso dolce e umido della compagna, vera camminatrice dei mondi vuoti e inconsapevole portatrice di segreti da lui attesi.

(Andrea)... E mentre Marta parla, Stefano socchiude gli occhi e ricomincia a sognare. Questa volta la notte è buia e senza luna. La figura snella e aggraziata di una giovane donna che regge una tremolante lanterna, a gesti lo invita a seguirla. Ne è irresistibilmente attratto, potrebbe essere Sara ma non è sicuro. Insieme si incamminano, silenziosamente, verso una grande costruzione scura. Giunti sotto le mura, Stefano ne percepisce l’imponenza e un disagio crescente, come se quel luogo custodisse un segreto misterioso e violento. All’improvviso un lampo squarcia le tenebre e tutto diventa chiaro nella sua tragica essenza.


“Cosa succede, caro, ti senti male ?” Esclama preoccupata Marta, avendo visto il suo compagno sobbalzare scompostamente. “Non è nulla, tesoro “risponde Stefano sbattendo gli occhi “solo un piccolo incubo, una sciocchezza”. Ma una angoscia profonda gli corrode l’anima. La verità dei fatti, apparsa in quel fugace bagliore, si era rituffata nella oscurità più completa lasciando però una traccia indelebile: dentro le mura di quel castello maledetto si era compiuto un efferato delitto, di cui però non ricordava se ne era stato solo testimone o partecipe. Sembrava che la memoria di un altro, come un virus, avesse preso possesso del suo cervello, gridando ragioni disperate alla sua coscienza smarrita e confusa. Lentamente, molto lentamente emergevano dagli abissi di quei ricordi estranei un'immagine ed un nome. Geerard der Teufel, dal sapore oscuro e minaccioso, e quella strana torre che compariva nella sua mente non gli significavano nulla, non gli appartenevano…


(Francesco Marchioro) ... Si sente un’auto frenare e una persona scendere con una torcia in mano, illuminando il ciglio della strada sommerso nella notte. Poi una mano ferma e fredda impone un silenzio perentorio: “Fermo dove si trova. Non faccia gesti inconsulti. Se riesce mi dica il suo nome!” Si sente un nome. Allora il panciuto poliziotto ripete quel nome al collega che è rimasto nell’auto: “Stefano Angeli, così dice di chiamarsi. Ma dubito sia proprio questo il suo vero nome.” Mentre l’uno si attacca al telefono per indagare sull’identità dello sconosciuto, l’altro osserva da vicino quel giovane uomo, barcollante e dai vestiti laceri, forse semi ubriaco o in preda agli effetti di una qualche droga. L’uomo non smette di parlare di luoghi e fatti in modo confuso, frammentario, tra lo spaurito e lo spaesato. La giacca, strappata sul lato sinistro, è un po’ più in là, sul marciapiede all’ingresso di un lussuoso palazzo, mentre sulla gamba destra c’è un taglio longitudinale e un violaceo raggrumo di sangue. Alle due di mattina non c’è molta gente in giro né si può facilmente pensare che quel signore sia reduce da una qualche innocua bevuta tra amici. Il poliziotto, dopo aver ordinato al collega di chiamare un’ambulanza, lo incalza: “Mi vuole dire che ci fa qui, a quest’ora? Come mai è conciato in questo modo? C’è stata una rissa, un’aggressione?” Stefano non capisce cosa gli stia accadendo, chi sia quella persona che lo trattiene in quel luogo, lo interroga su cose che sono solo sue, nient’altro che sue. Cerca di alzarsi per ..andarsene, ma una fitta alla coscia lo raggela e blocca. Intanto, dalla mano destra scivola giù, lentamente ma inesorabilmente

lunedì 5 febbraio 2007

SILENT TALES

Siete tutti invitati a partecipare ad un racconto collettivo che segue le linee del recente wiki-novel di www.amillionpenguins.com, ma in versione adatta ad un blog. Segue ora un "incipit" a cui potrà via via seguire il vostro "brano" usando i commenti o l'e-mail: silenzidalpe@gmail.com La durata di realizzazione del racconto sarà di due mesi al termine dei quali lo pubblicheremo con i nomi degli autori che lo richiederanno.

Ecco alcune linee guida inspirate al loro Codice Etico


  • Max 250 parole per contribuzione in lingua italiana
  • Non è possibile fare nomi o riferimenti a persone note e/o viventi
  • E' consentito solamente l'invio di materiale di propria personale produzione, che non sia oggetto di una qualunque forma di copyright. Nulla è dovuto agli autori per i testi inviati (pubblicati o esclusi perchè non idonei)
  • Si chiede di essere rispettosi della decenza e di non trattare argomenti che potrebbero dar luogo a controversie in tema di discriminazione politica, razziale, religiosa, sessuale e sociale
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