lunedì 22 giugno 2009
giovedì 11 giugno 2009
IL BOSCO E' LIBERO ... SCOMPARSA E' LA NEVE ! / DER WALD IST FREI ... DER SCHNEE IST FORT !
Nel bosco non più ghiaccio
né ghirlande di brina.
Scomparsa è la neve!
In mezzo al verde
risuonano canti di letizia.
Pura è la neve
sopra la vetta;
ma verso l'alto corriamo presto ...
Der Wald ist frei
Von Eis und Reifgehänge.
Der Schnee ist fort;
Am grünen Ort
Erschallen Lustgesänge.
Ein reiner Schnee
Liegt auf der Höh;
Doch eilen wir nach oben ...
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mercoledì 27 maggio 2009
ALPE ATOMICA / ATOMAR ALM
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giovedì 21 maggio 2009
TRAMONTO / ABENDROT
... dai monti, che ora si levavano nel tramonto come un'onda turchina di cristallo sul cui caldo fluire giocavano i raggi rossi della sera;
Sie entfernten sich allmählich vom Gebirg, das nun
wie eine tiefblaue Kristallwelle sich in das Abendrot hob, und auf deren warmer Flut die roten Strahlen des Abends spielten;
(da/von Lenz, G. Büchner)
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giovedì 30 aprile 2009
STAGIONI / JAHRENZEIT
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martedì 14 aprile 2009
ARIA DI PRIMAVERA / FRUHLING IM RAHMEN
"la prima pioggia d’aprile che senti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini”. (Mario Rigoni Stren)
Così scrive Il grande scrittore asiaghese ed errare per le montagne in questa stagione effettivamente produce emozioni forti e particolari. Nei boschi sotto il mio "altopiano delle meraviglie", lo Sciliar, Schlern, le neve si è sciolta da poco più di due settimane lasciando evidenti e pesanti i segni del suo passaggio.
Piccole frane e smottamenti, alberi abbattuti, tronchi divelti sono un po' ovunque e sbarrano i sentieri. Queste terre rimarranno così desolate e selvagge fino a quando la mano ordinatrice dell'uomo non interverrà a restituire quella fisionomia che ci è familiare durante il periodo estivo. Al contempo, la forza vivificante della natura partecipa alla sua metamorfosi con un un tripudio di colori e fragranze che mozzano il fiato.
Camminando nei boschi, negli spazi aperti illuminati dal sole lungo le balze della montagna, vedo cascate di eriche giungere fino al limitare del sentiero, estendendosi poi a perdita d'occhio verso l'alto. Più avanti, sparsi quà là, i fior di stecco, profumatissimi quanto velenosi, specialmente per le loro bacche rosse che, in alcuni casi, possono risultare addirittura mortali. Mentre risalgo la montagna lungo un sentiero, tutto ad un tratto, mi compare davanti un capriolo maschio di ragguardevoli dimensioni. I nostri sguardi si incrociano e ci osserviamo. Poi d'improvviso fugge emettendo il suo rauco abbaiare (mi perdonino i puristi e gli esperti di montagna, ma il verso del capriolo mi è sempre sembrato una specie di sordo abbaiare). Ed ecco le epatiche, anemoni che un tempo venivano impiegati a scopi terapeutici, brillare come piccole stelle nel firmamento del sottobosco. Nel cielo, un falco ad ali spiegate disegna lenti anelli circolari; forse sta guatando qualche preda. Sopra la mia testa lo Sciliar giace addormentato nelle braccia gelide e candide dell'inverno.
Ecco un tipico fiore alpino: il fior di stecco, o Dafne Mezereo, molto profumato le cui bacche rosse sono però assai velenose
Epatiche: anemoni dalle proprietà terapeutiche
Un "mostruoso" serpente ingentilito da una piantina di erica
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venerdì 3 aprile 2009
NUVOLE E SCILIAR / WOLKEN UND SCHLERN
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martedì 24 marzo 2009
MONTAGNE E RADICI / BERGE UND WURZELN

Il gruppo del Sassolungo, Langkofel, visto dal Monte Piz
(Scena: due viandanti si inerpicano sui fianchi di una maestosa ed imponente montagna)
- Perchè Maestro, - esclamò ad un tratto il giovane - dobbiamo salire sulle vette più alte ? -
Il vecchio, poeta e maestro di silenzi, rispose: - Perchè le montagne più alte hanno le radici più profonde -
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mercoledì 25 febbraio 2009
IL SACRO E I SILENZI D'ALPE / DIE HEILIGE STILLE DER ALPEN

Un tramonto sull'Alpe visto dalla chiesetta dello Zallinger (2.034 m) Sullo sfondo appare lo Sciliar, Schlern.
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venerdì 6 febbraio 2009
TRACCE / SPUREN
Tracce sulla neve. In alto: capriolo. In basso: lepre.
Caprioli e Camosci si muovono su grandi estensioni di territorio. Questi animali spesso si trovano già a parecchi chilometri dal luogo di rinvenimento delle loro impronte. Al contrario delle lepri che vivono all'interno di una area di riferimento molto più piccola. Quando si scatta questo tipo di fotografie è possibile che l'autore delle tipiche orme a y sia ancora presente. Nascosto in qualche anfratto, sotto la neve, o in un cespuglio in immobile, silente e ... ansiosa osservazione.
Spuren im Schnee
Bist du ein guter Spurenleser ?
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mercoledì 28 gennaio 2009
O SELIGE NATUR !
Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto ...
Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne ...
Verloren ins weite Blau, blick ich oft hinauf an den Aether ...
Eines zu sein mit Allem, was lebt, in seliger Selbstvergessenheit wiederzukehren ins All der Natur, das ist der Gipfel der Gedanken und Freuden, das ist die heilige Bergeshöhe, der Ort der ewigen Ruhe ...
(da/von Hyperion, F. Hölderlin)
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mercoledì 14 gennaio 2009
I VOLTI DELLA MONTAGNA / DIE GESICHTER DER BERGE

Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: gennaio 2009
Ahimé, dove trovare, quando
È inverno, i fiori, e dove
Il raggio del sole,
E l’ombra della terra?
I muri stanno
Muti e freddi, nel vento
Stridono le bandiere.
Weh mir, wo nehm’ich, wenn
Es winter ist
die Blumen, und wo
Den Sonnenschein,
Und Schatten der Erde?
Die Mauern stehn
Sprachlos und kalt. Im Winde
Klirren die Fahnen.
(da/von Metà della vita / Hälfte des Lebens, F. Hölderlin )
Con questa poesia Hölderlin mostra i diversi aspetti della natura, contrapponendo la forza vitale dell'estate al silenzioso, Sprachlos, senza parole, gelo dell'inverno. Questa è una allegoria dell'esperienza dell'identità umana, dell' uno differente in se stesso, come dirà nell'Iperione, citando un frammento di Eraclito.
Spesso ci si accorge di quanto si cambia lungo le stagioni della vita; talvolta così profondamente da non riconoscere o collegare la propria identità passata con quella presente. Hölderlin si pone però il problema di tentare di raggiungere una serenità interiore che consenta di sopportare il dolore che accompagna la nostra esistenza, nei suoi momenti più ciechi e disperati, nel fallimento dei progetti a cui avevamo affidato il fondamento di noi stessi. Per arrivare ad ottenere questo equilibrio occorre accettare un percorso in cui l'io cambia continuamente, differenziandosi e perdendo pezzi di sè. E' un processo che mette in crisi il nostro essere inteso come una entità statica, dove l'adattabilità, il cui etimo significa aggiustare, accomodare ma anche connettere, e l'intelligenza, legare insieme, diventano sinonimi.
Un'altra allegoria di queste metamorfosi è quella di chi cammina errando per boschi e montagne: ci si svia continuamente per ritrovare il sentiero, per cercare di raggiungersi.

Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: luglio 2008
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domenica 4 gennaio 2009
LA NATURA E I SILENZI D'ALPE IN INVERNO / DIE NATUR UND DIE STILLE DER ALPEN IM WINTER
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mercoledì 19 novembre 2008
LE RADICI AGGROVIGLIATE DEI FAGGI
Il vento, a folate, accorse dai crinali e dalle gole nere dei monti, ove un fragore è nel fondo. Sciogliendo la sua corsa verso l’aperto, vi respiravano a quando a quando, con un lento respiro, gli abeti: o i faggi dalle radici aggrovigliate. Così dei lontani si sa tutto, ed anche i dolori. .... (da Carlo Emilio Gadda) Gli alberi sono il simbolo emblematico della capacità di resistere, di adattarsi e di superare le intemperie dell'ambiente esterno. Esprimono la sintesi dell'atto di conoscenza e quello del ricercare nella memoria perchè sanno scavare con tenacia, in silenzio, lentamente, radici solide e profonde nel ventre della terra. Per questo sono longevi e sviluppano tronchi, rami e da questi altri rami e fronde e dalle fronde le innumeri e mormoranti foglie. E ognuna ha un pensiero suo ed è nel pensiero comune. Qualche albero cade, il bosco tiene. La nostra società, smemorata e superficiale, senza le adeguate difese corre il rischio di una morte precoce.
L’atto di conoscenza ha da radicarsi nel vero, cioè in quel quid ch’è stato vivuto, e non sognato, da le genti: sì come di faggio, d’antico faggio, in ne’ cui rami superni fragorosamente, ma vanamente, lo stolto vento prorompe.
La cieca furia del vento si abbatte sulle vite degli uomini, strappando loro la salute e gli affetti più cari, con violenza estrema e anzitempo. Occorre scavare radici solide e profonde dentro noi stessi per trasformare il disordine e il dolore di questo mondo nella bellezza di una foresta di montagna.
WebRoll
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sabato 15 novembre 2008
L'ALPE SUBLIME
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venerdì 7 novembre 2008
NEVI
In montagna con l'alternarsi delle stagioni si incontrano diversi tipi di neve. Mario Rigoni Stern fa un celebre elenco di nomi perduti, un tempo dati dalle sue parti.
Brüskalan; la prima neve dell’inverno, quella vera. Nevicava, nevicava, anche a ottobre e a novembre, ma la neve autunnale è una neve fiacca, flaccida, che si attacca agli scarponi. Ma quando brüskalanava era diverso. Il terreno dopo l’estate di San Martino era ben gelato e risuonava sotto le nostre scarpe chiodate con brocche e giazzini. Lo si sentiva nell’aria l’odore della prima neve: un odore pulito, leggero; più buono e grato di quello della nebbia.
Sneea; neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo. Si andava trepidanti in soffitta a prendere gli sci e le lame, i nostri slittini monoposto. Si sciava e si slittava sulla strada che scendeva verso la piazza, sfidando la guardia comunale e le sgridate delle madri e delle nonne, che andavano a messa scivolando sulla neve indurita destinata a diventare ghiaccio vivo, che nemmeno lo spazzaneve tirato da dodici cavalli sarebbe riuscito a intaccare.
Haapar; la sneea diventava haapar quando l’inverno stava per finire. Al sole si scioglieva in mille e mille gocce, e sotto appariva il bruno del suolo. Era in questo periodo che si sentivano le prime allodole: una mattina ti correva un brivido per la pelle ed nel cielo si levava alto loro canto.
Haarnust; questa è la neve vecchia che verso primavera, nelle ore calde, il sole ammorbidisce in superficie e che poi il freddo della notte indurisce. Neve ottima per escursioni fuori pista, da farsi nelle primissime luci dell’alba e fino alle undici del mattino, in ogni terreno e con gli sci da fondo o da alpinismo, con buona sciolina klister o pelli di foca. Ma anche a piedi quando per l’età non si deve spericolare. Allora si va con comodi scarponi leggeri sopra l’haarnust che sopporta il peso del passo senza cedere: cammini “in alto”, come sospeso, sopra pietre e buche, a livello degli apici degli alberi giovani che spuntano dalla neve verso la primavera che incomincia con l’odore della resina, e vai senza fatica, a mezz’aria.
Swalbalasneea; la neve della rondine, la neve di marzo che è sempre puntuale nei secoli. Cade dopo che sono arrivate le rondini: a volte soffice, a volte bagnata, a volte come tormenta, o anche calma in dilatate falde. In una notte può caderne fino a un metro e allora le rondini arrivate quassù ad annunciare la primavera se ne ritornano in pianura per qualche giorno finchè l’aria umida o la pioggia o il terreno in amore non avranno sciolto la swalbalasneea.
Kuksneea; è la neve d’aprile; non sempre è presente, ma non è nemmeno rara. Sui prati che incominciano a rinverdire e dove sono fioriti i crochi non si ferma molto, perché prima ancora del sole la terra in amore la fa sciogliere. Come la swalbalasneea è la neve della rondine, la kuksneea è la neve del cuculo perché è lui, il gioioso uccello risvegliatore del bosco, che qualche volta la chiama per divertirsi quando si sfalda dai rami delle conifere: per lui che viene dall’Africa, questa cosa bianca e soffice e fredda è rara e curiosa.
Bàchtalasneea; la neve della quaglia. Una nube che scende da nord, una ventata, un rapido abbassamento della temperatura ed ecco a maggio la bàchtalasneea. Dura solo poche ore, ma sufficienti per far paura agli uccelli nel nido, dare morte alle api sorprese fuori dall’arnia e preoccupazione alle femmine di capriolo in attesa del parto.
Kuasneea; la neve delle vacche, perché cade in estate quando queste si trovano sui pascoli delle malghe. Probabilmente quando viene giù le vacche affamate scendono urlando nei boschi e diventa difficile tenerle in mandria. Come un problema diventa fare il formaggio. Di questa neve rimane memoria e data nei nati di quei giorni: Nives, Nevino, Bianca, Nevio ...
(Da "Sentieri sotto la neve", M. Rigoni Stern)
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domenica 2 novembre 2008
L'ALPE DEI BAMBINI

L'Alpe di Siusi vista da B., 6 anni, che spiega il suo disegno con una poesia
Mmm, Mmm fa la mucca Camilla,
mangia l’erba, Mmm, Mmm,
e si arrampica sul tetto della montagna.
Bruca, bruca l’erba e … forse trova un bruchetto
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giovedì 30 ottobre 2008
WANDERWEG
La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero.
Das Leben jedes Menschen ist ein Weg zu sich selber hin, der Versuch eines Weges, die Andeutung eines Pfades.
(da/von Demian, H. Hesse)
Chi cammina in montagna sceglie la salita, anche sentieri difficili ed erti, ma cambia continuamente l'orizzonte davanti a sè. Talvolta cammina nelle tenebre, ma sa che cos'è la luce e la cerca. Non può lasciare il cuore a casa perchè lo deve portare lassù, fra le vette.
mercoledì 22 ottobre 2008
CINQUE METRI SOPRA IL LIVELLO DEL MARE
A questo punto anche il più gentile e interessato lettore ai resoconti campagnoli può domandarsi che centri tutto questo con un Blog sulle montagne, sui silenzi alpini e sull'Alpe di Siusi in particolare. In effetti nulla, tranne per qualche analogia che andrò a spiegare nelle prossime righe. Un primo elemento in comune tra le montagne e gli alberi è dato dal fatto che in entrambe le situazioni ci si può arrampicare. Nel caso specifico, si utilizzano sia il free climbing che le vie attrezzate, ossia le scale. Quest'ultime è bene sempre assicurarle in cima con un cordino di sicurezza. La scivolosità dei rami degli ulivi da' luogo ad improvvisi ribaltamenti, anche a partire da posizionamenti, apparentemente, fra i più stabili (gli esperti del settore mi dicono che le piante peggiori sono quelle dei cachi, che però non ho mai provato). Comunque, cadere anche da pochi metri può risultare assai sgradevole. Occorre avere le gambe ben salde e ferme per battere, talvolta con una certa energia, i rami e far cadere le olive. Nel giardino vi è anche un albero di gelsi, che è stato il mio primo 8000 ... millimetri.
Tutto intorno si odono gli spari dei cacciatori, che questo è il periodo concesso. Le leggi li vogliono almeno a 150 metri dalle abitazioni e dalle strade, ma a me sembrano sempre molto più vicini. Ogni anno lavoro sulle cime delle piante, sperando di non fare la fine de La piccola vedetta lombarda.
Mia madre organizza i nostri bambini in una piccola squadra per raccogliere le mele nel frutteto, con l'idea sopratutto di evitare che i loro vivaci piedini sui teli producano l'olio prima del dovuto. A sera però, tre grandi ceste di mele dimostrano che la loro opera non è stata meno fruttuosa (è proprio il caso di dirlo !) della nostra.
Al terzo giorno, di buon mattino, dalle macine del frantoio appare l'oro verde. Di un colore scuro e intenso, ancora ricco in sospensione di quelle spoglie che fra un paio di settimane giaceranno immote sul fondo, per sempre.
Dati
Dislivello complessivo in salita: 5 metri
Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzature ) e free climbing.
Tempo impiegato: 9,5 ore 1g / 10 ore 2g
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lunedì 13 ottobre 2008
IN SOLITARIA SENZA SOLITUDINE
Il desiderio irrefrenabile di salire sui monti mi impediva qualunque pensiero di fannulloneria casalinga. Così ho preparato lo zaino e sono partito di buon mattino, naufrago solitario, disperso in un mare di montagne. Data l'ora non si vedeva anima viva a perdita d'occhio. Ho fatto pochi passi e mi sono fermato, schiacciato dal peso del dilemma perfetto: tornare indietro era inconcepibile, andare avanti anche. Se in un qualche recesso impervio mi rompessi una gamba, non mi è mai successo quindi potrebbe essere la volta buona, cosa accadrebbe in una zona non coperta dalle reti cellulari ? Mentre mi dibattevo tormentato da opposti pensieri, le mie gambe hanno cominciato lentamente a muoversi portandomi in un luogo in cui non ero mai stato; una piccola valle proprio dietro i Denti di Terrarossa. Un posto veramente magnifico: nei morbidi prati trapuntati da fiori di tutti i colori volteggiavano variopinte farfalle e bruni insetti dalle ali vetrose. Deliziose collinette ora erbose, ora boscose delimitavano quel paesaggio dove tutto era silenzio, tutto era incanto. Quell'Eden era tutto per me, mi salutava e mi accoglieva, ed io per lui. La montagna è una allegoria, una porta che l'anima può aprire, quando sia pronta a farlo, per entrare in un mondo intimo, dove si diventa un tutt'uno con la Natura, dove non occorre parlare perchè parole e cose già coincidono. Ho ripreso quidi la retta via dirigendomi verso la Forcella dei Denti di Terrarossa. Lungo il sentiero, in mezzo ai prati, ho scorto un branco di cavalli intento a pascolare. Passando, ho accarezzato lievemente la lunga criniera bionda di uno di loro. Questi, come ubbidendo ad un invisibile comando, ha iniziato a seguirmi. Era un segno: ora avevo compagnia. Un equo compenso per la mia "saggia" decisione (nulla è più equo di un cavallo !). L'animale si è fermato là dove cominciavano i ripidi pendii della Forcella: ora dovevo proseguire da solo con la moltitudine dei miei pensieri. Ho continuato a salire, arrampicandomi fino al plateau dello Sciliar dove ho fatto la prima sosta. Ho tirato fuori pane e formaggio e ho iniziato a mangiare, contemplando lo straordinario spettacolo che avevo davanti agli occhi. Da un lato si vedeva il tranquillo mare verde smeraldo dei pascoli dell'Alpe, dall'altro si estendeva aspra e selvaggia la Val Ciamin, fino a pochi anni fa scarsamente frequentata. Lassù regnava una estatica quiete silente, Stille, la si avvertiva aleggiare, leggera nell'aria. Ma vi era anche un altro silenzio: quello profondo del tacere, Schweigen, quando nessuna parola risuona adeguata a descrivere la realtà delle situazioni, il fluire degli eventi.
Nel frattempo rapide e nere nubi si stavano addensando nel cielo. Queste ultime non promettevano nulla di buono, anzi sembravano garantire l'imminenza di un formidabile acquazzone. Così sono ritornato sui miei passi puntando diritto verso il rifugio Alpe di Tires. Nemmeno mezz'ora dopo il mio arrivo sotto il tetto della Tierser Alpl Hütte la Natura dava un saggio della sua forza scatenando una autentica tempesta, accompagnata da una pioggia torrenziale. Di lì a poco, il potente rovescio calava vistosamente la sua intensità. Approfittando di un momento di tregua ho abbandonato il rifugio e mi sono diretto verso valle. Dello stesso avviso era anche una coppia di famigliole con allegri bambini; insieme abbiamo quindi iniziato la discesa. Arrivati ai piedi della Forcella, senza incidenti, i segni del fortunale erano però evidenti sui nostri pantaloni, infangati fin quasi sotto il ginocchio. Allora ho suggerito ai miei nuovi compagni di avventura di usare la lavatrice dell'Alpe, programma lungamente sperimentato e subito accolto con grande gioia dai loro bambini. Si tratta infatti di correre a perdifiato giù per i prati; la lunga erba tenera e bagnata pensa a pulire ogni cosa. Provare per credere !

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sabato 4 ottobre 2008
PRIMA NEVE ALL'ALPE
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martedì 30 settembre 2008
GEBIRGE: SCHWÄRZE, SCHWEIGEN UND SCHNEE
Sopra i dolci declivi dei pascoli dell'Alpe, esistono luoghi aspri e selvaggi. Là regnano nerità, silenzio e neve.
Seiser Alm: Schwärze, Schweigen und Schnee.



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martedì 23 settembre 2008
CAMMINANDO IN MONTAGNA IN AUTUNNO
Due occhi verde smeraldo scrutano il cielo del Parco Nazionale del Triglav (Slovenia)
Settembre è un mese perfetto per chi ama salire sulle montagne ed immergersi nelle profondità dei silenzi alpini. Lasciandosi alle spalle il chiasso agostano, le valli tornano infatti nel loro stato perpetuo di quiete e di tranquillità. Le giornate sono spesso assolate, la temperatura è fresca.
Chi vive nel frastuono delle nostro tempo cerca freneticamente e disperatamente degli angoli di silenzio dove appigliare la propria anima, come un naufrago in una tempesta. In montagna il silenzio è una condizione naturale. La voce non è più uno strumento esistenziale di comunicazione così necessario; la si può utilizzare molto meno perchè qui parole e cose già coincidono.
Questa volta camminiamo per raggiungere la Valle dei Sette Laghi, nel cuore del Parco Nazionale del Triglav in Slovenia. Non ci sono funivie seggiovie, cabinovie: gli unici mezzi meccanici disponibili sono quelli di una volta, le gambe. La salita inizia a circa 600 metri s.l.m. Partiamo di buon'ora avvolti in una dolce e fitta nebbia. Bastano poche centinaia di metri, come a bordo di un immaginario aereo, per vedere l’azzurro del cielo che annuncia l’arrivo di una bellissima giornata, mentre in basso le nubi si addensano sul lago di Bohinj.
L’aria frizzante del mattino, il desiderio di vedere questi laghi alpini tanto decantati ci spinge a tenere un buon passo: copriamo il dislivello in altezza, circa 1500 metri, in 3 ore e mezzo. Ed eccoli apparire uno dopo l’altro in una sequenza di immagini straordinarie, che mozzano il fiato, che lasciano senza parole. Il primo è il Lago Nero, così chiamato per la presenza di minerali ferrosi sul fondo. Più in alto due occhi color smeraldo scrutano il cielo, poi ancora una serie di specchi d'acqua di un intenso blu cobalto. Raggiungiamo e oltrepassiamo la vetta del Ticarica, ora camminando in cresta, ora scollinando quà e là. Il Triglav (letteralmente Tre Teste) mostra qualcuno dei suoi volti, per poi nascondersi, come un gigante indispettito, dentro una fitta nebbia. Il panorama è davvero spettacolare: da una parte uno strapiombo di oltre 1000 metri verso il lago di Bohinj dall'altra i boschi ammantati dall'umile splendore dell'autunno.
Il resto è silenzio.
Dati
Dislivello complessivo in salita: 1800 metri
Difficoltà: sentieri EE (Escursionista Esperto) con qualche semplice passaggio in corda fissa.
Tempo impiegato: 10 ore
Grazie ai nostri amici in Slovenia per il loro caldo benvenuto , ad Alpinsport per il supporto locale ed avere guidato i nostri passi in questi luoghi incantevoli.
La via verso i Sette Laghi
Sullo sfondo il Triglav avvolto fra le nebbie
Funghi: giganti (sopra), amanita muscaria (sotto)
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giovedì 11 settembre 2008
E ORA TUTTO E' NEBBIA SOTTO DI ME / UND JETZT LIEGT NEBEL ALLES UNTER MIR
Colori e forme, ed ora tutto è nebbia
Sotto di me.
Vola il mio spirito in silenziosi spazi eterei;
Jetzt unterscheid ich Farben noch und Formen,
und jetzt liegt Nebel alles unter mir.
Durch stille Ätherräume schwingt mein Geist;
(H. von Kleist, Prinz Friedrich von Homburg)
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giovedì 21 agosto 2008
DRAGHI DI ROCCIA / DRACHENSTEIN
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lunedì 18 agosto 2008
FARFALLE D'ALPE / IM REICH DER SCHMETTERLINGE
In questi giorni non si può fare a meno di ammirare i magnifici colori delle farfalle che volteggiano tra i prati dell'Alpe. La loro vita è un battito d'ali della nostra esistenza, che è un piccolo ciottolo perso nell'infinita montagna di tempo in cui evolve la Natura. Non importa quanto si vive ma come. Chiunque possieda l'eleganza, la leggerezza e la fragiltà di queste silenti principesse alpestri non sarà vissuto invano.
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martedì 12 agosto 2008
TRA L'ETERNA ALTEZZA E IL BARATRO ETERNO / ZWISCHEN DER EWIGEN HÖH UND DER EWIGEN TIEFE
Infinito sotto di me vedo l'etere, e sopra infinito,
guardo in su con vertigine, in giù con timore.
Ma tra l'eterna altezza e il baratro eterno
un sentiero protetto accompagna sicuro il viandante.
Unter mir seh ich endlos den Äther, über mir endlos,
Blicke mit Schwindeln hinauf, blicke mit Schaudern hinab,
Aber zwischen der ewigen Höh und der ewigen Tiefe
Trägt ein geländerter Steig sicher den Wandrer dahin.
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lunedì 4 agosto 2008
STELLE ALPINE / EDELWEISS
Esistono luoghi particolari dell'Alpe che celano i tesori più preziosi. Ve ne è uno sotto i Denti di Terrarossa, Rosszähne, dove si possono ammirare questi semplici e nobili fiori, color della luna. Sono davvero tanti e brillano luminosi come stelle nel firmamento dei prati alpini.
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martedì 29 luglio 2008
ERUZIONE SUL SASSOLUNGO
Dapprima un fragoroso tuono echeggiò dalle profondità del baratro; poi subito grandi e piccoli lapilli vennero proiettati in aria a migliaia, circonfusi da nubi di cenere, ricadendo quindi in gran parte nella voragine, mentre gli altri frammenti scagliati lateralmente piombavano sulla parete esterna del picco con uno strano rumore... (J.W. Goethe, Italienische Reise,descrizione dell'eruzione del Vesuvio)
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domenica 27 luglio 2008
SILENZI D'ALPE / STILLE DER ALPEN
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lunedì 21 luglio 2008
IL RITORNO / DIE RÜCKKEHR
Galleggiano come barche le placide malghe dell'Alpe, perdute sopra un mare smeraldo in dolce burrasca
Torna il viandante da paesi lontani,
profondi sono i moti del suo animo
Heimkehret fernher, aus den fremden Landen,
In seiner Seele tief bewegt der Wandrer;
(A. von Chamisso)
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giovedì 10 luglio 2008
ANIMALI PREISTORICI
Lo Sciliar, Schlern: sembra un animale preistorico addormentato sul dorso
In principio era il mito. ... Monti rocciosi sorsero ruggendo e crepitando finché, nell′ascesa senza meta, si spezzarono in cima; monti gemelli lottarono disperatamente per lo spazio, finché uno vinse, salì e respinse il fratello mandandolo in frantumi. Fin da quei tempi erano rimaste nelle gole le vette scapitozzate, le rocce respinte e spaccate, e ad ogni sgelo la valanga d′acqua portava a valle blocchi grandi come case, li frantumava come vetro e li affondava d′un colpo nei morbidi prati. (L'incipit di Peter Camenzind, H. Hesse)
Le placide montagne sono in realtà teatro di una feroce e lentissima battaglia. In molte occasioni nel loro silenzio e traquillità si possono trovare angoscia e disperazione (per la calma del mare, Meerestille). Guardando in questi giorni l'Alpe, da particolari angolazioni, mi sembra di intravedere le sagome di giganteschi animali preistorici sempre pronti a continuare la loro terribile lotta. Certo la mia è una impressione personale che può non essere condivisa.
Chi si inoltra nella natura sa che coesistono insieme diverse scale del tempo. La prima, corta, è quella dei prati. Ogni anno si incontrano nuove generazioni di erbe e delle minuscole creature che le abitano. La seconda è quella degli animali. Ecco poi la lunga vita del bosco, superiore alle nostre esistenze. Infine vi è quella lunghissima delle rocce. Dura da milioni di anni, come l'evoluzione del mondo stesso. Nelle prime tre il tempo è circolare, scandito dall'eterno alternarsi delle stagioni. Sull'ultima molti si pongono domande, nessuno sa rispondere con certezza. A noi microbi del tempo una grandissima circonferenza appare comunque come una retta infinita.
Chi cammina e partecipa alle metamorfosi dei silenzi alpini sente come non mai la vicinanza delle montagne, con i loro valloni deserti, con le gole tenebrose, con i crolli improvvisi di sassi, con le mille antichissime storie e tutte le altre cose che nessuno potrà dire mai (da Bàrnabo delle Montagne, D. Buzzati).
Il Sassopiatto, Plattkofel: appare come un sauro antidiluviano in posizione di attacco
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giovedì 26 giugno 2008
MEMORIE D'ALPE 3
Il Rifugio Gardeccia, Gardeccia Schutzhütte, nel 1950. Alle Spalle il Catinaccio
Ancora nuove immagini di vecchi ricordi. Rifugi e montagne che fanno da splendida corona all'Alpe, questa volta dalla parte dello Sciliar, Schlern. Per continuare a viaggiare nei luoghi della memoria attraverso rotte di antiche emozioni.
Dai ripidi contrafforti sotto la Cima del Catinaccio, Rosengartenspitze, 2981 m. si vede il Rifugio Aleardo Fronza alle Coronelle, Kölner Hütte, nel 1949
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martedì 17 giugno 2008
MEMORIE D'ALPE 2
Il Sassolungo, Langkofel 3178 m., e il Sassopiatto, Plattkofel 2964 m., come appaiono dalla Chiesa di San Giacomo, Val Gardena, nel 1950.
Ecco alcune vecchie immagini del Gruppo del Sassolungo, ripreso da varie angolazioni. Queste straordinarie scogliere montuose delimitano il mare dei prati dell'Alpe ed emergono da quello dei ricordi della Zia Marialuisa.
Sul retro di una di esse, quella del Rifugio Valentini, leggo una breve quanto intensa cronaca di viaggio.
"Attraverso questo incantevole Passo Sella siamo andati in Val Gardena fino ad Ortisei. Dapertutto nei paesi della Val Gardena vi sono bellissime esposizioni di sculture di legno" 30 Agosto 1930
Il Sassolungo visto dalla parte del Passo Sella
Il Rifugio Carlo Valentini nel 1930. Alle spalle da sinistra Punta Grohmann, Grohmannspitze 3126 m., Punta delle Cinque Dita, Fünffingerspitze 2998 m., il Sassolungo, Langkofel.

Il Rifugio Passo Sella nel 1950
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venerdì 13 giugno 2008
PREMIO

Ringrazio Princy60 per questa segnalazione. Personalmente ritengo che il valore di questi premi non è solo nelle motivazioni di chi li da' ma anche nelle ragioni di chi lo accetta.
Accetto e sono molto onorato di ricevere questo premio, che qualcuno potrebbe definire "finto", perchè genuino e autenticamente vero, ossia dato con il cuore. A differenza della maggior parte dei premi "veri" che sono quasi tutti finti.
Di seguito le regole da riportare:
1) scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per creativita', design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunita' dei bloggers, indipendentemente dalla lingua;
2) esibire il premio, riportando il nome del donatore e il collegamento al suo blog, cosi' che tutti lo possano visitare;
3) riportare i nomi dei premiati e i relativi collegamenti ai blog;
4) Mostrare il collegamento originale ad Arte y Pico, ideatore di questo premio;
5) pubblicare queste regole
I Blog:
























































































