lunedì 23 novembre 2009

IL SACRO E I SILENZI / DAS HEILIGE UND DAS SCHWEIGEN

Schweigen



Dolce è,

ed essere nutriti dalla bellezza

Del Mondo
Perchè

divino compenso


Süß ists,

und genährt zu seyn vom Schönen

Der Welt
Denn

Gotts Lohn


(Quaderno Infolio di Homburg, Homburger Folioheft, fragment 54, von F. Hölderlin)

venerdì 13 novembre 2009

SOSPESI TRA TEMPO ED ETERNITA' / SCHWEBEND ZWISCHEN ZEIT UND EWIGKEIT

Forcella Sassolungo

La Forcella del Sassolungo, Langkofel


Quando l'inverno avanza le montagne diventano sempre più inaccessibili. Neve e ghiaccio rendono impraticabili tutti i sentieri e la più semplice delle passeggiate estive può tramutarsi in una ardita impresa alpina.
Mentre io, in questo momento comodamente seduto davanti alla mia scrivania, leggo cose inutili, scrivo queste righe inutili, faccio cose inutili. Benchè esistano delle motivazioni pienamente razionali e giustificanti il mio operato quotidiano, mi sembra a volte che le mie attività siano del tutto superflue e la mia volontà diretta a scopi assolutamente sbagliati. Allora mi avvicino alla finestra e rivolgo il mio sguardo verso le nubi.
Cosa c'è di più affascinante nel mondo delle nuvole nel cielo ?
Sono gioco quando assumono la forma di cani, mucche, lupi e squali, di animali fantastici o dei più disparati oggetti dalle fogge bizzarre. Sono tenere e delicate come le guance dei neonati, scure e minacciose come gli araldi della morte. Candide isole beate sospese nel cielo tra tempo ed eternità, talvolta tinte di rosso, di azzurro, di grigio o di oro. Sottili come veli, imponenti come montagne.

Sono il simbolo del Wanderung, il vagabondare senza meta, del desiderio, della nostalgia.

Inaccessibili come le vette in inverno, la ricerca di se stessi, la vicinanza degli altri. Si lasciano trasportare nel cielo dal vento come una bella similitudine delle nostre esistenze terrene: si addensano, si diradano, spariscono all'improvviso.

Eppure accade a chi sale verso le cime dei monti di raggiungere le nuvole e di entrarvi in mezzo. Capita di sentirsi morbidamente avvolti dai vapori con un senso di inquietudine sempre più nitido a mano a mano che la densità della nebbia aumenta. Proseguendo ci si può trovare in un mondo rovesciato: le nuvole sotto i propri piedi, la terra sopra la testa e più in alto ancora una azzurra e rotonda campana. Come loro nel cielo, sospesi tra tempo ed eternità.

"schwebend zwischen Zeit und Ewigkeit"

Libera interpretazione di brani tratti dai seguenti libri di H. Hesse

  • Peter Camenzind
  • Voglia di viaggiare, Die Reiselust
  • Siddharta
  • Vagabondaggio, Wanderung
  • Pellegrinaggio d′autunno, Eine Fussreise im Herbst


  • Schlern

    venerdì 30 ottobre 2009

    MUCCHE D'ESTATE / KUEHE IM SOMMER

    Kuehe 1



    La mite temperatura di questi giorni ci riporta ai caldi ricordi dell'estate, quando il mare d'erba dell'Alpe era solcato dagli animali da pascolo. Ora che tutto è ritornato al silenzio, senza il rumore di campanacci, nitriti, belati e muggiti

    È dolce errare
    Nella sacra natura selvaggia

    Süss ists zu irren
    In heiliger Wildniss

    (F. Hölderlin)



    Kuehe 2


    Pferd


    Pferde


    L


    K

    venerdì 23 ottobre 2009

    PRIME NEVI / ERSTER SCHNEE

    Prime Nevi


    Mi chiedi perché io viva nelle montagne azzurre.
    Sorrido e non rispondo, il cuore tranquillo.
    i fiori di pesco se ne vanno lontano, galleggiando leggeri sul torrente.
    È un altro mondo, diverso da quello degli uomini.

    (da Li-Tai-Po, poeta cinese del Periodo T'ang (8 sec. D.C.) citato nel Post "Il Canto della Terra / Das Lied von der Erde" )

    giovedì 15 ottobre 2009

    IL RITORNO AI VECCHI TEMPI / DIE ALTE ZEIT ZURUCK

    Funivio del Renon


    La vecchia cremagliera del Renon, Ritten, in una cartolina degli anni 40. Lassù, ancor oggi naturalmente, si può godere la vista di tante bellissime montagne, fra cui spicca, come è noto, lo Sciliar, Schlern.


    Webroll (per chi fosse interessato ai dettagli della storia di questo trenino)

  • Ferrovia del Renon (Wikipedia)

  • Il trenino del Renon

  • Die Rittnerbahn
  • mercoledì 7 ottobre 2009

    LEGGENDE D'ALPE / DIE SAGEN DER ALPEN

    Laghi e leggende


    L'Alpe di Siusi vista dallo Sciliar, Schlern. In secondo piano si possono vedere le pareti della Bullaccia, Puflatsch, sponde di un lago immaginario.


    Narra una leggenda che in tempi remoti, proprio all'imboccatura dell'Alpe (vedi foto), vi fosse un grande lago sotto il quale vivevano prosperi e felici gli abitanti di Siusi. Un brutto giorno e per malaugurate circostanze, forse un potente terremoto, l'invaso crollò e le sue acque precipitarono a valle travolgendo e distruggendo ogni cosa. A dimostrazione della veridicità di tale racconto si dice che lungo le pareti della Bullaccia, Puflatsch, vi siano ancora gli anelli utilizzati per attaccare le barche. Personalmente io non li ho mai visti nè conosco alcuno disposto a compiere affermazioni in tal senso. Più attendibile invece, anche se da verificare, sembra la presenza di un lago sotterraneo dentro lo Sciliar, Schlern, che alimenterebbe una piccola sorgente sopra la Tuffalm.

    Queste ed altre storie fantastiche sono da raccontare ai bambini davanti al fuoco nelle lunghe sere autunnali, aspettando che Brüskalan arrivi giù dal molino del cielo.


    Schlern und Sagen


    Ecco il gigantesco sauro addormentato sul dorso, lo Sciliar, Schlern, nel cui ventre si dovrebbe trovare un lago sotterraneo.

    martedì 29 settembre 2009

    LA QUIETE DEI MONTI / DIE STILLE DER BERGE

    Stille der Berge 1



    Quando finisce settembre - mi diceva un vecchio pastore - la montagna su in alto diventa selvatica e inospitale. Le brine bruciano la poca erba rimasta dopo il pascolo, e i camosci e i caprioli scendono vicino al bosco dove il verde dura più a lungo ... (da "I Sentieri sotto la neve" M. Rigoni Stern)


    Stille der Berge 2

    martedì 15 settembre 2009

    LE GEOMETRIE DELLA NEVE / GEOMETRIE IM SCHNEE

    Geom neve 2

    Verso il Sassolungo, Langkofel.


    Lungo i fianchi della montagna il sibilo silente del vento scava e modella le geometrie della neve. Cammino lentamente, con il respiro affannoso della salita e lo sguardo ammaliato dalla soavità dell'azzurra lontananza.


  • "L'azzurra lontananza", "Die blaue Ferne und andere kleine Dichtungen" , H. Hesse,

  • Solitudine da "Myricae", G. Pascoli


  • Geom neve 1

    martedì 1 settembre 2009

    MARMOTTE ... CATALITICHE

    marmotte catalitiche



    Ricevo da Frivoloamilano l'immagine che vedete a sinistra. Una marmotta in piedi con la seguente dicitura:

    Questa è la marmotta che ho incontrato poco dopo la Malga Sasso Piatto sul sentiero per la Val Duron (rif.Micheluzzi).

    Ecco un esemplare che si è messo in posa mostrando una rara spavalderia. Una situazione analoga mi era capitata pochi giorni prima nella medesima zona. Ho fedelmente immortalato la scena, immagine a destra, senza nessuna fretta, vista la completa indifferenza del soggetto protagonista ! (Vedi Post relativo)
    La domanda sorge spontanea: è sempre lo stesso animale che ama essere "paparazzato" da chi incontra a tutte le ore oppure si tratta di individui diversi magari .. semplicemente ... parenti. Lascio la parola a chi vorrà commentare a riguardo. Di sicuro vi è un solo fatto: queste marmotte hanno saputo davvero catalizzare la nostra attenzione.

    mercoledì 19 agosto 2009

    L'URLO / DER SCHREI DER NATUR

    L'urlo


    In cima alla forcella dei Denti di Terrarossa, Rosszähne.


    ...e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.


    ... und ich fühlte wie ein langer unendlicher Schrei duch die Natur ging


    (da/von E. Munch)

    giovedì 13 agosto 2009

    QUADRI ASTRATTI ... NATURE VIVE / ABSTRAKTE MALAREI ... NATUR LEBEN

    Fiori 1


    I fiori di alta montagna sullo Sciliar, Schlern, tra i 2300 e i 2500 metri slm. Un museo all'aperto da lasciare sempre ... per il prossimo visitatore !

    Fiori 2


    Il bouquet

    Un bouquet di fiori di alta montagna



    Fiori 5Fiori 7Fiori 6



    Fiori 4Fiori 8

    sabato 8 agosto 2009

    UN INCONTRO INATTESO / EINE UNERWARTETE BEGEGNUNG

    Caprioli


    Ieri sera, al limitare del bosco molto vicino all'abitato di Siusi, ecco l'incontro inatteso. Le orecchie diritte, lo sguardo molto attento dimostrano la mia presenza. Mi hanno concesso questo scatto; poi, nel giro di pochi secondi, sono scomparsi nel fitto degli alberi

    venerdì 31 luglio 2009

    SILENZI D'ALPE / DIE STILLE DER ALPEN

    Silenzi d'Alpe 1

    lunedì 27 luglio 2009

    MARMOTTE D’ALPE / MURMELTIERE DER ALPEN

    marmotta 1

    Questo esemplare si è fatto fotografare ieri da vicino mostrando una spavalderia che è in assoluta controtendenza con l'atteggiamento dei suoi simili !

    In estate, uno dei passatempi più divertenti sull’Alpe è quello di andare a caccia di marmotte, armati, ovviamente, solo di macchina fotografica o ... di spirito di osservazione. L’habitat preferito di questi simpatici animali sono i versanti soleggiati ad elevata pendenza, caratterizzati da prateria con pietraie o massi sparsi e arbusti di rododendro e ginepro. Un luogo ideale dove iniziare questo wanderung è proprio la valle delle marmotte dietro la Capanna delle Marmotte, Murmeltier, sotto il Sassopiatto, Plattkofel, a 15 minuti di cammino dal Rifugio Zallinger. Lì è molto facile vedere sulle rocce le “sentinelle”, sempre pronte ad emettere il loro tipico fischio acuto di allarme al minimo sentore di pericolo. E’ questo il segnale che la comunità utilizza per mettersi rapidamente al sicuro.
    Se ne incontrano ancora molte proseguendo fino al Rifugio del Sassopiatto, Plattkofelhütte. Da lì, sia risalendo lungo il sentiero che porta all’attacco della cima del Sassopiatto che costeggiando la montagna in direzione del Rifugio Friedrich August con buona probabilità la "caccia" continuerà ad essere particolarmente fruttuosa.
    Chi si trovasse dall’altra parte dell’Alpe, per esempio ai piedi dei Denti di Terrarossa, Rosszahne, prima della forcella omonima, può incontrare questi tozzi e paffuti roditori correre su per i prati con una straordinaria velocità ed agilità.

    A coloro che non fossero sull’Alpe o comunque in alta montagna consiglio senz'altro di ascoltare almeno il Lied di Beethoven su testo di Goethe “La Marmotte” (!?), “Ich komme schon durch manches Land" (Giro già per parecchi paesi).

    Ecco il testo

    Ich komme schon durch manches Land,
    Avec que la marmotte,
    Und immer was zu essen fand,
    Avec que la marmotte.

    Avec que sí, avec que là,
    Avec que la marmotte.

    Ich hab gesehn gar manchen Herrn,
    Avec que la marmotte,
    der hat die Jungfrau gar zu gern,
    Avec que la marmotte.

    Hab' auch gesehn die Jungfer schön,
    Avec que la marmotte,
    die täte nach mir Kleinem sehn,
    Avec que la marmotte.

    Nun lasst mich nicht so geh, ihr Herrn,
    Avec que la marmotte,
    die Burschen essen und trinken gern,
    Avec que la marmotte.


    marmotta 2marmotta 3

    Le sentinelle



    marmotta 4

    martedì 21 luglio 2009

    LA MORTE DI EMPEDOCLE / DER TOD DES EMPEDOKLES

    ETNA 2

    Sotto i crateri sommitali.



    Tutte le foto sono state scattate sull'Etna alla fine di giugno 2009


    Ne La morte di Empedocle Hölderlin rapprenta gli ultimi giorni della vita del filosofo greco, che sceglie di morire gettandosi nell'Etna per tornare nel seno della natura "presente e divina". Chi si avventura per le montagne sente un inscindibile legame con l'ambiente, divino e infinito , che lo circonda; una identità in senso forte che rende un Essere uno con il tutto. Forse, per questo, qualche volta si sceglie di rischiare, di rimanere lassù.


    Quando sarò lontano, parleranno per me

    i fiori del cielo, le stelle in fiore,

    e quanti germogliano a migliaia sulla terra.

    La natura presente e divina

    non ha bisogno di parole; e se una volta vi è

    stata accanto, non vi lascerà mai soli

    poiché il suo attimo non finisce mai;



    Es sprechen, wenn ich ferne bin, statt meiner

    Des Himmels Blumen, blühendes Gestirn

    Und die der Erde tausendfach entkeimen,

    Die göttlichgegenwärtige Natur

    Bedarf der Rede nicht; und nimmer läßt

    Sie einsam euch, wo Einmal sie genaht,

    Denn unauslöschlich ist der Augenblick

    Von ihr;


    (da/von F. Hölderlin)


    ETNA 1

    Come la spuma del mare in un immenso bagnasciuga



    ETNA 5


    ETNA 3


    ETNA 4

    martedì 7 luglio 2009

    IL SILENZIO DELLA NEBBIA / DIE STILLE DES NEBELS

    Nebel 1



    Scendemmo lungo la forcella del Sassolungo, avvolti nel silenzio di una nebbia spessa.

    Folate di vapore umido risalivano dalla valle, arrampicandosi sopra le immense muraglie di roccia che stringevano la nostra gola.

    A mano a mano che il giorno avanzava, veli fitti di nebbia si aprivano via via come sipari di un teatro immaginario.

    Finchè l'ultimo si alzò e ri-uscimmo a riveder i prati dell'Alpe.


    Nebel 2




    Ricorditi, lettor, se mai ne l'alpe
    ti colse nebbia per la qual vedessi
    non altrimenti che per pelle talpe,

    come, quando i vapori umidi e spessi
    a diradar cominciansi, la spera
    del sol debilemente entra per essi;


    (CANTO XVII, Purgatorio)


    Nebel 3bis

    lunedì 22 giugno 2009

    ESTATE

    Come è verde


    ESTATE: COME E' VERDE LA MIA ALPE


    ... finchè l'intera estate diviene
    una stanza, una stanza in un sogno.

    ... bis der ganze Sommer ein Zimmer
    wird, ein Zimmer in einem Traum.


    (da/von R.M. Rilke )

    giovedì 11 giugno 2009

    IL BOSCO E' LIBERO ... SCOMPARSA E' LA NEVE ! / DER WALD IST FREI ... DER SCHNEE IST FORT !

    Velino Sirente


    Le montagne del Parco Velino Sirente come apparivano sabato scorso



    Nel bosco non più ghiaccio

    né ghirlande di brina.

    Scomparsa è la neve!

    In mezzo al verde

    risuonano canti di letizia.

    Pura è la neve

    sopra la vetta;

    ma verso l'alto corriamo presto ...



    Der Wald ist frei

    Von Eis und Reifgehänge.

    Der Schnee ist fort;

    Am grünen Ort

    Erschallen Lustgesänge.

    Ein reiner Schnee

    Liegt auf der Höh;

    Doch eilen wir nach oben ...


    (Da la prima notte di Valpurga, Die erste Walpurgisnacht, von J.W. Goethe)


    Velino Sirente 2

    Velino Sirente 3

    mercoledì 27 maggio 2009

    ALPE ATOMICA / ATOMAR ALM

    atomic


    Alpe atomica ... o avvisaglie di una stagione propizia per i funghi ?

    giovedì 21 maggio 2009

    TRAMONTO / ABENDROT

    Schlern al tramonto


    ... dai monti, che ora si levavano nel tramonto come un'onda turchina di cristallo sul cui caldo fluire giocavano i raggi rossi della sera;


    Sie entfernten sich allmählich vom Gebirg, das nun wie eine tiefblaue Kristallwelle sich in das Abendrot hob, und auf deren warmer Flut die roten Strahlen des Abends spielten;


    (da/von Lenz, G. Büchner)

    giovedì 30 aprile 2009

    STAGIONI / JAHRENZEIT

    Alpe inverno bis

    L'Alpe che dorme tra le gelide e candide braccia dell'inverno


    Chi si avventura sull'Alpe in questi giorni cammina lungo le stagioni. Nel versante che guarda la Val Gardena, Grödental, la neve si scioglie e ogni giorno la primavera avanza a larghi passi. Tra il Sassolungo, Langkofel e lo Sciliar, Schlern, invece, tutto dorme ancora tra le gelide e candide braccia dell'inverno.


    Le Sacre du Printemps,

    Die Frühlingsweihe,

    I riti della Primavera


    martedì 14 aprile 2009

    ARIA DI PRIMAVERA / FRUHLING IM RAHMEN

    Erica

    Una cascata di erica nel Parco Naturale dello Sciliar


    "la prima pioggia d’aprile che senti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini”. (Mario Rigoni Stren)

    Così scrive Il grande scrittore asiaghese ed errare per le montagne in questa stagione effettivamente produce emozioni forti e particolari. Nei boschi sotto il mio "altopiano delle meraviglie", lo Sciliar, Schlern, le neve si è sciolta da poco più di due settimane lasciando evidenti e pesanti i segni del suo passaggio.

    Parco Sciliar

    Piccole frane e smottamenti, alberi abbattuti, tronchi divelti sono un po' ovunque e sbarrano i sentieri. Queste terre rimarranno così desolate e selvagge fino a quando la mano ordinatrice dell'uomo non interverrà a restituire quella fisionomia che ci è familiare durante il periodo estivo. Al contempo, la forza vivificante della natura partecipa alla sua metamorfosi con un un tripudio di colori e fragranze che mozzano il fiato.
    Camminando nei boschi, negli spazi aperti illuminati dal sole lungo le balze della montagna, vedo cascate di eriche giungere fino al limitare del sentiero, estendendosi poi a perdita d'occhio verso l'alto. Più avanti, sparsi quà là, i fior di stecco, profumatissimi quanto velenosi, specialmente per le loro bacche rosse che, in alcuni casi, possono risultare addirittura mortali. Mentre risalgo la montagna lungo un sentiero, tutto ad un tratto, mi compare davanti un capriolo maschio di ragguardevoli dimensioni. I nostri sguardi si incrociano e ci osserviamo. Poi d'improvviso fugge emettendo il suo rauco abbaiare (mi perdonino i puristi e gli esperti di montagna, ma il verso del capriolo mi è sempre sembrato una specie di sordo abbaiare). Ed ecco le epatiche, anemoni che un tempo venivano impiegati a scopi terapeutici, brillare come piccole stelle nel firmamento del sottobosco. Nel cielo, un falco ad ali spiegate disegna lenti anelli circolari; forse sta guatando qualche preda. Sopra la mia testa lo Sciliar giace addormentato nelle braccia gelide e candide dell'inverno.



    Fior di stecco

    Ecco un tipico fiore alpino: il fior di stecco, o Dafne Mezereo, molto profumato le cui bacche rosse sono però assai velenose



    epatiche2

    Epatiche: anemoni dalle proprietà terapeutiche


    Mostro sullo Sciliar

    Un "mostruoso" serpente ingentilito da una piantina di erica


    venerdì 3 aprile 2009

    NUVOLE E SCILIAR / WOLKEN UND SCHLERN

    nuvole e Sciliar

    Le nuvole giocano sopra il grande gigante addormentato ...

    martedì 24 marzo 2009

    MONTAGNE E RADICI / BERGE UND WURZELN

    Gruppo del Sassolungo

    Il gruppo del Sassolungo, Langkofel, visto dal Monte Piz


    (Scena: due viandanti si inerpicano sui fianchi di una maestosa ed imponente montagna)

    - Perchè Maestro, - esclamò ad un tratto il giovane - dobbiamo salire sulle vette più alte ? -
    Il vecchio, poeta e maestro di silenzi, rispose: - Perchè le montagne più alte hanno le radici più profonde -

    mercoledì 25 febbraio 2009

    IL SACRO E I SILENZI D'ALPE / DIE HEILIGE STILLE DER ALPEN

    Zallinger

    Un tramonto sull'Alpe visto dalla chiesetta dello Zallinger (2.034 m) Sullo sfondo appare lo Sciliar, Schlern.

    venerdì 6 febbraio 2009

    TRACCE / SPUREN

    camoscio Hase

    Tracce sulla neve. In alto: capriolo. In basso: lepre.

    Caprioli e Camosci si muovono su grandi estensioni di territorio. Questi animali spesso si trovano già a parecchi chilometri dal luogo di rinvenimento delle loro impronte. Al contrario delle lepri che vivono all'interno di una area di riferimento molto più piccola. Quando si scatta questo tipo di fotografie è possibile che l'autore delle tipiche orme a y sia ancora presente. Nascosto in qualche anfratto, sotto la neve, o in un cespuglio in immobile, silente e ... ansiosa osservazione.



    Spuren im Schnee



    Bist du ein guter Spurenleser ?



    Spuren

    Tracce umane. In verticale: ciaspole. In orizzontale: sci.

    mercoledì 28 gennaio 2009

    O SELIGE NATUR !

    Plattkofel


    Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto ...

    Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne ...


    Verloren ins weite Blau, blick ich oft hinauf an den Aether ...

    Eines zu sein mit Allem, was lebt, in seliger Selbstvergessenheit wiederzukehren ins All der Natur, das ist der Gipfel der Gedanken und Freuden, das ist die heilige Bergeshöhe, der Ort der ewigen Ruhe ...


    (da/von Hyperion, F. Hölderlin)

    mercoledì 14 gennaio 2009

    I VOLTI DELLA MONTAGNA / DIE GESICHTER DER BERGE

    invernobis

    Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: gennaio 2009

    Ahimé, dove trovare, quando
    È inverno, i fiori, e dove
    Il raggio del sole,
    E l’ombra della terra?
    I muri stanno
    Muti e freddi, nel vento
    Stridono le bandiere.

    Weh mir, wo nehm’ich, wenn
    Es winter ist
    die Blumen, und wo
    Den Sonnenschein,
    Und Schatten der Erde?
    Die Mauern stehn
    Sprachlos und kalt. Im Winde
    Klirren die Fahnen.


    (da/von Metà della vita / Hälfte des Lebens, F. Hölderlin )


    Con questa poesia Hölderlin mostra i diversi aspetti della natura, contrapponendo la forza vitale dell'estate al silenzioso, Sprachlos, senza parole, gelo dell'inverno. Questa è una allegoria dell'esperienza dell'identità umana, dell' uno differente in se stesso, come dirà nell'Iperione, citando un frammento di Eraclito.
    Spesso ci si accorge di quanto si cambia lungo le stagioni della vita; talvolta così profondamente da non riconoscere o collegare la propria identità passata con quella presente. Hölderlin si pone però il problema di tentare di raggiungere una serenità interiore che consenta di sopportare il dolore che accompagna la nostra esistenza, nei suoi momenti più ciechi e disperati, nel fallimento dei progetti a cui avevamo affidato il fondamento di noi stessi. Per arrivare ad ottenere questo equilibrio occorre accettare un percorso in cui l'io cambia continuamente, differenziandosi e perdendo pezzi di sè. E' un processo che mette in crisi il nostro essere inteso come una entità statica, dove l'adattabilità, il cui etimo significa aggiustare, accomodare ma anche connettere, e l'intelligenza, legare insieme, diventano sinonimi.
    Un'altra allegoria di queste metamorfosi è quella di chi cammina errando per boschi e montagne: ci si svia continuamente per ritrovare il sentiero, per cercare di raggiungersi.



    estatebis

    Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: luglio 2008

    domenica 4 gennaio 2009

    LA NATURA E I SILENZI D'ALPE IN INVERNO / DIE NATUR UND DIE STILLE DER ALPEN IM WINTER

    Seiser Alm im Winter bis
    Sotto la Forcella dei Denti di Terrarossa due giorni fa



    mercoledì 19 novembre 2008

    LE RADICI AGGROVIGLIATE DEI FAGGI

    faggi1bis


    Il vento, a folate, accorse dai crinali e dalle gole nere dei monti, ove un fragore è nel fondo. Sciogliendo la sua corsa verso l’aperto, vi respiravano a quando a quando, con un lento respiro, gli abeti: o i faggi dalle radici aggrovigliate. Così dei lontani si sa tutto, ed anche i dolori. ....
    L’atto di conoscenza ha da radicarsi nel vero, cioè in quel quid ch’è stato vivuto, e non sognato, da le genti: sì come di faggio, d’antico faggio, in ne’ cui rami superni fragorosamente, ma vanamente, lo stolto vento prorompe.

    (da Carlo Emilio Gadda)


    Gli alberi sono il simbolo emblematico della capacità di resistere, di adattarsi e di superare le intemperie dell'ambiente esterno. Esprimono la sintesi dell'atto di conoscenza e quello del ricercare nella memoria perchè sanno scavare con tenacia, in silenzio, lentamente, radici solide e profonde nel ventre della terra. Per questo sono longevi e sviluppano tronchi, rami e da questi altri rami e fronde e dalle fronde le innumeri e mormoranti foglie. E ognuna ha un pensiero suo ed è nel pensiero comune. Qualche albero cade, il bosco tiene. La nostra società, smemorata e superficiale, senza le adeguate difese corre il rischio di una morte precoce.
    La cieca furia del vento si abbatte sulle vite degli uomini, strappando loro la salute e gli affetti più cari, con violenza estrema e anzitempo. Occorre scavare radici solide e profonde dentro noi stessi per trasformare il disordine e il dolore di questo mondo nella bellezza di una foresta di montagna.


    WebRoll

  • The Edinburgh Journal of Gadda Studies

  • faggi2bis Faggi3bis faggi6tris faggi4

    faggi7bis

    sabato 15 novembre 2008

    L'ALPE SUBLIME

    alpe sublime



    Solitudine pura,

    senz'orme!


    (da Alcyone, "l'Alpe sublime", G. D'Annunzio)

    venerdì 7 novembre 2008

    NEVI

    neve2



    In montagna con l'alternarsi delle stagioni si incontrano diversi tipi di neve. Mario Rigoni Stern fa un celebre elenco di nomi perduti, un tempo dati dalle sue parti.

    Brüskalan; la prima neve dell’inverno, quella vera. Nevicava, nevicava, anche a ottobre e a novembre, ma la neve autunnale è una neve fiacca, flaccida, che si attacca agli scarponi. Ma quando brüskalanava era diverso. Il terreno dopo l’estate di San Martino era ben gelato e risuonava sotto le nostre scarpe chiodate con brocche e giazzini. Lo si sentiva nell’aria l’odore della prima neve: un odore pulito, leggero; più buono e grato di quello della nebbia.

    Sneea; neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo. Si andava trepidanti in soffitta a prendere gli sci e le lame, i nostri slittini monoposto. Si sciava e si slittava sulla strada che scendeva verso la piazza, sfidando la guardia comunale e le sgridate delle madri e delle nonne, che andavano a messa scivolando sulla neve indurita destinata a diventare ghiaccio vivo, che nemmeno lo spazzaneve tirato da dodici cavalli sarebbe riuscito a intaccare.

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    Haapar; la sneea diventava haapar quando l’inverno stava per finire. Al sole si scioglieva in mille e mille gocce, e sotto appariva il bruno del suolo. Era in questo periodo che si sentivano le prime allodole: una mattina ti correva un brivido per la pelle ed nel cielo si levava alto loro canto.

    Haarnust; questa è la neve vecchia che verso primavera, nelle ore calde, il sole ammorbidisce in superficie e che poi il freddo della notte indurisce. Neve ottima per escursioni fuori pista, da farsi nelle primissime luci dell’alba e fino alle undici del mattino, in ogni terreno e con gli sci da fondo o da alpinismo, con buona sciolina klister o pelli di foca. Ma anche a piedi quando per l’età non si deve spericolare. Allora si va con comodi scarponi leggeri sopra l’haarnust che sopporta il peso del passo senza cedere: cammini “in alto”, come sospeso, sopra pietre e buche, a livello degli apici degli alberi giovani che spuntano dalla neve verso la primavera che incomincia con l’odore della resina, e vai senza fatica, a mezz’aria.

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    Swalbalasneea; la neve della rondine, la neve di marzo che è sempre puntuale nei secoli. Cade dopo che sono arrivate le rondini: a volte soffice, a volte bagnata, a volte come tormenta, o anche calma in dilatate falde. In una notte può caderne fino a un metro e allora le rondini arrivate quassù ad annunciare la primavera se ne ritornano in pianura per qualche giorno finchè l’aria umida o la pioggia o il terreno in amore non avranno sciolto la swalbalasneea.

    Kuksneea; è la neve d’aprile; non sempre è presente, ma non è nemmeno rara. Sui prati che incominciano a rinverdire e dove sono fioriti i crochi non si ferma molto, perché prima ancora del sole la terra in amore la fa sciogliere. Come la swalbalasneea è la neve della rondine, la kuksneea è la neve del cuculo perché è lui, il gioioso uccello risvegliatore del bosco, che qualche volta la chiama per divertirsi quando si sfalda dai rami delle conifere: per lui che viene dall’Africa, questa cosa bianca e soffice e fredda è rara e curiosa.

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    Bàchtalasneea; la neve della quaglia. Una nube che scende da nord, una ventata, un rapido abbassamento della temperatura ed ecco a maggio la bàchtalasneea. Dura solo poche ore, ma sufficienti per far paura agli uccelli nel nido, dare morte alle api sorprese fuori dall’arnia e preoccupazione alle femmine di capriolo in attesa del parto.

    Kuasneea; la neve delle vacche, perché cade in estate quando queste si trovano sui pascoli delle malghe. Probabilmente quando viene giù le vacche affamate scendono urlando nei boschi e diventa difficile tenerle in mandria. Come un problema diventa fare il formaggio. Di questa neve rimane memoria e data nei nati di quei giorni: Nives, Nevino, Bianca, Nevio ...


    (Da "Sentieri sotto la neve", M. Rigoni Stern)

    domenica 2 novembre 2008

    L'ALPE DEI BAMBINI

    Disegno Bambini


    L'Alpe di Siusi vista da B., 6 anni, che spiega il suo disegno con una poesia


    Mmm, Mmm fa la mucca Camilla,
    mangia l’erba, Mmm, Mmm,
    e si arrampica sul tetto della montagna.
    Bruca, bruca l’erba e … forse trova un bruchetto

    giovedì 30 ottobre 2008

    WANDERWEG

    wanderweg


    La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero.

    Das Leben jedes Menschen ist ein Weg zu sich selber hin, der Versuch eines Weges, die Andeutung eines Pfades.


    (da/von Demian, H. Hesse)


    Chi cammina in montagna sceglie la salita, anche sentieri difficili ed erti, ma cambia continuamente l'orizzonte davanti a sè. Talvolta cammina nelle tenebre, ma sa che cos'è la luce e la cerca. Non può lasciare il cuore a casa perchè lo deve portare lassù, fra le vette.

    mercoledì 22 ottobre 2008

    CINQUE METRI SOPRA IL LIVELLO DEL MARE

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    Ogni anno, per antica tradizione familiare, tra la fine di ottobre e i primi di novembre ci incontriamo fra le colline toscane in Maremma per raccogliere le olive. Infatti, qui possediamo una casa di campagna con annesso un piccolo uliveto. Naturalmente è anche una occasione per vedersi fra sorelle, fratelli, zii, nonni, cugini, nipoti e passare del tempo insieme lavorando nella dolce quiete della campagna. Poichè l'olio prodotto non ha nessun fine di lucro, la quantità è appena sufficiente a soddisfare i nostri fabbisogni, i metodi di raccolta possibili sono solo quelli manuali. Ad essere precisi, i sistemi sono essenzialmente due: la brucatura, che significa, come io dico, mungere con le mani ramo per ramo, e la battitura, che vuol dire appunto battere, mediante canne di bambù, gentilmente ma fermamente, le parti alte delle piante per far cadere le olive in appositi teli predisposti all'uopo. Una variante della prima tecnica, diciamo così la nostra parte "high-tech", consiste nel rimpiazzare le nude (guantate) mani con bucolici rastrellini.
    A questo punto anche il più gentile e interessato lettore ai resoconti campagnoli può domandarsi che centri tutto questo con un Blog sulle montagne, sui silenzi alpini e sull'Alpe di Siusi in particolare. In effetti nulla, tranne per qualche analogia che andrò a spiegare nelle prossime righe. Un primo elemento in comune tra le montagne e gli alberi è dato dal fatto che in entrambe le situazioni ci si può arrampicare. Nel caso specifico, si utilizzano sia il free climbing che le vie attrezzate, ossia le scale. Quest'ultime è bene sempre assicurarle in cima con un cordino di sicurezza. La scivolosità dei rami degli ulivi da' luogo ad improvvisi ribaltamenti, anche a partire da posizionamenti, apparentemente, fra i più stabili (gli esperti del settore mi dicono che le piante peggiori sono quelle dei cachi, che però non ho mai provato). Comunque, cadere anche da pochi metri può risultare assai sgradevole. Occorre avere le gambe ben salde e ferme per battere, talvolta con una certa energia, i rami e far cadere le olive. Nel giardino vi è anche un albero di gelsi, che è stato il mio primo 8000 ... millimetri.

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    Arrivo sul punto più alto di un ulivo con la testa che emerge da un mare di foglie che ondeggia lievemente. Sopra di me, l'azzurro del cielo è interrotto dallo sfrecciare di uno stormo di tordi. A cinque metri sul il livello del mare si possono provare emozioni non meno intense di quelle in alta quota. Ci si muove di continuo, con microspostamenti lungo le innumerevoli vie degli alberi, attraverso le loro infinite storie.
    Tutto intorno si odono gli spari dei cacciatori, che questo è il periodo concesso. Le leggi li vogliono almeno a 150 metri dalle abitazioni e dalle strade, ma a me sembrano sempre molto più vicini. Ogni anno lavoro sulle cime delle piante, sperando di non fare la fine de La piccola vedetta lombarda.
    Mia madre organizza i nostri bambini in una piccola squadra per raccogliere le mele nel frutteto, con l'idea sopratutto di evitare che i loro vivaci piedini sui teli producano l'olio prima del dovuto. A sera però, tre grandi ceste di mele dimostrano che la loro opera non è stata meno fruttuosa (è proprio il caso di dirlo !) della nostra.
    Al terzo giorno, di buon mattino, dalle macine del frantoio appare l'oro verde. Di un colore scuro e intenso, ancora ricco in sospensione di quelle spoglie che fra un paio di settimane giaceranno immote sul fondo, per sempre.

    Dati
    Dislivello complessivo in salita: 5 metri
    Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzature ) e free climbing.
    Tempo impiegato: 9,5 ore 1g / 10 ore 2g


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