lunedì 23 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
SOSPESI TRA TEMPO ED ETERNITA' / SCHWEBEND ZWISCHEN ZEIT UND EWIGKEIT
Mentre io, in questo momento comodamente seduto davanti alla mia scrivania, leggo cose inutili, scrivo queste righe inutili, faccio cose inutili. Benchè esistano delle motivazioni pienamente razionali e giustificanti il mio operato quotidiano, mi sembra a volte che le mie attività siano del tutto superflue e la mia volontà diretta a scopi assolutamente sbagliati. Allora mi avvicino alla finestra e rivolgo il mio sguardo verso le nubi.
Cosa c'è di più affascinante nel mondo delle nuvole nel cielo ?
Sono gioco quando assumono la forma di cani, mucche, lupi e squali, di animali fantastici o dei più disparati oggetti dalle fogge bizzarre. Sono tenere e delicate come le guance dei neonati, scure e minacciose come gli araldi della morte. Candide isole beate sospese nel cielo tra tempo ed eternità, talvolta tinte di rosso, di azzurro, di grigio o di oro. Sottili come veli, imponenti come montagne.
Sono il simbolo del Wanderung, il vagabondare senza meta, del desiderio, della nostalgia.
Inaccessibili come le vette in inverno, la ricerca di se stessi, la vicinanza degli altri. Si lasciano trasportare nel cielo dal vento come una bella similitudine delle nostre esistenze terrene: si addensano, si diradano, spariscono all'improvviso.
Eppure accade a chi sale verso le cime dei monti di raggiungere le nuvole e di entrarvi in mezzo. Capita di sentirsi morbidamente avvolti dai vapori con un senso di inquietudine sempre più nitido a mano a mano che la densità della nebbia aumenta. Proseguendo ci si può trovare in un mondo rovesciato: le nuvole sotto i propri piedi, la terra sopra la testa e più in alto ancora una azzurra e rotonda campana. Come loro nel cielo, sospesi tra tempo ed eternità.
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venerdì 30 ottobre 2009
MUCCHE D'ESTATE / KUEHE IM SOMMER
È dolce errare
Nella sacra natura selvaggia
Süss ists zu irren
In heiliger Wildniss
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venerdì 23 ottobre 2009
PRIME NEVI / ERSTER SCHNEE
Sorrido e non rispondo, il cuore tranquillo.
i fiori di pesco se ne vanno lontano, galleggiando leggeri sul torrente.
È un altro mondo, diverso da quello degli uomini.
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giovedì 15 ottobre 2009
IL RITORNO AI VECCHI TEMPI / DIE ALTE ZEIT ZURUCK
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mercoledì 7 ottobre 2009
LEGGENDE D'ALPE / DIE SAGEN DER ALPEN
Queste ed altre storie fantastiche sono da raccontare ai bambini davanti al fuoco nelle lunghe sere autunnali, aspettando che Brüskalan arrivi giù dal molino del cielo.
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martedì 29 settembre 2009
LA QUIETE DEI MONTI / DIE STILLE DER BERGE
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martedì 15 settembre 2009
LE GEOMETRIE DELLA NEVE / GEOMETRIE IM SCHNEE
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martedì 1 settembre 2009
MARMOTTE ... CATALITICHE
Ecco un esemplare che si è messo in posa mostrando una rara spavalderia. Una situazione analoga mi era capitata pochi giorni prima nella medesima zona. Ho fedelmente immortalato la scena, immagine a destra, senza nessuna fretta, vista la completa indifferenza del soggetto protagonista ! (Vedi Post relativo)
La domanda sorge spontanea: è sempre lo stesso animale che ama essere "paparazzato" da chi incontra a tutte le ore oppure si tratta di individui diversi magari .. semplicemente ... parenti. Lascio la parola a chi vorrà commentare a riguardo. Di sicuro vi è un solo fatto: queste marmotte hanno saputo davvero catalizzare la nostra attenzione.
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mercoledì 19 agosto 2009
L'URLO / DER SCHREI DER NATUR
... und ich fühlte wie ein langer unendlicher Schrei duch die Natur ging
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giovedì 13 agosto 2009
QUADRI ASTRATTI ... NATURE VIVE / ABSTRAKTE MALAREI ... NATUR LEBEN
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sabato 8 agosto 2009
UN INCONTRO INATTESO / EINE UNERWARTETE BEGEGNUNG
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venerdì 31 luglio 2009
SILENZI D'ALPE / DIE STILLE DER ALPEN
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lunedì 27 luglio 2009
MARMOTTE D’ALPE / MURMELTIERE DER ALPEN
Questo esemplare si è fatto fotografare ieri da vicino mostrando una spavalderia che è in assoluta controtendenza con l'atteggiamento dei suoi simili !
Se ne incontrano ancora molte proseguendo fino al Rifugio del Sassopiatto, Plattkofelhütte. Da lì, sia risalendo lungo il sentiero che porta all’attacco della cima del Sassopiatto che costeggiando la montagna in direzione del Rifugio Friedrich August con buona probabilità la "caccia" continuerà ad essere particolarmente fruttuosa.
Chi si trovasse dall’altra parte dell’Alpe, per esempio ai piedi dei Denti di Terrarossa, Rosszahne, prima della forcella omonima, può incontrare questi tozzi e paffuti roditori correre su per i prati con una straordinaria velocità ed agilità.
A coloro che non fossero sull’Alpe o comunque in alta montagna consiglio senz'altro di ascoltare almeno il Lied di Beethoven su testo di Goethe “La Marmotte” (!?), “Ich komme schon durch manches Land" (Giro già per parecchi paesi).
Ecco il testo
Ich komme schon durch manches Land,
Avec que la marmotte,
Und immer was zu essen fand,
Avec que la marmotte.
Avec que sí, avec que là,
Avec que la marmotte.
Ich hab gesehn gar manchen Herrn,
Avec que la marmotte,
der hat die Jungfrau gar zu gern,
Avec que la marmotte.
Hab' auch gesehn die Jungfer schön,
Avec que la marmotte,
die täte nach mir Kleinem sehn,
Avec que la marmotte.
Nun lasst mich nicht so geh, ihr Herrn,
Avec que la marmotte,
die Burschen essen und trinken gern,
Avec que la marmotte.
Le sentinelle
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martedì 21 luglio 2009
LA MORTE DI EMPEDOCLE / DER TOD DES EMPEDOKLES
Tutte le foto sono state scattate sull'Etna alla fine di giugno 2009
Ne La morte di Empedocle Hölderlin rapprenta gli ultimi giorni della vita del filosofo greco, che sceglie di morire gettandosi nell'Etna per tornare nel seno della natura "presente e divina". Chi si avventura per le montagne sente un inscindibile legame con l'ambiente, divino e infinito , che lo circonda; una identità in senso forte che rende un Essere uno con il tutto. Forse, per questo, qualche volta si sceglie di rischiare, di rimanere lassù.
Quando sarò lontano, parleranno per me
i fiori del cielo, le stelle in fiore,
e quanti germogliano a migliaia sulla terra.
La natura presente e divina
non ha bisogno di parole; e se una volta vi è
stata accanto, non vi lascerà mai soli
poiché il suo attimo non finisce mai;
Es sprechen, wenn ich ferne bin, statt meiner
Des Himmels Blumen, blühendes Gestirn
Und die der Erde tausendfach entkeimen,
Die göttlichgegenwärtige Natur
Bedarf der Rede nicht; und nimmer läßt
Sie einsam euch, wo Einmal sie genaht,
Denn unauslöschlich ist der Augenblick
Von ihr;
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martedì 7 luglio 2009
IL SILENZIO DELLA NEBBIA / DIE STILLE DES NEBELS
Folate di vapore umido risalivano dalla valle, arrampicandosi sopra le immense muraglie di roccia che stringevano la nostra gola.
A mano a mano che il giorno avanzava, veli fitti di nebbia si aprivano via via come sipari di un teatro immaginario.
Finchè l'ultimo si alzò e ri-uscimmo a riveder i prati dell'Alpe.
Ricorditi, lettor, se mai ne l'alpe
ti colse nebbia per la qual vedessi
non altrimenti che per pelle talpe,
come, quando i vapori umidi e spessi
a diradar cominciansi, la spera
del sol debilemente entra per essi;
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lunedì 22 giugno 2009
ESTATE
una stanza, una stanza in un sogno.
... bis der ganze Sommer ein Zimmer
wird, ein Zimmer in einem Traum.
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giovedì 11 giugno 2009
IL BOSCO E' LIBERO ... SCOMPARSA E' LA NEVE ! / DER WALD IST FREI ... DER SCHNEE IST FORT !
Nel bosco non più ghiaccio
né ghirlande di brina.
Scomparsa è la neve!
In mezzo al verde
risuonano canti di letizia.
Pura è la neve
sopra la vetta;
ma verso l'alto corriamo presto ...
Der Wald ist frei
Von Eis und Reifgehänge.
Der Schnee ist fort;
Am grünen Ort
Erschallen Lustgesänge.
Ein reiner Schnee
Liegt auf der Höh;
Doch eilen wir nach oben ...
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mercoledì 27 maggio 2009
ALPE ATOMICA / ATOMAR ALM
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giovedì 21 maggio 2009
TRAMONTO / ABENDROT
... dai monti, che ora si levavano nel tramonto come un'onda turchina di cristallo sul cui caldo fluire giocavano i raggi rossi della sera;
Sie entfernten sich allmählich vom Gebirg, das nun wie eine tiefblaue Kristallwelle sich in das Abendrot hob, und auf deren warmer Flut die roten Strahlen des Abends spielten;
(da/von Lenz, G. Büchner)
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giovedì 30 aprile 2009
STAGIONI / JAHRENZEIT
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martedì 14 aprile 2009
ARIA DI PRIMAVERA / FRUHLING IM RAHMEN
"la prima pioggia d’aprile che senti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini”. (Mario Rigoni Stren)
Così scrive Il grande scrittore asiaghese ed errare per le montagne in questa stagione effettivamente produce emozioni forti e particolari. Nei boschi sotto il mio "altopiano delle meraviglie", lo Sciliar, Schlern, le neve si è sciolta da poco più di due settimane lasciando evidenti e pesanti i segni del suo passaggio.
Piccole frane e smottamenti, alberi abbattuti, tronchi divelti sono un po' ovunque e sbarrano i sentieri. Queste terre rimarranno così desolate e selvagge fino a quando la mano ordinatrice dell'uomo non interverrà a restituire quella fisionomia che ci è familiare durante il periodo estivo. Al contempo, la forza vivificante della natura partecipa alla sua metamorfosi con un un tripudio di colori e fragranze che mozzano il fiato.
Camminando nei boschi, negli spazi aperti illuminati dal sole lungo le balze della montagna, vedo cascate di eriche giungere fino al limitare del sentiero, estendendosi poi a perdita d'occhio verso l'alto. Più avanti, sparsi quà là, i fior di stecco, profumatissimi quanto velenosi, specialmente per le loro bacche rosse che, in alcuni casi, possono risultare addirittura mortali. Mentre risalgo la montagna lungo un sentiero, tutto ad un tratto, mi compare davanti un capriolo maschio di ragguardevoli dimensioni. I nostri sguardi si incrociano e ci osserviamo. Poi d'improvviso fugge emettendo il suo rauco abbaiare (mi perdonino i puristi e gli esperti di montagna, ma il verso del capriolo mi è sempre sembrato una specie di sordo abbaiare). Ed ecco le epatiche, anemoni che un tempo venivano impiegati a scopi terapeutici, brillare come piccole stelle nel firmamento del sottobosco. Nel cielo, un falco ad ali spiegate disegna lenti anelli circolari; forse sta guatando qualche preda. Sopra la mia testa lo Sciliar giace addormentato nelle braccia gelide e candide dell'inverno.
Ecco un tipico fiore alpino: il fior di stecco, o Dafne Mezereo, molto profumato le cui bacche rosse sono però assai velenose
Epatiche: anemoni dalle proprietà terapeutiche
Un "mostruoso" serpente ingentilito da una piantina di erica
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venerdì 3 aprile 2009
NUVOLE E SCILIAR / WOLKEN UND SCHLERN
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martedì 24 marzo 2009
MONTAGNE E RADICI / BERGE UND WURZELN

Il gruppo del Sassolungo, Langkofel, visto dal Monte Piz
(Scena: due viandanti si inerpicano sui fianchi di una maestosa ed imponente montagna)
- Perchè Maestro, - esclamò ad un tratto il giovane - dobbiamo salire sulle vette più alte ? -
Il vecchio, poeta e maestro di silenzi, rispose: - Perchè le montagne più alte hanno le radici più profonde -
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mercoledì 25 febbraio 2009
IL SACRO E I SILENZI D'ALPE / DIE HEILIGE STILLE DER ALPEN

Un tramonto sull'Alpe visto dalla chiesetta dello Zallinger (2.034 m) Sullo sfondo appare lo Sciliar, Schlern.
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venerdì 6 febbraio 2009
TRACCE / SPUREN
Tracce sulla neve. In alto: capriolo. In basso: lepre.
Caprioli e Camosci si muovono su grandi estensioni di territorio. Questi animali spesso si trovano già a parecchi chilometri dal luogo di rinvenimento delle loro impronte. Al contrario delle lepri che vivono all'interno di una area di riferimento molto più piccola. Quando si scatta questo tipo di fotografie è possibile che l'autore delle tipiche orme a y sia ancora presente. Nascosto in qualche anfratto, sotto la neve, o in un cespuglio in immobile, silente e ... ansiosa osservazione.
Spuren im Schnee
Bist du ein guter Spurenleser ?
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mercoledì 28 gennaio 2009
O SELIGE NATUR !
Perduto nell’azzurro sconfinato, io volgo spesso il mio sguardo in alto ...
Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta del monte, il luogo della quiete perenne ...
Verloren ins weite Blau, blick ich oft hinauf an den Aether ...
Eines zu sein mit Allem, was lebt, in seliger Selbstvergessenheit wiederzukehren ins All der Natur, das ist der Gipfel der Gedanken und Freuden, das ist die heilige Bergeshöhe, der Ort der ewigen Ruhe ...
(da/von Hyperion, F. Hölderlin)
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mercoledì 14 gennaio 2009
I VOLTI DELLA MONTAGNA / DIE GESICHTER DER BERGE

Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: gennaio 2009
Ahimé, dove trovare, quando
È inverno, i fiori, e dove
Il raggio del sole,
E l’ombra della terra?
I muri stanno
Muti e freddi, nel vento
Stridono le bandiere.
Weh mir, wo nehm’ich, wenn
Es winter ist
die Blumen, und wo
Den Sonnenschein,
Und Schatten der Erde?
Die Mauern stehn
Sprachlos und kalt. Im Winde
Klirren die Fahnen.
(da/von Metà della vita / Hälfte des Lebens, F. Hölderlin )
Con questa poesia Hölderlin mostra i diversi aspetti della natura, contrapponendo la forza vitale dell'estate al silenzioso, Sprachlos, senza parole, gelo dell'inverno. Questa è una allegoria dell'esperienza dell'identità umana, dell' uno differente in se stesso, come dirà nell'Iperione, citando un frammento di Eraclito.
Spesso ci si accorge di quanto si cambia lungo le stagioni della vita; talvolta così profondamente da non riconoscere o collegare la propria identità passata con quella presente. Hölderlin si pone però il problema di tentare di raggiungere una serenità interiore che consenta di sopportare il dolore che accompagna la nostra esistenza, nei suoi momenti più ciechi e disperati, nel fallimento dei progetti a cui avevamo affidato il fondamento di noi stessi. Per arrivare ad ottenere questo equilibrio occorre accettare un percorso in cui l'io cambia continuamente, differenziandosi e perdendo pezzi di sè. E' un processo che mette in crisi il nostro essere inteso come una entità statica, dove l'adattabilità, il cui etimo significa aggiustare, accomodare ma anche connettere, e l'intelligenza, legare insieme, diventano sinonimi.
Un'altra allegoria di queste metamorfosi è quella di chi cammina errando per boschi e montagne: ci si svia continuamente per ritrovare il sentiero, per cercare di raggiungersi.

Dal rifugio Molignon, Mahlknechthütte, verso il rifugio Alpe di Tires, Schutzhaus Tierser Alpl: luglio 2008
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domenica 4 gennaio 2009
LA NATURA E I SILENZI D'ALPE IN INVERNO / DIE NATUR UND DIE STILLE DER ALPEN IM WINTER
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mercoledì 19 novembre 2008
LE RADICI AGGROVIGLIATE DEI FAGGI
Il vento, a folate, accorse dai crinali e dalle gole nere dei monti, ove un fragore è nel fondo. Sciogliendo la sua corsa verso l’aperto, vi respiravano a quando a quando, con un lento respiro, gli abeti: o i faggi dalle radici aggrovigliate. Così dei lontani si sa tutto, ed anche i dolori. .... (da Carlo Emilio Gadda) Gli alberi sono il simbolo emblematico della capacità di resistere, di adattarsi e di superare le intemperie dell'ambiente esterno. Esprimono la sintesi dell'atto di conoscenza e quello del ricercare nella memoria perchè sanno scavare con tenacia, in silenzio, lentamente, radici solide e profonde nel ventre della terra. Per questo sono longevi e sviluppano tronchi, rami e da questi altri rami e fronde e dalle fronde le innumeri e mormoranti foglie. E ognuna ha un pensiero suo ed è nel pensiero comune. Qualche albero cade, il bosco tiene. La nostra società, smemorata e superficiale, senza le adeguate difese corre il rischio di una morte precoce.
L’atto di conoscenza ha da radicarsi nel vero, cioè in quel quid ch’è stato vivuto, e non sognato, da le genti: sì come di faggio, d’antico faggio, in ne’ cui rami superni fragorosamente, ma vanamente, lo stolto vento prorompe.
La cieca furia del vento si abbatte sulle vite degli uomini, strappando loro la salute e gli affetti più cari, con violenza estrema e anzitempo. Occorre scavare radici solide e profonde dentro noi stessi per trasformare il disordine e il dolore di questo mondo nella bellezza di una foresta di montagna.
WebRoll
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sabato 15 novembre 2008
L'ALPE SUBLIME
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venerdì 7 novembre 2008
NEVI
In montagna con l'alternarsi delle stagioni si incontrano diversi tipi di neve. Mario Rigoni Stern fa un celebre elenco di nomi perduti, un tempo dati dalle sue parti.
Brüskalan; la prima neve dell’inverno, quella vera. Nevicava, nevicava, anche a ottobre e a novembre, ma la neve autunnale è una neve fiacca, flaccida, che si attacca agli scarponi. Ma quando brüskalanava era diverso. Il terreno dopo l’estate di San Martino era ben gelato e risuonava sotto le nostre scarpe chiodate con brocche e giazzini. Lo si sentiva nell’aria l’odore della prima neve: un odore pulito, leggero; più buono e grato di quello della nebbia.
Sneea; neve abbondante e leggera giù dal molino del cielo. Si andava trepidanti in soffitta a prendere gli sci e le lame, i nostri slittini monoposto. Si sciava e si slittava sulla strada che scendeva verso la piazza, sfidando la guardia comunale e le sgridate delle madri e delle nonne, che andavano a messa scivolando sulla neve indurita destinata a diventare ghiaccio vivo, che nemmeno lo spazzaneve tirato da dodici cavalli sarebbe riuscito a intaccare.
Haapar; la sneea diventava haapar quando l’inverno stava per finire. Al sole si scioglieva in mille e mille gocce, e sotto appariva il bruno del suolo. Era in questo periodo che si sentivano le prime allodole: una mattina ti correva un brivido per la pelle ed nel cielo si levava alto loro canto.
Haarnust; questa è la neve vecchia che verso primavera, nelle ore calde, il sole ammorbidisce in superficie e che poi il freddo della notte indurisce. Neve ottima per escursioni fuori pista, da farsi nelle primissime luci dell’alba e fino alle undici del mattino, in ogni terreno e con gli sci da fondo o da alpinismo, con buona sciolina klister o pelli di foca. Ma anche a piedi quando per l’età non si deve spericolare. Allora si va con comodi scarponi leggeri sopra l’haarnust che sopporta il peso del passo senza cedere: cammini “in alto”, come sospeso, sopra pietre e buche, a livello degli apici degli alberi giovani che spuntano dalla neve verso la primavera che incomincia con l’odore della resina, e vai senza fatica, a mezz’aria.
Swalbalasneea; la neve della rondine, la neve di marzo che è sempre puntuale nei secoli. Cade dopo che sono arrivate le rondini: a volte soffice, a volte bagnata, a volte come tormenta, o anche calma in dilatate falde. In una notte può caderne fino a un metro e allora le rondini arrivate quassù ad annunciare la primavera se ne ritornano in pianura per qualche giorno finchè l’aria umida o la pioggia o il terreno in amore non avranno sciolto la swalbalasneea.
Kuksneea; è la neve d’aprile; non sempre è presente, ma non è nemmeno rara. Sui prati che incominciano a rinverdire e dove sono fioriti i crochi non si ferma molto, perché prima ancora del sole la terra in amore la fa sciogliere. Come la swalbalasneea è la neve della rondine, la kuksneea è la neve del cuculo perché è lui, il gioioso uccello risvegliatore del bosco, che qualche volta la chiama per divertirsi quando si sfalda dai rami delle conifere: per lui che viene dall’Africa, questa cosa bianca e soffice e fredda è rara e curiosa.
Bàchtalasneea; la neve della quaglia. Una nube che scende da nord, una ventata, un rapido abbassamento della temperatura ed ecco a maggio la bàchtalasneea. Dura solo poche ore, ma sufficienti per far paura agli uccelli nel nido, dare morte alle api sorprese fuori dall’arnia e preoccupazione alle femmine di capriolo in attesa del parto.
Kuasneea; la neve delle vacche, perché cade in estate quando queste si trovano sui pascoli delle malghe. Probabilmente quando viene giù le vacche affamate scendono urlando nei boschi e diventa difficile tenerle in mandria. Come un problema diventa fare il formaggio. Di questa neve rimane memoria e data nei nati di quei giorni: Nives, Nevino, Bianca, Nevio ...
(Da "Sentieri sotto la neve", M. Rigoni Stern)
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Andrea Fellegara
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domenica 2 novembre 2008
L'ALPE DEI BAMBINI

L'Alpe di Siusi vista da B., 6 anni, che spiega il suo disegno con una poesia
Mmm, Mmm fa la mucca Camilla,
mangia l’erba, Mmm, Mmm,
e si arrampica sul tetto della montagna.
Bruca, bruca l’erba e … forse trova un bruchetto
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Andrea Fellegara
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giovedì 30 ottobre 2008
WANDERWEG
La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero.
Das Leben jedes Menschen ist ein Weg zu sich selber hin, der Versuch eines Weges, die Andeutung eines Pfades.
(da/von Demian, H. Hesse)
Chi cammina in montagna sceglie la salita, anche sentieri difficili ed erti, ma cambia continuamente l'orizzonte davanti a sè. Talvolta cammina nelle tenebre, ma sa che cos'è la luce e la cerca. Non può lasciare il cuore a casa perchè lo deve portare lassù, fra le vette.
mercoledì 22 ottobre 2008
CINQUE METRI SOPRA IL LIVELLO DEL MARE
A questo punto anche il più gentile e interessato lettore ai resoconti campagnoli può domandarsi che centri tutto questo con un Blog sulle montagne, sui silenzi alpini e sull'Alpe di Siusi in particolare. In effetti nulla, tranne per qualche analogia che andrò a spiegare nelle prossime righe. Un primo elemento in comune tra le montagne e gli alberi è dato dal fatto che in entrambe le situazioni ci si può arrampicare. Nel caso specifico, si utilizzano sia il free climbing che le vie attrezzate, ossia le scale. Quest'ultime è bene sempre assicurarle in cima con un cordino di sicurezza. La scivolosità dei rami degli ulivi da' luogo ad improvvisi ribaltamenti, anche a partire da posizionamenti, apparentemente, fra i più stabili (gli esperti del settore mi dicono che le piante peggiori sono quelle dei cachi, che però non ho mai provato). Comunque, cadere anche da pochi metri può risultare assai sgradevole. Occorre avere le gambe ben salde e ferme per battere, talvolta con una certa energia, i rami e far cadere le olive. Nel giardino vi è anche un albero di gelsi, che è stato il mio primo 8000 ... millimetri.
Tutto intorno si odono gli spari dei cacciatori, che questo è il periodo concesso. Le leggi li vogliono almeno a 150 metri dalle abitazioni e dalle strade, ma a me sembrano sempre molto più vicini. Ogni anno lavoro sulle cime delle piante, sperando di non fare la fine de La piccola vedetta lombarda.
Mia madre organizza i nostri bambini in una piccola squadra per raccogliere le mele nel frutteto, con l'idea sopratutto di evitare che i loro vivaci piedini sui teli producano l'olio prima del dovuto. A sera però, tre grandi ceste di mele dimostrano che la loro opera non è stata meno fruttuosa (è proprio il caso di dirlo !) della nostra.
Al terzo giorno, di buon mattino, dalle macine del frantoio appare l'oro verde. Di un colore scuro e intenso, ancora ricco in sospensione di quelle spoglie che fra un paio di settimane giaceranno immote sul fondo, per sempre.
Dati
Dislivello complessivo in salita: 5 metri
Difficoltà: EEA (Escursionisti Esperti con Attrezzature ) e free climbing.
Tempo impiegato: 9,5 ore 1g / 10 ore 2g
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Andrea Fellegara
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