lunedì 22 giugno 2009

ESTATE

Come è verde


ESTATE: COME E' VERDE LA MIA ALPE


... finchè l'intera estate diviene
una stanza, una stanza in un sogno.

... bis der ganze Sommer ein Zimmer
wird, ein Zimmer in ein Traum.


(da/von R.M. Rilke )

giovedì 11 giugno 2009

IL BOSCO E' LIBERO ... SCOMPARSA E' LA NEVE ! / DER WALD IST FREI ... DER SCHNEE IST FORT !

Velino Sirente


Le montagne del Parco Velino Sirente come apparivano sabato scorso



Nel bosco non più ghiaccio

né ghirlande di brina.

Scomparsa è la neve!

In mezzo al verde

risuonano canti di letizia.

Pura è la neve

sopra la vetta;

ma verso l'alto corriamo presto ...



Der Wald ist frei

Von Eis und Reifgehänge.

Der Schnee ist fort;

Am grünen Ort

Erschallen Lustgesänge.

Ein reiner Schnee

Liegt auf der Höh;

Doch eilen wir nach oben ...


(Da la prima notte di Valpurga, Die erste Walpurgisnacht, von J.W. Goethe)


Velino Sirente 2

Velino Sirente 3

mercoledì 27 maggio 2009

ALPE ATOMICA / ATOMAR ALM

atomic


Alpe atomica ... o avvisaglie di una stagione propizia per i funghi ?

giovedì 21 maggio 2009

TRAMONTO / ABENDROT

Schlern al tramonto


... dai monti, che ora si levavano nel tramonto come un'onda turchina di cristallo sul cui caldo fluire giocavano i raggi rossi della sera;


Sie entfernten sich allmählich vom Gebirg, das nun
wie eine tiefblaue Kristallwelle sich in das Abendrot hob, und auf deren warmer Flut die roten Strahlen des Abends spielten;


(da/von Lenz, G. Büchner)

giovedì 30 aprile 2009

STAGIONI / JAHRENZEIT

Alpe inverno bis

L'Alpe che dorme tra le gelide e candide braccia dell'inverno


Chi si avventura sull'Alpe in questi giorni cammina lungo le stagioni. Nel versante che guarda la Val Gardena, Grödental, la neve si scioglie e ogni giorno la primavera avanza a larghi passi. Tra il Sassolungo, Langkofel e lo Sciliar, Schlern, invece, tutto dorme ancora tra le gelide e candide braccia dell'inverno.


Le Sacre du Printemps,

Die Frühlingsweihe,

I riti della Primavera


martedì 14 aprile 2009

ARIA DI PRIMAVERA / FRUHLING IM RAHMEN

Erica

Una cascata di erica nel Parco Naturale dello Sciliar


"la prima pioggia d’aprile che senti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini”. (Mario Rigoni Stren)

Così scrive Il grande scrittore asiaghese ed errare per le montagne in questa stagione effettivamente produce emozioni forti e particolari. Nei boschi sotto il mio "altopiano delle meraviglie", lo Sciliar, Schlern, le neve si è sciolta da poco più di due settimane lasciando evidenti e pesanti i segni del suo passaggio.

Parco Sciliar

Piccole frane e smottamenti, alberi abbattuti, tronchi divelti sono un po' ovunque e sbarrano i sentieri. Queste terre rimarranno così desolate e selvagge fino a quando la mano ordinatrice dell'uomo non interverrà a restituire quella fisionomia che ci è familiare durante il periodo estivo. Al contempo, la forza vivificante della natura partecipa alla sua metamorfosi con un un tripudio di colori e fragranze che mozzano il fiato.
Camminando nei boschi, negli spazi aperti illuminati dal sole lungo le balze della montagna, vedo cascate di eriche giungere fino al limitare del sentiero, estendendosi poi a perdita d'occhio verso l'alto. Più avanti, sparsi quà là, i fior di stecco, profumatissimi quanto velenosi, specialmente per le loro bacche rosse che, in alcuni casi, possono risultare addirittura mortali. Mentre risalgo la montagna lungo un sentiero, tutto ad un tratto, mi compare davanti un capriolo maschio di ragguardevoli dimensioni. I nostri sguardi si incrociano e ci osserviamo. Poi d'improvviso fugge emettendo il suo rauco abbaiare (mi perdonino i puristi e gli esperti di montagna, ma il verso del capriolo mi è sempre sembrato una specie di sordo abbaiare). Ed ecco le epatiche, anemoni che un tempo venivano impiegati a scopi terapeutici, brillare come piccole stelle nel firmamento del sottobosco. Nel cielo, un falco ad ali spiegate disegna lenti anelli circolari; forse sta guatando qualche preda. Sopra la mia testa lo Sciliar giace addormentato nelle braccia gelide e candide dell'inverno.



Fior di stecco

Ecco un tipico fiore alpino: il fior di stecco, o Dafne Mezereo, molto profumato le cui bacche rosse sono però assai velenose



epatiche2

Epatiche: anemoni dalle proprietà terapeutiche


Mostro sullo Sciliar

Un "mostruoso" serpente ingentilito da una piantina di erica


venerdì 3 aprile 2009

NUVOLE E SCILIAR / WOLKEN UND SCHLERN

nuvole e Sciliar

Le nuvole giocano sopra il grande gigante addormentato ...

martedì 24 marzo 2009

MONTAGNE E RADICI / BERGE UND WURZELN

Gruppo del Sassolungo

Il gruppo del Sassolungo, Langkofel, visto dal Monte Piz


(Scena: due viandanti si inerpicano sui fianchi di una maestosa ed imponente montagna)

- Perchè Maestro, - esclamò ad un tratto il giovane - dobbiamo salire sulle vette più alte ? -
Il vecchio, poeta e maestro di silenzi, rispose: - Perchè le montagne più alte hanno le radici più profonde -

mercoledì 25 febbraio 2009

IL SACRO E I SILENZI D'ALPE / DIE HEILIGE STILLE DER ALPEN

Zallinger

Un tramonto sull'Alpe visto dalla chiesetta dello Zallinger (2.034 m) Sullo sfondo appare lo Sciliar, Schlern.

venerdì 6 febbraio 2009

TRACCE / SPUREN

camoscio Hase

Tracce sulla neve. In alto: capriolo. In basso: lepre.

Caprioli e Camosci si muovono su grandi estensioni di territorio. Questi animali spesso si trovano già a parecchi chilometri dal luogo di rinvenimento delle loro impronte. Al contrario delle lepri che vivono all'interno di una area di riferimento molto più piccola. Quando si scatta questo tipo di fotografie è possibile che l'autore delle tipiche orme a y sia ancora presente. Nascosto in qualche anfratto, sotto la neve, o in un cespuglio in immobile, silente e ... ansiosa osservazione.



Spuren im Schnee



Bist du ein guter Spurenleser ?



Spuren

Tracce umane. In verticale: ciaspole. In orizzontale: sci.

mercoledì 28 gennaio 2009

O SELIGE NATUR !

Plattkofel


Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto ...

Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne ...


Verloren ins weite Blau, blick ich oft hinauf an den Aether ...

Eines zu sein mit Allem, was lebt, in seliger Selbstvergessenheit wiederzukehren ins All der Natur, das ist der Gipfel der Gedanken und Freuden, das ist die heilige Bergeshöhe, der Ort der ewigen Ruhe ...


(da/von Hyperion, F. Hölderlin)

mercoledì 14 gennaio 2009

I VOLTI DELLA MONTAGNA / DIE GESICHTER DER BERGE

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Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: gennaio 2009

Ahimé, dove trovare, quando
È inverno, i fiori, e dove
Il raggio del sole,
E l’ombra della terra?
I muri stanno
Muti e freddi, nel vento
Stridono le bandiere.

Weh mir, wo nehm’ich, wenn
Es winter ist
die Blumen, und wo
Den Sonnenschein,
Und Schatten der Erde?
Die Mauern stehn
Sprachlos und kalt. Im Winde
Klirren die Fahnen.


(da/von Metà della vita / Hälfte des Lebens, F. Hölderlin )


Con questa poesia Hölderlin mostra i diversi aspetti della natura, contrapponendo la forza vitale dell'estate al silenzioso, Sprachlos, senza parole, gelo dell'inverno. Questa è una allegoria dell'esperienza dell'identità umana, dell' uno differente in se stesso, come dirà nell'Iperione, citando un frammento di Eraclito.
Spesso ci si accorge di quanto si cambia lungo le stagioni della vita; talvolta così profondamente da non riconoscere o collegare la propria identità passata con quella presente. Hölderlin si pone però il problema di tentare di raggiungere una serenità interiore che consenta di sopportare il dolore che accompagna la nostra esistenza, nei suoi momenti più ciechi e disperati, nel fallimento dei progetti a cui avevamo affidato il fondamento di noi stessi. Per arrivare ad ottenere questo equilibrio occorre accettare un percorso in cui l'io cambia continuamente, differenziandosi e perdendo pezzi di sè. E' un processo che mette in crisi il nostro essere inteso come una entità statica, dove l'adattabilità, il cui etimo significa aggiustare, accomodare ma anche connettere, e l'intelligenza, legare insieme, diventano sinonimi.
Un'altra allegoria di queste metamorfosi è quella di chi cammina errando per boschi e montagne: ci si svia continuamente per ritrovare il sentiero, per cercare di raggiungersi.



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Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: luglio 2008

domenica 4 gennaio 2009

LA NATURA E I SILENZI D'ALPE IN INVERNO / DIE NATUR UND DIE STILLE DER ALPEN IM WINTER

Seiser Alm im Winter bis
Sotto la Forcella dei Denti di Terrarossa due giorni fa



mercoledì 19 novembre 2008

LE RADICI AGGROVIGLIATE DEI FAGGI

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Il vento, a folate, accorse dai crinali e dalle gole nere dei monti, ove un fragore è nel fondo. Sciogliendo la sua corsa verso l’aperto, vi respiravano a quando a quando, con un lento respiro, gli abeti: o i faggi dalle radici aggrovigliate. Così dei lontani si sa tutto, ed anche i dolori. ....
L’atto di conoscenza ha da radicarsi nel vero, cioè in quel quid ch’è stato vivuto, e non sognato, da le genti: sì come di faggio, d’antico faggio, in ne’ cui rami superni fragorosamente, ma vanamente, lo stolto vento prorompe.

(da Carlo Emilio Gadda)


Gli alberi sono il simbolo emblematico della capacità di resistere, di adattarsi e di superare le intemperie dell'ambiente esterno. Esprimono la sintesi dell'atto di conoscenza e quello del ricercare nella memoria perchè sanno scavare con tenacia, in silenzio, lentamente, radici solide e profonde nel ventre della terra. Per questo sono longevi e sviluppano tronchi, rami e da questi altri rami e fronde e dalle fronde le innumeri e mormoranti foglie. E ognuna ha un pensiero suo ed è nel pensiero comune. Qualche albero cade, il bosco tiene. La nostra società, smemorata e superficiale, senza le adeguate difese corre il rischio di una morte precoce.
La cieca furia del vento si abbatte sulle vite degli uomini, strappando loro la salute e gli affetti più cari, con violenza estrema e anzitempo. Occorre scavare radici solide e profonde dentro noi stessi per trasformare il disordine e il dolore di questo mondo nella bellezza di una foresta di montagna.


WebRoll

  • The Edinburgh Journal of Gadda Studies

  • faggi2bis Faggi3bis faggi6tris faggi4

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    sabato 15 novembre 2008

    L'ALPE SUBLIME

    alpe sublime



    Solitudine pura,

    senz'orme!


    (da Alcyone, "l'Alpe sublime", G. D'Annunzio)

    venerdì 7 novembre 2008

    NEVI

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    In montagna con l'alternarsi delle stagioni si incontrano diversi tipi di neve. Mario Rigoni Stern fa un celebre elenco di nomi perduti, un tempo dati dalle sue parti.

    Brüskalan; la prima neve dell’inverno, quella vera. Nevicava, nevicava, anche a ottobre e a novembre, ma la neve autunnale è una neve fiacca, flaccida, che si attacca agli scarponi. Ma quando brüskalanava era diverso. Il terreno dopo l’estate di San Martino era ben gelato e risuonava sotto le nostre scarpe chiodate con brocche e giazzini. Lo si sentiva nell’aria l’odore della prima neve: un odore pulito, leggero; più buono e grato di quello della nebbia.

    Sneea; neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo. Si andava trepidanti in soffitta a prendere gli sci e le lame, i nostri slittini monoposto. Si sciava e si slittava sulla strada che scendeva verso la piazza, sfidando la guardia comunale e le sgridate delle madri e delle nonne, che andavano a messa scivolando sulla neve indurita destinata a diventare ghiaccio vivo, che nemmeno lo spazzaneve tirato da dodici cavalli sarebbe riuscito a intaccare.

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    Haapar; la sneea diventava haapar quando l’inverno stava per finire. Al sole si scioglieva in mille e mille gocce, e sotto appariva il bruno del suolo. Era in questo periodo che si sentivano le prime allodole: una mattina ti correva un brivido per la pelle ed nel cielo si levava alto loro canto.

    Haarnust; questa è la neve vecchia che verso primavera, nelle ore calde, il sole ammorbidisce in superficie e che poi il freddo della notte indurisce. Neve ottima per escursioni fuori pista, da farsi nelle primissime luci dell’alba e fino alle undici del mattino, in ogni terreno e con gli sci da fondo o da alpinismo, con buona sciolina klister o pelli di foca. Ma anche a piedi quando per l’età non si deve spericolare. Allora si va con comodi scarponi leggeri sopra l’haarnust che sopporta il peso del passo senza cedere: cammini “in alto”, come sospeso, sopra pietre e buche, a livello degli apici degli alberi giovani che spuntano dalla neve verso la primavera che incomincia con l’odore della resina, e vai senza fatica, a mezz’aria.

    neve1


    Swalbalasneea; la neve della rondine, la neve di marzo che è sempre puntuale nei secoli. Cade dopo che sono arrivate le rondini: a volte soffice, a volte bagnata, a volte come tormenta, o anche calma in dilatate falde. In una notte può caderne fino a un metro e allora le rondini arrivate quassù ad annunciare la primavera se ne ritornano in pianura per qualche giorno finchè l’aria umida o la pioggia o il terreno in amore non avranno sciolto la swalbalasneea.

    Kuksneea; è la neve d’aprile; non sempre è presente, ma non è nemmeno rara. Sui prati che incominciano a rinverdire e dove sono fioriti i crochi non si ferma molto, perché prima ancora del sole la terra in amore la fa sciogliere. Come la swalbalasneea è la neve della rondine, la kuksneea è la neve del cuculo perché è lui, il gioioso uccello risvegliatore del bosco, che qualche volta la chiama per divertirsi quando si sfalda dai rami delle conifere: per lui che viene dall’Africa, questa cosa bianca e soffice e fredda è rara e curiosa.

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    Bàchtalasneea; la neve della quaglia. Una nube che scende da nord, una ventata, un rapido abbassamento della temperatura ed ecco a maggio la bàchtalasneea. Dura solo poche ore, ma sufficienti per far paura agli uccelli nel nido, dare morte alle api sorprese fuori dall’arnia e preoccupazione alle femmine di capriolo in attesa del parto.

    Kuasneea; la neve delle vacche, perché cade in estate quando queste si trovano sui pascoli delle malghe. Probabilmente quando viene giù le vacche affamate scendono urlando nei boschi e diventa difficile tenerle in mandria. Come un problema diventa fare il formaggio. Di questa neve rimane memoria e data nei nati di quei giorni: Nives, Nevino, Bianca, Nevio ...


    (Da "Sentieri sotto la neve", M. Rigoni Stern)

    domenica 2 novembre 2008

    L'ALPE DEI BAMBINI

    Disegno Bambini


    L'Alpe di Siusi vista da B., 6 anni, che spiega il suo disegno con una poesia


    Mmm, Mmm fa la mucca Camilla,
    mangia l’erba, Mmm, Mmm,
    e si arrampica sul tetto della montagna.
    Bruca, bruca l’erba e … forse trova un bruchetto

    giovedì 30 ottobre 2008

    WANDERWEG

    wanderweg


    La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero.

    Das Leben jedes Menschen ist ein Weg zu sich selber hin, der Versuch eines Weges, die Andeutung eines Pfades.


    (da/von Demian, H. Hesse)


    Chi cammina in montagna sceglie la salita, anche sentieri difficili ed erti, ma cambia continuamente l'orizzonte davanti a sè. Talvolta cammina nelle tenebre, ma sa che cos'è la luce e la cerca. Non può lasciare il cuore a casa perchè lo deve portare lassù, fra le vette.

    mercoledì 22 ottobre 2008

    CINQUE METRI SOPRA IL LIVELLO DEL MARE

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    Ogni anno, per antica tradizione familiare, tra la fine di ottobre e i primi di novembre ci incontriamo fra le colline toscane in Maremma per raccogliere le olive. Infatti, qui possediamo una casa di campagna con annesso un piccolo uliveto. Naturalmente è anche una occasione per vedersi fra sorelle, fratelli, zii, nonni, cugini, nipoti e passare del tempo insieme lavorando nella dolce quiete della campagna. Poichè l'olio prodotto non ha nessun fine di lucro, la quantità è appena sufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni, i metodi di raccolta possibili sono solo quelli manuali. Ad essere precisi, i sistemi sono essenzialmente due: la brucatura, che significa, come io dico, mungere con le mani ramo per ramo, e la battitura, che vuol dire appunto battere, mediante canne di bambù, gentilmente ma fermamente, le parti alte delle piante per far cadere le olive in appositi teli predisposti all'uopo. Una variante della prima tecnica, diciamo così la nostra parte "high-tech", consiste nel rimpiazzare le nude (guantate) mani con bucolici rastrellini.
    A questo punto anche il più gentile e interessato lettore ai resoconti campagnoli può domandarsi che centri tutto questo con un Blog sulle montagne, sui silenzi alpini e sull'Alpe di Siusi in particolare. In effetti nulla, tranne per qualche analogia che andrò a spiegare nelle prossime righe. Un primo elemento in comune tra le montagne e gli alberi è dato dal fatto che in entrambe le situazioni ci si può arrampicare. Nel caso specifico, si utilizzano sia il free climbing che le vie attrezzate, ossia le scale. Quest'ultime è bene sempre assicurarle in cima con un cordino di sicurezza. La scivolosità dei rami degli ulivi da' luogo ad improvvisi ribaltamenti, anche a partire da posizionamenti, apparentemente, fra i più stabili (gli esperti del settore mi dicono che le piante peggiori sono quelle dei cachi, che però non ho mai provato). Comunque, cadere anche da pochi metri può risultare assai sgradevole. Occorre avere le gambe ben salde e ferme per battere, talvolta con una certa energia, i rami e far cadere le olive. Nel giardino vi è anche un albero di gelsi, che è stato il mio primo 8000 ... millimetri.

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    Arrivo sul punto più alto di un ulivo con la testa che emerge da un mare di foglie che ondeggia lievemente. Sopra di me, l'azzurro del cielo è interrotto dallo sfrecciare di uno stormo di tordi. A cinque metri sul il livello del mare si possono provare emozioni non meno intense di quelle in alta quota. Ci si muove di continuo, con microspostamenti lungo le innumerevoli vie degli alberi, attraverso le loro infinite storie.
    Tutto intorno si odono gli spari dei cacciatori, che questo è il periodo concesso. Le leggi li vogliono almeno a 150 metri dalle abitazioni e dalle strade, ma a me sembrano sempre molto più vicini. Ogni anno lavoro sulle cime delle piante, sperando di non fare la fine de La piccola vedetta lombarda.
    Mia madre organizza i nostri bambini in una piccola squadra per raccogliere le mele nel frutteto, con l'idea sopratutto di evitare che i loro vivaci piedini sui teli producano l'olio prima del dovuto. A sera però, tre grandi ceste di mele dimostrano che la loro opera non è stata meno fruttuosa (è proprio il caso di dirlo !) della nostra.
    Al terzo giorno, di buon mattino, dalle macine del frantoio appare l'oro verde. Di un colore scuro e intenso, ancora ricco in sospensione di quelle spoglie che fra un paio di settimane giaceranno immote sul fondo, per sempre.

    Dati
    Dislivello complessivo in salita: 5 metri
    Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzature ) e free climbing.
    Tempo impiegato: 9,5 ore 1g / 10 ore 2g


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    lunedì 13 ottobre 2008

    IN SOLITARIA SENZA SOLITUDINE

    in solitaria


    Quest'estate, per quell'accavallarsi di destini paralleli ed incrociati che è l'evolversi della vita, mi sono ritrovato da solo per alcuni giorni all'Alpe. Camminare in montagna è una esperienza ed una emozione individuale che, ormai da moltissimi anni, vivo in compagnia. Passarsi una borraccia, scambiare uno sguardo, qualche parola, da significato alla tua esistenza di animale sociale. Ora, senza nessun altro che me stesso, che fare ?
    Il desiderio irrefrenabile di salire sui monti mi impediva qualunque pensiero di fannulloneria casalinga. Così ho preparato lo zaino e sono partito di buon mattino, naufrago solitario, disperso in un mare di montagne. Data l'ora non si vedeva anima viva a perdita d'occhio. Ho fatto pochi passi e mi sono fermato, schiacciato dal peso del dilemma perfetto: tornare indietro era inconcepibile, andare avanti anche. Se in un qualche recesso impervio mi rompessi una gamba, non mi è mai successo quindi potrebbe essere la volta buona, cosa accadrebbe in una zona non coperta dalle reti cellulari ? Mentre mi dibattevo tormentato da opposti pensieri, le mie gambe hanno cominciato lentamente a muoversi portandomi in un luogo in cui non ero mai stato; una piccola valle proprio dietro i Denti di Terrarossa. Un posto veramente magnifico: nei morbidi prati trapuntati da fiori di tutti i colori volteggiavano variopinte farfalle e bruni insetti dalle ali vetrose. Deliziose collinette ora erbose, ora boscose delimitavano quel paesaggio dove tutto era silenzio, tutto era incanto. Quell'Eden era tutto per me, mi salutava e mi accoglieva, ed io per lui. La montagna è una allegoria, una porta che l'anima può aprire, quando sia pronta a farlo, per entrare in un mondo intimo, dove si diventa un tutt'uno con la Natura, dove non occorre parlare perchè parole e cose già coincidono. Ho ripreso quidi la retta via dirigendomi verso la Forcella dei Denti di Terrarossa. Lungo il sentiero, in mezzo ai prati, ho scorto un branco di cavalli intento a pascolare. Passando, ho accarezzato lievemente la lunga criniera bionda di uno di loro. Questi, come ubbidendo ad un invisibile comando, ha iniziato a seguirmi. Era un segno: ora avevo compagnia. Un equo compenso per la mia "saggia" decisione (nulla è più equo di un cavallo !). L'animale si è fermato là dove cominciavano i ripidi pendii della Forcella: ora dovevo proseguire da solo con la moltitudine dei miei pensieri. Ho continuato a salire, arrampicandomi fino al plateau dello Sciliar dove ho fatto la prima sosta. Ho tirato fuori pane e formaggio e ho iniziato a mangiare, contemplando lo straordinario spettacolo che avevo davanti agli occhi. Da un lato si vedeva il tranquillo mare verde smeraldo dei pascoli dell'Alpe, dall'altro si estendeva aspra e selvaggia la Val Ciamin, fino a pochi anni fa scarsamente frequentata. Lassù regnava una estatica quiete silente, Stille, la si avvertiva aleggiare, leggera nell'aria. Ma vi era anche un altro silenzio: quello profondo del tacere, Schweigen, quando nessuna parola risuona adeguata a descrivere la realtà delle situazioni, il fluire degli eventi.
    Nel frattempo rapide e nere nubi si stavano addensando nel cielo. Queste ultime non promettevano nulla di buono, anzi sembravano garantire l'imminenza di un formidabile acquazzone. Così sono ritornato sui miei passi puntando diritto verso il rifugio Alpe di Tires. Nemmeno mezz'ora dopo il mio arrivo sotto il tetto della Tierser Alpl Hütte la Natura dava un saggio della sua forza scatenando una autentica tempesta, accompagnata da una pioggia torrenziale. Di lì a poco, il potente rovescio calava vistosamente la sua intensità. Approfittando di un momento di tregua ho abbandonato il rifugio e mi sono diretto verso valle. Dello stesso avviso era anche una coppia di famigliole con allegri bambini; insieme abbiamo quindi iniziato la discesa. Arrivati ai piedi della Forcella, senza incidenti, i segni del fortunale erano però evidenti sui nostri pantaloni, infangati fin quasi sotto il ginocchio. Allora ho suggerito ai miei nuovi compagni di avventura di usare la lavatrice dell'Alpe, programma lungamente sperimentato e subito accolto con grande gioia dai loro bambini. Si tratta infatti di correre a perdifiato giù per i prati; la lunga erba tenera e bagnata pensa a pulire ogni cosa. Provare per credere !


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    sabato 4 ottobre 2008

    PRIMA NEVE ALL'ALPE

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    Ecco come appare l'Alpe stamattina alle 10.30

    Webcam dell'Alpe di Siusi

    martedì 30 settembre 2008

    GEBIRGE: SCHWÄRZE, SCHWEIGEN UND SCHNEE

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    Sopra i dolci declivi dei pascoli dell'Alpe, esistono luoghi aspri e selvaggi. Là regnano nerità, silenzio e neve.

    Seiser Alm: Schwärze, Schweigen und Schnee.


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    Gebirge7n

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    martedì 23 settembre 2008

    CAMMINANDO IN MONTAGNA IN AUTUNNO

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    Due occhi verde smeraldo scrutano il cielo del Parco Nazionale del Triglav (Slovenia)

    Settembre è un mese perfetto per chi ama salire sulle montagne ed immergersi nelle profondità dei silenzi alpini. Lasciandosi alle spalle il chiasso agostano, le valli tornano infatti nel loro stato perpetuo di quiete e di tranquillità. Le giornate sono spesso assolate, la temperatura è fresca.
    Chi vive nel frastuono delle nostro tempo cerca freneticamente e disperatamente degli angoli di silenzio dove appigliare la propria anima, come un naufrago in una tempesta. In montagna il silenzio è una condizione naturale. La voce non è più uno strumento esistenziale di comunicazione così necessario; la si può utilizzare molto meno perchè qui parole e cose già coincidono.

    Questa volta camminiamo per raggiungere la Valle dei Sette Laghi, nel cuore del Parco Nazionale del Triglav in Slovenia. Non ci sono funivie seggiovie, cabinovie: gli unici mezzi meccanici disponibili sono quelli di una volta, le gambe. La salita inizia a circa 600 metri s.l.m. Partiamo di buon'ora avvolti in una dolce e fitta nebbia. Bastano poche centinaia di metri, come a bordo di un immaginario aereo, per vedere l’azzurro del cielo che annuncia l’arrivo di una bellissima giornata, mentre in basso le nubi si addensano sul lago di Bohinj.

    nebbia del mattino

    L’aria frizzante del mattino, il desiderio di vedere questi laghi alpini tanto decantati ci spinge a tenere un buon passo: copriamo il dislivello in altezza, circa 1500 metri, in 3 ore e mezzo. Ed eccoli apparire uno dopo l’altro in una sequenza di immagini straordinarie, che mozzano il fiato, che lasciano senza parole. Il primo è il Lago Nero, così chiamato per la presenza di minerali ferrosi sul fondo. Più in alto due occhi color smeraldo scrutano il cielo, poi ancora una serie di specchi d'acqua di un intenso blu cobalto. Raggiungiamo e oltrepassiamo la vetta del Ticarica, ora camminando in cresta, ora scollinando quà e là. Il Triglav (letteralmente Tre Teste) mostra qualcuno dei suoi volti, per poi nascondersi, come un gigante indispettito, dentro una fitta nebbia. Il panorama è davvero spettacolare: da una parte uno strapiombo di oltre 1000 metri verso il lago di Bohinj dall'altra i boschi ammantati dall'umile splendore dell'autunno.
    Il resto è silenzio.

    Dati
    Dislivello complessivo in salita: 1800 metri
    Difficoltà: sentieri EE (Escursionista Esperto) con qualche semplice passaggio in corda fissa.
    Tempo impiegato: 10 ore

    Grazie ai nostri amici in Slovenia per il loro caldo benvenuto , ad Alpinsport per il supporto locale ed avere guidato i nostri passi in questi luoghi incantevoli.


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    La via verso i Sette Laghi

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    Sullo sfondo il Triglav avvolto fra le nebbie

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    Funghi: giganti (sopra), amanita muscaria (sotto)

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    giovedì 11 settembre 2008

    E ORA TUTTO E' NEBBIA SOTTO DI ME / UND JETZT LIEGT NEBEL ALLES UNTER MIR

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    ora distinguo ancora

    Colori e forme, ed ora tutto è nebbia

    Sotto di me.

    Vola il mio spirito in silenziosi spazi eterei;


    Jetzt unterscheid ich Farben noch und Formen,

    und jetzt liegt Nebel alles unter mir.

    Durch stille Ätherräume schwingt mein Geist;


    (H. von Kleist, Prinz Friedrich von Homburg)


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    giovedì 21 agosto 2008

    DRAGHI DI ROCCIA / DRACHENSTEIN

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    La nebbia scende su rocce che paiono forme di drago

    Die Nebel ziehen um den Drachenstein

    Draghi di roccia 2 diDraghi di roccia 3

    lunedì 18 agosto 2008

    FARFALLE D'ALPE / IM REICH DER SCHMETTERLINGE

    farfalla


    In questi giorni non si può fare a meno di ammirare i magnifici colori delle farfalle che volteggiano tra i prati dell'Alpe. La loro vita è un battito d'ali della nostra esistenza, che è un piccolo ciottolo perso nell'infinita montagna di tempo in cui evolve la Natura. Non importa quanto si vive ma come. Chiunque possieda l'eleganza, la leggerezza e la fragiltà di queste silenti principesse alpestri non sarà vissuto invano.

    martedì 12 agosto 2008

    TRA L'ETERNA ALTEZZA E IL BARATRO ETERNO / ZWISCHEN DER EWIGEN HÖH UND DER EWIGEN TIEFE

    dalla vetta1

    Infinito sotto di me vedo l'etere, e sopra infinito,
    guardo in su con vertigine, in giù con timore.
    Ma tra l'eterna altezza e il baratro eterno
    un sentiero protetto accompagna sicuro il viandante.


    Unter mir seh ich endlos den Äther, über mir endlos,
    Blicke mit Schwindeln hinauf, blicke mit Schaudern hinab,
    Aber zwischen der ewigen Höh und der ewigen Tiefe
    Trägt ein geländerter Steig sicher den Wandrer dahin.

    (Der Spaziergang, von F. Schiller)

    dalla vetta2

    lunedì 4 agosto 2008

    STELLE ALPINE / EDELWEISS

    Stelle alpine1


    Esistono luoghi particolari dell'Alpe che celano i tesori più preziosi. Ve ne è uno sotto i Denti di Terrarossa, Rosszähne, dove si possono ammirare questi semplici e nobili fiori, color della luna. Sono davvero tanti e brillano luminosi come stelle nel firmamento dei prati alpini.


    Stelle alpine2


    Stelle alpine3

    martedì 29 luglio 2008

    ERUZIONE SUL SASSOLUNGO

    Eruzione Sassolungo




    Dapprima un fragoroso tuono echeggiò dalle profondità del baratro; poi subito grandi e piccoli lapilli vennero proiettati in aria a migliaia, circonfusi da nubi di cenere, ricadendo quindi in gran parte nella voragine, mentre gli altri frammenti scagliati lateralmente piombavano sulla parete esterna del picco con uno strano rumore... (J.W. Goethe, Italienische Reise,descrizione dell'eruzione del Vesuvio)




    eruzione sul Sassolungo2

    domenica 27 luglio 2008

    SILENZI D'ALPE / STILLE DER ALPEN

    Alpe 2008

    lunedì 21 luglio 2008

    IL RITORNO / DIE RÜCKKEHR

    placide malghe

    Galleggiano come barche le placide malghe dell'Alpe, perdute sopra un mare smeraldo in dolce burrasca


    Torna il viandante da paesi lontani,
    profondi sono i moti del suo animo

    Heimkehret fernher, aus den fremden Landen,
    In seiner Seele tief bewegt der Wandrer;

    (A. von Chamisso)

    giovedì 10 luglio 2008

    ANIMALI PREISTORICI

    Sciliar_new

    Lo Sciliar, Schlern: sembra un animale preistorico addormentato sul dorso


    In principio era il mito. ... Monti rocciosi sorsero ruggendo e crepitando finché, nell′ascesa senza meta, si spezzarono in cima; monti gemelli lottarono disperatamente per lo spazio, finché uno vinse, salì e respinse il fratello mandandolo in frantumi. Fin da quei tempi erano rimaste nelle gole le vette scapitozzate, le rocce respinte e spaccate, e ad ogni sgelo la valanga d′acqua portava a valle blocchi grandi come case, li frantumava come vetro e li affondava d′un colpo nei morbidi prati. (L'incipit di Peter Camenzind, H. Hesse)
    Le placide montagne sono in realtà teatro di una feroce e lentissima battaglia. In molte occasioni nel loro silenzio e traquillità si possono trovare angoscia e disperazione (per la calma del mare, Meerestille). Guardando in questi giorni l'Alpe, da particolari angolazioni, mi sembra di intravedere le sagome di giganteschi animali preistorici sempre pronti a continuare la loro terribile lotta. Certo la mia è una impressione personale che può non essere condivisa.
    Chi si inoltra nella natura sa che coesistono insieme diverse scale del tempo. La prima, corta, è quella dei prati. Ogni anno si incontrano nuove generazioni di erbe e delle minuscole creature che le abitano. La seconda è quella degli animali. Ecco poi la lunga vita del bosco, superiore alle nostre esistenze. Infine vi è quella lunghissima delle rocce. Dura da milioni di anni, come l'evoluzione del mondo stesso. Nelle prime tre il tempo è circolare, scandito dall'eterno alternarsi delle stagioni. Sull'ultima molti si pongono domande, nessuno sa rispondere con certezza. A noi microbi del tempo una grandissima circonferenza appare comunque come una retta infinita.
    Chi cammina e partecipa alle metamorfosi dei silenzi alpini sente come non mai la vicinanza delle montagne, con i loro valloni deserti, con le gole tenebrose, con i crolli improvvisi di sassi, con le mille antichissime storie e tutte le altre cose che nessuno potrà dire mai (da Bàrnabo delle Montagne, D. Buzzati)
    .

    Animali Preistorici_SaLung

    Il Sassopiatto, Plattkofel: appare come un sauro antidiluviano in posizione di attacco

    giovedì 26 giugno 2008

    MEMORIE D'ALPE 3

    Rifugio Gardeccia1950

    Il Rifugio Gardeccia, Gardeccia Schutzhütte, nel 1950. Alle Spalle il Catinaccio

    Ancora nuove immagini di vecchi ricordi. Rifugi e montagne che fanno da splendida corona all'Alpe, questa volta dalla parte dello Sciliar, Schlern. Per continuare a viaggiare nei luoghi della memoria attraverso rotte di antiche emozioni.


    Rifugio Fronza1949

    Dai ripidi contrafforti sotto la Cima del Catinaccio, Rosengartenspitze, 2981 m. si vede il Rifugio Aleardo Fronza alle Coronelle, Kölner Hütte, nel 1949

    martedì 17 giugno 2008

    MEMORIE D'ALPE 2

    San Giacomo1950

    Il Sassolungo, Langkofel 3178 m., e il Sassopiatto, Plattkofel 2964 m., come appaiono dalla Chiesa di San Giacomo, Val Gardena, nel 1950.


    Ecco alcune vecchie immagini del Gruppo del Sassolungo, ripreso da varie angolazioni. Queste straordinarie scogliere montuose delimitano il mare dei prati dell'Alpe ed emergono da quello dei ricordi della Zia Marialuisa.
    Sul retro di una di esse, quella del Rifugio Valentini, leggo una breve quanto intensa cronaca di viaggio.

    "Attraverso questo incantevole Passo Sella siamo andati in Val Gardena fino ad Ortisei. Dapertutto nei paesi della Val Gardena vi sono bellissime esposizioni di sculture di legno" 30 Agosto 1930


    Il Sassolungo visto dalla parte del Passo Sella

    Rifugio Valentini1930

    Il Rifugio Carlo Valentini nel 1930. Alle spalle da sinistra Punta Grohmann, Grohmannspitze 3126 m., Punta delle Cinque Dita, Fünffingerspitze 2998 m., il Sassolungo, Langkofel.

    Rifugio Sella1950

    Il
    Rifugio Passo Sella nel 1950

    venerdì 13 giugno 2008

    PREMIO



    Ringrazio Princy60 per questa segnalazione. Personalmente ritengo che il valore di questi premi non è solo nelle motivazioni di chi li da' ma anche nelle ragioni di chi lo accetta.

    Accetto e sono molto onorato di ricevere questo premio, che qualcuno potrebbe definire "finto", perchè genuino e autenticamente vero, ossia dato con il cuore. A differenza della maggior parte dei premi "veri" che sono quasi tutti finti.

    Di seguito le regole da riportare:

    1) scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per creativita', design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunita' dei bloggers, indipendentemente dalla lingua;

    2) esibire il premio, riportando il nome del donatore e il collegamento al suo blog, cosi' che tutti lo possano visitare;

    3) riportare i nomi dei premiati e i relativi collegamenti ai blog;

    4) Mostrare il collegamento originale ad
    Arte y Pico, ideatore di questo premio;

    5) pubblicare queste regole

    I Blog:

  • Semplice Montagna, (Lassù tra le mie nuvole un sentiero diventa un libro di storia scritto con i passi dell'Anima)

  • Il Blog di Roby4061, (Tra montagna parole e cielo, grandi emozioni e sentimenti)

  • Placida Signora, (Talento e simpatia con un grande gusto per le piccole storie)

  • Pasta e Nepal, (Emozioni intime e situazioni particolari di un paese tanto lontano ma così presente nell'immediatezza dei Post)

  • Viaggi, (Viaggi reali, immaginari e quelli nel tempo dei ricordi)
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