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venerdì 24 settembre 2010

IL SOLITARIO NELL'AUTUNNO / DER EINSAME IM HERBST

Herbst


Nebbie autunnali vagano azzurrine sul lago;
sono rigati di brina tutti i fili d'erba;
diresti che un artista abbia sparso polvere
di giada sui fiori delicati.
Il dolce profumo dei fiori è svanito;
un freddo vento piega in giù i loro steli.
Presto, appassiti, i petali d'oro
dei fiori di loto fuggiranno sull'acqua.
Il mio cuore è stanco. La mia piccola lanterna
si spegne crepitando:
è un invito a dormire.
Vengo da te, mio caro rifugio!
Sì, dammi pace, ho bisogno di sollievo!
Io piango molto nella mia solitudine.
L'autunno dura da troppo tempo nel mio cuore.
Sole dell'amore, non vuoi proprio più splendere,
per asciugare con mano lieve le mie lacrime amare ?


Herbstnebel wallen Bläulich überm See;
Vom Reif bezogen stehen alle Gräser;
Mann meint, ein Künstler habe Staub von Jade
Über die feinen Blüten ausgetreut.
Der süsse Duft der Blumen ist verflogen;
Ein kalter Wind beugt ihre Stengel nieder.
Bald werden die verwelkten, gold' nen Bkätter
Der Lotosblüten auf dem Wasser zieh' n.
Mein Herz ist müde. Meine kleine Lampe
Erlosch mit Knistern;
es gemahnt mich an den Schlaf.
Ich komm' zu dir, traute Rubestätte!
Ja, gib mir Ruh, ich hab' Erquickung not!
Ich weine viel meinen einsamkeiten.
der Herbst in meinem Herzen währt zu lange.
Sonne der Liebe, willst du nie mehr scheinen,
Um meine bittern Tränen mild aufzutrocknen?

(da/von Tchang Tsi poeta cinese del VIII secolo d.C., dinastia Tang, testo utilizzato da G. Mahler nel Canto della Terra / Das Lied von der Erde )

giovedì 18 marzo 2010

GEOMETRIE

Geometrie lr



Alberi come spilli fitti
conficcati nella morbida terra
che con la bianca neve si alterna
in una lunga teoria di pavimentazioni,
intrecciando geometrie e finiture preziose


Geomtrie 2 ter

giovedì 4 marzo 2010

GESCHICHTEN VON VERLORENEN WANDERERN

Infinito3


Im Garten der verlorenen Bäume

La transitoria, fragrante neve
Morbida s'impone ora
Sugli Alberi perduti,
Affogati dal volto antico
Della Solitudine della Natura


(Libero Omaggio a E. Dickinson)

sabato 15 novembre 2008

L'ALPE SUBLIME

alpe sublime



Solitudine pura,

senz'orme!


(da Alcyone, "l'Alpe sublime", G. D'Annunzio)

lunedì 13 ottobre 2008

IN SOLITARIA SENZA SOLITUDINE

in solitaria


Quest'estate, per quell'accavallarsi di destini paralleli ed incrociati che è l'evolversi della vita, mi sono ritrovato da solo per alcuni giorni all'Alpe. Camminare in montagna è una esperienza ed una emozione individuale che, ormai da moltissimi anni, vivo in compagnia. Passarsi una borraccia, scambiare uno sguardo, qualche parola, da significato alla tua esistenza di animale sociale. Ora, senza nessun altro che me stesso, che fare ?
Il desiderio irrefrenabile di salire sui monti mi impediva qualunque pensiero di fannulloneria casalinga. Così ho preparato lo zaino e sono partito di buon mattino, naufrago solitario, disperso in un mare di montagne. Data l'ora non si vedeva anima viva a perdita d'occhio. Ho fatto pochi passi e mi sono fermato, schiacciato dal peso del dilemma perfetto: tornare indietro era inconcepibile, andare avanti anche. Se in un qualche recesso impervio mi rompessi una gamba, non mi è mai successo quindi potrebbe essere la volta buona, cosa accadrebbe in una zona non coperta dalle reti cellulari ? Mentre mi dibattevo tormentato da opposti pensieri, le mie gambe hanno cominciato lentamente a muoversi portandomi in un luogo in cui non ero mai stato; una piccola valle proprio dietro i Denti di Terrarossa. Un posto veramente magnifico: nei morbidi prati trapuntati da fiori di tutti i colori volteggiavano variopinte farfalle e bruni insetti dalle ali vetrose. Deliziose collinette ora erbose, ora boscose delimitavano quel paesaggio dove tutto era silenzio, tutto era incanto. Quell'Eden era tutto per me, mi salutava e mi accoglieva, ed io per lui. La montagna è una allegoria, una porta che l'anima può aprire, quando sia pronta a farlo, per entrare in un mondo intimo, dove si diventa un tutt'uno con la Natura, dove non occorre parlare perchè parole e cose già coincidono. Ho ripreso quidi la retta via dirigendomi verso la Forcella dei Denti di Terrarossa. Lungo il sentiero, in mezzo ai prati, ho scorto un branco di cavalli intento a pascolare. Passando, ho accarezzato lievemente la lunga criniera bionda di uno di loro. Questi, come ubbidendo ad un invisibile comando, ha iniziato a seguirmi. Era un segno: ora avevo compagnia. Un equo compenso per la mia "saggia" decisione (nulla è più equo di un cavallo !). L'animale si è fermato là dove cominciavano i ripidi pendii della Forcella: ora dovevo proseguire da solo con la moltitudine dei miei pensieri. Ho continuato a salire, arrampicandomi fino al plateau dello Sciliar dove ho fatto la prima sosta. Ho tirato fuori pane e formaggio e ho iniziato a mangiare, contemplando lo straordinario spettacolo che avevo davanti agli occhi. Da un lato si vedeva il tranquillo mare verde smeraldo dei pascoli dell'Alpe, dall'altro si estendeva aspra e selvaggia la Val Ciamin, fino a pochi anni fa scarsamente frequentata. Lassù regnava una estatica quiete silente, Stille, la si avvertiva aleggiare, leggera nell'aria. Ma vi era anche un altro silenzio: quello profondo del tacere, Schweigen, quando nessuna parola risuona adeguata a descrivere la realtà delle situazioni, il fluire degli eventi.
Nel frattempo rapide e nere nubi si stavano addensando nel cielo. Queste ultime non promettevano nulla di buono, anzi sembravano garantire l'imminenza di un formidabile acquazzone. Così sono ritornato sui miei passi puntando diritto verso il rifugio Alpe di Tires. Nemmeno mezz'ora dopo il mio arrivo sotto il tetto della Tierser Alpl Hütte la Natura dava un saggio della sua forza scatenando una autentica tempesta, accompagnata da una pioggia torrenziale. Di lì a poco, il potente rovescio calava vistosamente la sua intensità. Approfittando di un momento di tregua ho abbandonato il rifugio e mi sono diretto verso valle. Dello stesso avviso era anche una coppia di famigliole con allegri bambini; insieme abbiamo quindi iniziato la discesa. Arrivati ai piedi della Forcella, senza incidenti, i segni del fortunale erano però evidenti sui nostri pantaloni, infangati fin quasi sotto il ginocchio. Allora ho suggerito ai miei nuovi compagni di avventura di usare la lavatrice dell'Alpe, programma lungamente sperimentato e subito accolto con grande gioia dai loro bambini. Si tratta infatti di correre a perdifiato giù per i prati; la lunga erba tenera e bagnata pensa a pulire ogni cosa. Provare per credere !


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sabato 5 aprile 2008

IL BOSCO, LA NEBBIA E IL WANDERER / DER WALD, DER NEBEL UND DER WANDERER

bosco con nebbia



Il viaggiatore nella corrente mentalità della nostra odierna società è colui che si sposta da un punto all'altro avendo ben chiare nella mente le stazioni di partenza e di arrivo. Il viaggio costituisce un ritardo nel raggiungimento della meta finale e si cerca di accorciarlo in ogni modo, utilizzando mezzi di trasporto sempre più veloci, come aerei o altro.
Completamente diverso è invece il significato del Wanderung, nell'accezione che il romanticismo tedesco da' a questo termine. Il Wanderer è un essere umano che va alla ricerca di sé stesso con un impeto di libertà irrinunciabile nell'andare oltre. Cammina con incedere lento e silente, usualmente a piedi. Ciò non implica che sempre e comunque debba fisicamente muovere le sue gambe. Partecipa dello stupore e della meraviglia di chi si inoltra nella
natura e si trova in sintonia con essa.
Nel mondo romantico un Wanderung di particolare importanza è quello del viaggio invernale, il Winterreise. La monotonia del paesaggio innevato, il freddo e la fatica di arranca nel gelo sono allegorie del senso di solitudine, dello sgomento che ne deriva e, più in generale, del dolore che accompagna l'esistenza di questa vita. Goethe descrive questi stati di animo nel celebre Viaggio invernale nello Harz, Harzreise im Winter,

Nella macchia il sentiero si perde,
dietro i suoi passi
si chiudono di colpo gli arbusti,
si rialzano l'erbe,
l'inghiotte la solitudine


Im Gebüsch verliert sich der Pfad.
Hinter ihm schlagen
Die Sträuche zusammen,
Das Gras steht wieder auf,
Die Öde verschlingt ihn.


questo smarrimento si può superare comprendendo che l'uomo è un animale sociale, che può realizzarsi totalmente solo vivendo nella collettività. Faust riscatta la propria anima anche perché ha sviluppato un senso di solidarietà e di fratellanza nei confronti dei propri simili. Il Wanderung diventa quindi uno sviamento per ritrovare il giusto cammino, una ricerca di solitudine per espandere le proprie potenzialità verso gli altri, per iniziare un dialogo.

Il navigatore su Internet è un Wanderer a tutti gli effetti, che traccia una rotta all'interno della propria testa attraverso la Rete. Bloggare è un atto per stabilire un contatto con il prossimo, un bagno virtuale dentro una comunità interattiva. Al contempo è anche un passaggio verso il mondo reale, perchè solo al caldo respiro dell'umanità le nostre aspirazioni possono attuarsi.

Ogni giorno io esco, sempre in cerca di altro,
A lungo ho chiesto consiglio a tutti i sentieri del luogo

Täglich geh’ ich heraus, und such’ ein Anderes immer,
Habe längst sie befragt alle die Pfade des Lands


(da F. Hölderlin)


Bosco con nebbia 2


Bosco con la nebbia 3

lunedì 10 marzo 2008

NEL BOSCO / IM WALD

Nel Bosco 3


Vi è un piacere nei boschi inesplorati / e un'estasi nelle spiagge deserte, / vi è una compagnia che nessuno può turbare presso il mare profondo, e una musica nel suo ruggito; / non amo meno l'uomo ma di più la natura / dopo questi colloqui dove fuggo da quel che sono o prima sono stato / per confondermi con l'universo e lì sentire / ciò che mai posso esprimere nè del tutto celare.

There is a pleasure in the pathless woods, / There is a rapture on the lonely shore, / There is society, where none intrudes, By the deep sea, and music in its roar: / I love not man the less, but Nature more, / From these our interviews, in which I steal From all I may be, or have been before, / To mingle with the Universe, and feel / What I can ne'er express, yet cannot all conceal.

(from Childe Harold's Pilgrimage, Canto iv, Verse 178. Lord G. Byron)



Questo celebre brano è tratto dal Pellegrinaggio del Cavaliere Harold, Childe Harold's Pilgrimage, un poemetto dedicato ai viaggi compiuti a più riprese da Byron in Europa e Medio Oriente. Il quarto canto è specificatamente dedicato all'Italia, dove il poeta inglese si recò per sfuggire a traversie sociali e personali che lo affliggevano in patria. Il viaggio qui lo si intende nella accezione romantica del termine, il Wanderung, peregrinazione senza mete precise, evento che trasforma l'identità interiore del viaggiatore, ponendolo al di fuori di qualsiasi inserimento in un contesto stanziale. Poiché il ritorno non è necessariamente postulato, l'errare si nutre di tappe non programmate e moltiplicabili.

Camminare in un bosco è una delle esperienze più straordinarie che possano capitare nella vita di una persona. Lasciare che siano gli scarponi a pensare, mentre l'anima e il cervello godono dello stupore e della meraviglia di chi si inoltra nella sua natura. Abbandonati i sentieri reali ci si inerpica per quelli immaginari che continuamente si trasformano con l'ombra dei colori e il silenzio dei suoni.
Silenzio non significa mancanza assoluta di suono. Chiunque sia stato in una camera anecoica sa quanto sia sgradevole e disorientante l'assenza di un rumore di fondo. Al contrario un suono sommesso, sordo come il gorgogliare di un ruscello o modulato come il canto degli uccelli, favorisce la riflessione, elimina i pensieri negativi. Figlio dei grandi spazi, questo silenzio ti permette di sentire ciò che mai si può esprimere nè del tutto celare.
Si potrebbe obbiettare che il silenzio e la solitudine possono risultare terribili, specialmente se si è malati o anziani. E' vero. Anche un bacio diventa brutale violenza se dato contro la volontà di chi lo riceve. Tutto dipende dalle condizioni con cui si compiono o si subiscono le azioni.
Talvolta, per trovare se stessi, occorrono tantissime ore di cammino.

Avevo circa sedici anni e quell'anno ero in vacanza a Soraga, insieme ad un compagno di scuola per la prima volta in montagna. Andammo in gita con la corriera al Passo di Costalunga, Karerpass, e di lì decidemmo di ritornare a piedi. Dopo poche centinaia di metri di una comoda strada, proposi di fare una scorciatoia scendendo giù per il bosco. Alla sua domanda se conoscessi bene l'itinerario da fare risposi che ero praticamente nato da quelle parti. Avrei potuto compiere il tragitto bendato senza tema di errore. Benchè fosse vero il fatto che mi arrampico per boschi dall'età di due anni, in quei luoghi non ero mai stato prima di allora, nè avevo la più pallida conoscenza del percorso. Errammo per cinque ore, salendo e scendendo sui fianchi della montagna. Alla fine ci trovammo sul fondo di un canalone dove, per tornare ragionevolmente a valle, occorreva "saltare" un torrente. La distanza da coprire era modesta, un paio di metri scarsi, resa però psicologicamente difficile dal fatto che si passava in volo sopra una piccola cascata; sbagliare significava come minimo rompersi una gamba o peggio. Una rincorsa di 5-6 metri ci consentì di compiere facilmente l'impresa e di li poco eravamo a casa. All'inizio il mio amico chiese un paio di volte delucidazioni sulla direzione di marcia, poi smise definitivamente. Si era convertito anche lui a quel magico errabondo piacere. Così facemmo per tutti i giorni di quell'estate. Così continuai per i successivi 32 anni.



Nel Bosco 1

Nel Bosco 2