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venerdì 24 settembre 2010

IL SOLITARIO NELL'AUTUNNO / DER EINSAME IM HERBST

Herbst


Nebbie autunnali vagano azzurrine sul lago;
sono rigati di brina tutti i fili d'erba;
diresti che un artista abbia sparso polvere
di giada sui fiori delicati.
Il dolce profumo dei fiori è svanito;
un freddo vento piega in giù i loro steli.
Presto, appassiti, i petali d'oro
dei fiori di loto fuggiranno sull'acqua.
Il mio cuore è stanco. La mia piccola lanterna
si spegne crepitando:
è un invito a dormire.
Vengo da te, mio caro rifugio!
Sì, dammi pace, ho bisogno di sollievo!
Io piango molto nella mia solitudine.
L'autunno dura da troppo tempo nel mio cuore.
Sole dell'amore, non vuoi proprio più splendere,
per asciugare con mano lieve le mie lacrime amare ?


Herbstnebel wallen Bläulich überm See;
Vom Reif bezogen stehen alle Gräser;
Mann meint, ein Künstler habe Staub von Jade
Über die feinen Blüten ausgetreut.
Der süsse Duft der Blumen ist verflogen;
Ein kalter Wind beugt ihre Stengel nieder.
Bald werden die verwelkten, gold' nen Bkätter
Der Lotosblüten auf dem Wasser zieh' n.
Mein Herz ist müde. Meine kleine Lampe
Erlosch mit Knistern;
es gemahnt mich an den Schlaf.
Ich komm' zu dir, traute Rubestätte!
Ja, gib mir Ruh, ich hab' Erquickung not!
Ich weine viel meinen einsamkeiten.
der Herbst in meinem Herzen währt zu lange.
Sonne der Liebe, willst du nie mehr scheinen,
Um meine bittern Tränen mild aufzutrocknen?

(da/von Tchang Tsi poeta cinese del VIII secolo d.C., dinastia Tang, testo utilizzato da G. Mahler nel Canto della Terra / Das Lied von der Erde )

giovedì 29 luglio 2010

L'ANIMA DELLE PIANTE / DIE SEELE DER PFLANFZEN

Die Seele


Scriveva Gustav Fechner (1801-1887), professore di fisica e padre fondatore della psicofisica, in un libretto che ebbe un certo successo all'epoca (Nanna oder über das Seelenleben der Pflanzen, Nanna o l'anima delle piante):

"Perché dovremmo pensare che una pianta è meno cosciente della sete o della fame di un animale, quest’ultimo cerca da mangiare con tutto il suo corpo, con l’olfatto e altri sensi ancora, la pianta con una sola parte non guidata dal naso, dalle orecchie o dagli occhi, ma con altri sensi."

Dichiarava inoltre, in modo decisamente provocatorio, che lo scopo precipuo del corpo umano era proprio quello di servire allo sviluppo del mondo vegetale attraverso l'emissione di gas carbonico e come cibo dopo la morte. L'aspetto paradossale della questione è evidente e serve a rovesciare la convinzione dell'uomo quale protagonista "cosmico" assoluto. Questa pulce nell'orecchio infatti, così suona: se fossimo stati creati noi per essere utili ai vegetali e non il viceversa ?
Il sapere di Fechner affondava le sue radici nel legame profondo tra gli esseri umani e il mondo che è alla base della concezione del rapporto fra uomo e natura del romanticismo tedesco e ha alimentato il pensiero di molti dei suoi posteri. Difatti, per citarne alcuni, Freud lo definì un "acuto osservatore", Mahler lesse con molto interesse, misto a divertimento, le sue opere.
Naturalmente il dibattito sull'argomento è assai arduo e presenta numerose implicazioni sia di carattere morale che religioso. Quello che indiscutibilemente emerge è la necessità sempre più impellente dell'uomo moderno di "recuperare" un equilibrio con la natura, che ha bistrattato in tutti modi con ritorni negativi che ormai sono cronaca quotidiana. Anche qui la faccenda è assai complessa e le soluzioni tutt'altro che immediate. Al livello base però, qualche piccolo accorgimento si può mettere in pratica. Per cominciare occorre ri-imparare a raccogliere quei flebili suoni che provengono dall'ambiente. Forse le piante non sono mute ma siamo noi sordi per esse. Bisogna eliminare il rumore assordante che permea la nostra vita, camminando molto a lungo e in silenzio. Lentamente, per riscoprire il pensiero di ci ha preceduto e fare qualche bella passeggiata.


"Che cosa è la Natura ? Un indice enciclopedico, sistematico o il piano del nostro spirito"

"Was ist die Natur? - Ein encyclopadischer, systematischer Index oder Plan unsers Geistes.


(da/von Novalis, Georg Philipp Friedrich Freiherr von Hardenberg)



WebRoll

  • Piante Sensibili a parole e carezze anche loro hanno un' anima
  • giovedì 24 gennaio 2008

    IL CANTO DELLA TERRA / DAS LIED VON DER ERDE

    Mahler1




    Con l'animo affranto dal dolore della morte della sua giovane figlia e dalle cattive notizie sulla sua salute, Gustav Mahler decise di trovar rifugio nella quiete della montagne e precisamente a Dobbiaco, Toblach, in Val Pusteria. Si stabilì in Casa Trenker, trascorrendo parte del suo tempo in una semplice hütte di legno immersa nei boschi. Qui, nella pace silente delle Dolomiti, Mahler compose uno dei suoi più straordinari capolavori: il Canto della Terra, Das Lied von der Erde. I testi sono tratti da una antologia di liriche cinesi della dinastia T'ang (VII-X secolo), incentrati sui temi del dolore, della vita, della morte e della solitudine. Fra gli autori scelti da Mahler spicca Li-Tai-Po, uno dei maggiori poeti di quel periodo. L'ultimo Lied, che sotto riportiamo, è Der Abschied, frutto della fusione di due componimenti di Mong-Kao-Yen e Wang-Wei. Facendo questo, desidero rivolgere un affettuoso pensiero a coloro che ci hanno lasciato su questa terra.

    Der Abschied

    Discende il sole dietro la montagna.
    Cala la sera sopra ogni vallata
    Con le sue ombre piene di frescura.
    Guarda! Come una barca argentea scivola
    La luna nell'azzurro lago del cielo.
    Avverto il soffio di un lieve vento
    Nell'oscurità dei pini!

    Canta il ruscello nel buio, pieno di armonia!
    Impallidisce, al crepuscolo, il colore dei fiori.
    Respira la terra piena di pace e di sonno,
    Ogni desiderio cerca ora il suo sogno.
    Gli uomini, stanchi, ritornano a casa,
    per ritrovare, nel sonno, giovinezza
    e felicità perdute!
    Gli uccelli posano silenziosi sui rami.
    Il mondo si addormenta!

    Un soffio fresco spira fra i miei pini.
    Io resto qui e aspetto il mio amico;
    Lo aspetto per l'ultimo saluto.
    Come vorrei, amico, godere al tuo fianco
    Della bellezza di questa sera!
    Dove indugi? Mi lasci a lungo in solitudine!
    Erro qua e là con il mio liuto
    Su sentieri colmi di tenera erba.
    O bellezza! O mondo ebbro di amore eterno, di eterna vita!

    Discese da cavallo porgendo la bevanda
    Del congedo. Gli chiese quale fosse la sua meta
    E perché doveva partire.
    Parlò, e la sua voce era velata: Amico mio,
    in questo mondo avversa mi è stata la sorte!
    Dove vado? Io vado e m'incammino verso i monti.
    A cercare pace per il mio cuore solitario.
    Ritorno alla mia terra natale, la mia patria!
    Non andrò più errando in paesi stranieri.
    Tace il mio cuore e attende la sua ora!

    La cara terra dappertutto
    Fiorisce in primavera, di verde
    Sempre si ricopre! Dappertutto e per sempre
    Azzurro splende l'orizzonte!
    Per sempre... per sempre ...





    Die Sonne scheidet hinter dem Gebirge.
    In alle Täler steigt der Abend nieder
    Mit seinen Schatten, die voll Kühlung sind.
    O sieh! Wie eine Silberbarke schwebt
    Der Mond am blauen Himmelssee herauf.
    Ich spüre eines feinen Windes Wehn
    Hinter den dunklen Fichten!

    Der Bach singt voller Wohllaut durch das Dunkel.
    Die Blumen blassen im Dämmerschein.
    Die Erde atmet voll von Ruh und Schlaf,
    Alle Sehnsucht will nun träumen.
    Die müden Menschen gehn heimwärts,
    Um im Schlaf vergeßnes Glück
    Und Jugend neu zu lernen!
    Die Vögel hocken still in ihren Zweigen.
    Die Welt schläft ein!

    Es wehet kühl im Schatten meiner Fichten.
    Ich stehe hier und harre meines Freundes;
    Ich harre sein zum letzten Lebewohl.
    Ich sehne mich, o Freund, an deiner Seite

    Die Schönheit dieses Abends zu genießen.
    Wo bleibst du? Du läßt mich lang allein!
    Ich wandle auf und nieder mit meiner Laute
    Auf Wegen, die vom weichen Grase schwellen.
    O Schönheit! O ewigen Liebens - Lebenstrunkne Welt!

    Er stieg vom Pferd und reichte ihm den Trunk
    Des Abschieds dar. Er fragte ihn, wohin
    Er führe und auch warum es müßte sein.
    Er sprach, seine Stimme war umflort: Du, mein Freund,
    Mir war auf dieser Welt das Glück nicht hold!
    Wohin ich geh? Ich geh, ich wandre in die Berge.
    Ich suche Ruhe für mein einsam Herz.
    Ich wandle nach der Heimat, meiner Stätte.
    Ich werde niemals in die Ferne schweifen.
    Still ist mein Herz und harret seiner Stunde!

    Die liebe Erde allüberall
    Blüht auf im Lenz und grünt
    Aufs neu! Allüberall und ewig
    Blauen licht die Fernen!
    Ewig... ewig...




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  • I colori del suono

  • Il Canto della Terra / Das Lied von der Erde - I testi dei Lieder

  • Settimane musicali Gustav Mahler 2008 a Dobbiaco: 100 anni Das Lied von der Erde

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