venerdì 17 giugno 2011

ROSSZÄHNE !

Rosszahne

La mezzanotte era passata da un pezzo quando tornò a casa a piedi e senza compagnia, dopo aver trascorso la serata in un locale in compagnia di amici. L'atmosfera, le battute mordaci, gli scoppi di risa lo avevano abbandonato, lasciandolo solo a camminare in quella notte di inizio dell'estate. Respirava profondamente l'aria notturna, leggermente tesa e camminava con attenzione lungo la strada in direzione di Rosszähne, le cui cime si stagliavano alte e silenziose nel pallido cielo notturno...

Questo in realtà è l'incipit, o quasi per verità con qualche libera variazione, di Rosshalde uno dei celebri racconti di Herman Hesse. Cosa c'entra, a parte una vaga somiglianza fonetica fra i nomi in gioco ? Chi si inoltra nei sillenzi alpini delle montagne narra la "biografia della propria anima", come il grande scrittore tedesco definiva i suoi stessi scritti. Il protagonista di Rosshalde, spinto dalla crisi che pervade la sua vita, intraprende un cammino di approfondimento interiore che gli consenta di dare uno sguardo al caos (Blick ins Chaos). Non diversamente dal montanaro erratico che svia il sentiero per ritrovarlo, che va in solitaria per vincere la solitudine.  Senza mai perdere l'autoironia.

Mentre il sole fa capolino fra le nubi avanzo nel verde smagliante dei folti prati dell'Alpe, trapuntati da fiori di mille colori. E' domenica mattina, questa volta non sono l'unico essere umano del luogo. A qualche centinio di metri una coppia sta procedendo verso la mia stessa meta; più in alto, due puntolini sono già arrivati ai primi contrafforti della montagna. Il programma dell'escursione odierna segue le regole di gioco di quella precedente: arrivare all'Alpe di Tires, Tierser Alpl, passando per la Forcella dei Denti di Terrarossa, Rosszahnscharte, senza attraversare/risalire nessun nevaio, ma cercando con ogni mezzo ragionevole un varco fra di essi. Purtroppo quest'ultima volge la sua schiena al sole per buona parte della giornata ed è quindi plausibile che vi sia molta più neve che nella brulla ed assolata via normale del Sassopiatto. Cammino di buon passo e supero i primi due giovani teutoni. Poco prima dell'attacco della Forcella raggiungo gli altri pellegrini delle montagne che si sono fermati a guardare una marmotta che a sua volta li osserva incuriosita con la noncuranza e la naturalezza di un grosso gatto domestico. Predìco che questa sarà l'estate delle marmotte senza paura, i turisti in cerca di foto ricordo di gruppo sono avvisati.
Rosszahne 2
Fatto ancora qualche passo ed ecco apparire la Forcella dei Denti di Terrarossa, Rosszahnscharte, regalmente vestita dal suo morbido e bianco mantello invernale. Inizio la salita e poco dopo, come da facile previsione, ci ritroviamo con il sentiero sotto la neve. L'unica possibilità per rispettare la regola imposta è quella di affrontare una ripidissima salita, che, vista da sotto sembra promettere il successo dell'impresa, o almeno di giungere nelle vicinanze della sommità. A questo punto i due tedeschi che avevo incontrato poco prima mi chiedono lumi sul da farsi. Spiego loro la situazione e preciso che una volta superata la direttissima rompigambe occorre percorrere lo stretto e strapiombante sentierino che collega la Forcella con il Rifugio Alpe di Tires, Schützhaus Tierser Alpl.  Essendo questo tratto ben esposto ai raggi solari è molto probabile che non vi sia più nessuna traccia di neve. Tuttavia, se vi fosse invece del ghiaccio questo potrebbe creare qualche problema.

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Dopo un vivace conciliabolo i ragazzi decidono di desistere e iniziano la discesa verso l'Alpe che avevano salito con orgogliosa sicurezza (chiedo scusa non riesco a frenare la scontata battuta ... per giunta ... al rovescio !?).

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Io, per parte mia, comincio ad arrampicare (sarebbe meglio dire ... ad arrancare) carponi in stile ragno ( gli aracnidi hanno però otto zampe, io a malapena quattro !! ). Alla fine della durissima salita, stremato, mi siedo per riposare. Tutto è avvolto da un meraviglioso silenzio, socchiudo gli occhi e assaporo i caldi raggi di un sole che splende nel limpido cielo blu. Uno strano ticchettio risuona però da qualche parte. Mi guardo in giro senza successo. Finalmente capisco: un gigantesco ammasso di neve si trova proprio alle mie spalle, incastrato fra due rocce. Il crepitio della neve che si scioglie produce questo caratteristico suono che sembra quello di una bomba ad orologeria. Siccome potrebbe anche diventarlo, mi sposto velocemente e imbocco il famoso e sopracitato sentierino alla volta del Rifugio.
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Seduto vicino alla stube sorseggio un succo di sambuco. Due ragazzotti e una fanciulla nullafacenti, essendo io l'unico avventore in quella sala, guardano dei video su youtube sghignazzando. Giù a valle non tutti gli alberghi hanno la connessione ad internet. Qui invece si, a 2440 mls,  e in generale più si sale in altezza più la banda si allarga. Un'altra notatura interessante sono i forti venti che molto spesso spirano in questi luoghi. Sotto la loro sferza tutto si muove e tutto oscilla, tranne la gigantesca pala eolica, autentico motore immobile di aristotelica memoria, posta a pochi metri dal Rifugio e che non ho mai visto ruotare. La nostra moderna società civile rappresenta, per quanto mi concerne, un meraviglioso esempio di percorso didattico a rovescio. Più vado avanti e sempre meno la capisco. Sicuramente è colpa mia.
Dopo una congrua sosta esco allo scoperto e mi accorgo che il tempo è cambiato. Nuvole nere e minacciose si stanno addensando e non promettono nulla di buono. Tornare nella Forcella in queste condizioni non sarebbe consigliabile e quindi scendo lungo la comoda ma lunga strada che riporta direttamente ai pascoli dell'Alpe. Infatti di li a poco comincia a piovere. Aumento l'andatura, lo fa anche l'acqua mentre vigorosi tuoni echeggiano alle mie spalle. Comincia anche a grandinare con una certa consistenza. Sono però molto vicino al Rifugio (capite perchè li chiamano così?) Molignon, Mahlknechthütte che raggiungo con una veloce corsa. Entro bagnato come un pulcino e grondante acqua da tutte le parti. Un cameriere mi osserva fra l'incredulo e lo stupito. A mia volta lo fisso negli occhi e sbotto:- Se continua così va a finire che piove - Esplode in un omerica risata e si allontana.
Ristorato da un abbondante tazza di tè riparto nella serena quiete dopo la tempesta. Ripercorro in discesa gli splendidi prati del mattino. Nell'aria tersa si ode il canto degli uccelli che a tratti si alzano in volo verso l'azzurro del cielo. Ho il sole sulla fronte, un filo d'erba in bocca, nessun altro desiderio da appagare.

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18 commenti:

montagne sottosopra ha detto...

anche questo racconto l'ho letto senza sosta. Mi son sempre chiesto cosa avrei trovato al di là della forcella, se valeva la pena proseguire sotto la grandine o tornare indietro come i due tedeschi e quindi incuriosito ho assaporato con attenzione!
Bel racconto e belle foto che mi hanno riportato indietro a 4 anni fa.

Ciao e grazie

mario ha detto...

sono sempre più affascinato da queste escursioni intese sia come percorsi alpini, sia come percorsi dell'anima.
Molte delle cose che scrivi le sento come un abito che mi calza a puntino e in cui mi trovo bene.

Silenzi d'Alpe ha detto...

@montagne sottosopra. Mi ricordo Luca della tua avventura ferragostana con grandine, se non erro. Dopo la Forcella c'è il sentierino a strapiombo come lo chiamo io e li c'era anche L'urlo, Der Schrei der Natur . Ora però è stato ri-inghiottito dalla natura stessa.

Silenzi d'Alpe ha detto...

@mario. Grazie Mario. Prendo le tue parole come incitamento per affrontare i prossimi wanderung e ricordare che “le nostre piccole anime sono vuote, silenziose e in attesa che gli spiriti della montagna scrivano le loro belle e ardite gesta” (da Peter Camenzind, H. Hesse). Ciao e a presto sui ns Blog

Christomannos ha detto...

Che belle foto, mi sono molto famigliari in quanto anch'io ho avuto la fortuna di apprezzare in prima persona le bellezze e i paesaggi che si vedono dalla Forcella dei Denti di Terrarossa.
Anch'io quel giorno "arrancavo" ma anche se la fatica è stata tanta il premio finale è stato bellissimo.
Ciao
Mario

Silenzi d'Alpe ha detto...

@Christomannos. La Forcella dei Denti di Terrarossa, Rosszahnscharte, è una scelta sempre molto premiante. Al consueto suo fascino naturale aggiunge in questo periodo quello di un luogo selvaggio e solitario, non ancora violato o quasi dall'uomo, dopo il suo lungo sonno invernale.

montagne sottosopra ha detto...

@silenzi d'alpe: non erano 4 bensì 3 anni fa , proprio a ferragosto. Non ne ho mai presa tanta in vita mia. Comunque se posso ci ritorno facendo l'anello per il Bolzano .

un saluto

Silenzi d'Alpe ha detto...

@montagne sottosopra. Anche io 3 anni fa e 15 giorni prima di te mi sono messo al riparo al Rifugio Alpe di Tires, Schützhaus Tierser Alpl, una mezz'ora prima che si scatenasse un diluvio infernale . Era un anno decisamente agitato quello dal punto di vista meteorologico !!!

Mandi Andrea

principessasulpisello ha detto...

molto suggestivo! un abbraccio

nonnatuttua ha detto...

Ti ho seguito passo passo in questa difficilissima salita.... ho avuto la tentazione di aspettarti ai piedi della forcella ma la curiosità mi ha spinto oltre: volevo capire nel triangolo "uomo - tempo - montagna" chi avrebbe vinto.....
Ho capito: quando l'uomo vuole veramente arrivare ad una meta non c'è situazione esterna che lo possa fermare!
Sarebbe bello poter trasmettere tutto questo ai nostri incostanti e fragili giovani!

Krilù ha detto...

Avvincente il racconto della tua escursione e incantevoli le immagini che sempre mi "gusto" non solo con gli occhi ma anche col cuore.
Approvo la scelta dei due tedeschi: quando non si è più che certi delle proprie forze, molto meglio rinunciare che rischiare.

Silenzi d'Alpe ha detto...

@principessasulpisello. Grazie Marina, ricambio l'abbraccio con affetto !!

Silenzi d'Alpe ha detto...

@nonnatuttua. La montagna ha un messaggio educativo straordinario che noi tutti abbiamo da comunicare ai giovani. Per ottenere si deve far fatica, nella vita nessuno può "salire" al posto tuo. Ciao Andrea

Silenzi d'Alpe ha detto...

@Krilù. Assolutamente d'accordo. In montagna non si deve rischiare mai. Un altro insegnamento importante: bisogna avere sempre il senso del proprio limite. E' una cosa difficilissima da attuare sia montagna che nella vita: occorre sempre rispettarlo e quando vi sono le condizioni saperlo superare. Ciao e a presto sui ns Blog

frivoloamilano ha detto...

una vecchiaa canzone recitava: "voglio vivere così col sole in fronte...".
Ti vedo mentre cammini col filo d'erba in bocca; bella immagine di soddisfazione.

ciao e stammi bene ;-)

Silenzi d'Alpe ha detto...

@frivoloamilano. Ciao Flavio, grazie del commento. Conto di trovarti, o semplicemente di sapere che ci sei, quest'estate da qualche parte sull'Alpe. A presto sulle nostre montagne Andrea

RobbyRoby ha detto...

che belle foto.
Molto suggestive. E la neva anche lei ha il suo fascino.

Silenzi d'Alpe ha detto...

@RobbyRoby. Vi sono decine di modi sul come chiamare la neve per la gente di montagna. Apparentemente sempre uguale e invece sempre diversa nei vari periodi dell'anno. Mi piacerebbe fare un elenco di questi modi dire, come fece Rigoni Stern con il Cimbro, la lingua delle sue parti.