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sabato 23 giugno 2012

SILENZI FOR THE CURE

Silenzi for the Cure
Mountains for the Cure



Questo Blog aderisce alla campagna contro i tumori al seno e invita tutti a fare altrettanto. Metti, se vuoi, sullo zaino o sulla maglietta un piccolo stick adesivo come quello mostrato in foto. Costa poco e può allungare la vita. Le piccole pietre fanno le montagne



Un mondo senza cancro al seno
Ein Welt ohne Brustkrebs
A World without brest cancer



  • Komen Italia

  • Komen Deutschland
  • venerdì 12 novembre 2010

    IL VIANDANTE E IL SENTIERO / DER WANDERER UND DER WEG

    Herbst 2

    Smarrisco la strada e cammino,
    cerco ciò che non posso ottenere
    e ottengo quello che non cerco.

    I lose my way and I wander, I seek what I cannot get,
    I get what I do not seek.

    Ich verliere meinen Weg und ich wand're;
    ich suche was ich nicht erreichen kann
    und ich erreiche, was ich nicht suche.


    Herbst

    Herbst 3


    (da/von The Gardener, R. Tagore)

    giovedì 30 aprile 2009

    STAGIONI / JAHRENZEIT

    Alpe inverno bis

    L'Alpe che dorme tra le gelide e candide braccia dell'inverno


    Chi si avventura sull'Alpe in questi giorni cammina lungo le stagioni. Nel versante che guarda la Val Gardena, Grödental, la neve si scioglie e ogni giorno la primavera avanza a larghi passi. Tra il Sassolungo, Langkofel e lo Sciliar, Schlern, invece, tutto dorme ancora tra le gelide e candide braccia dell'inverno.


    Le Sacre du Printemps,

    Die Frühlingsweihe,

    I riti della Primavera


    martedì 14 aprile 2009

    ARIA DI PRIMAVERA / FRUHLING IM RAHMEN

    Erica

    Una cascata di erica nel Parco Naturale dello Sciliar


    "la prima pioggia d’aprile che senti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini”. (Mario Rigoni Stren)

    Così scrive Il grande scrittore asiaghese ed errare per le montagne in questa stagione effettivamente produce emozioni forti e particolari. Nei boschi sotto il mio "altopiano delle meraviglie", lo Sciliar, Schlern, le neve si è sciolta da poco più di due settimane lasciando evidenti e pesanti i segni del suo passaggio.

    Parco Sciliar

    Piccole frane e smottamenti, alberi abbattuti, tronchi divelti sono un po' ovunque e sbarrano i sentieri. Queste terre rimarranno così desolate e selvagge fino a quando la mano ordinatrice dell'uomo non interverrà a restituire quella fisionomia che ci è familiare durante il periodo estivo. Al contempo, la forza vivificante della natura partecipa alla sua metamorfosi con un un tripudio di colori e fragranze che mozzano il fiato.
    Camminando nei boschi, negli spazi aperti illuminati dal sole lungo le balze della montagna, vedo cascate di eriche giungere fino al limitare del sentiero, estendendosi poi a perdita d'occhio verso l'alto. Più avanti, sparsi quà là, i fior di stecco, profumatissimi quanto velenosi, specialmente per le loro bacche rosse che, in alcuni casi, possono risultare addirittura mortali. Mentre risalgo la montagna lungo un sentiero, tutto ad un tratto, mi compare davanti un capriolo maschio di ragguardevoli dimensioni. I nostri sguardi si incrociano e ci osserviamo. Poi d'improvviso fugge emettendo il suo rauco abbaiare (mi perdonino i puristi e gli esperti di montagna, ma il verso del capriolo mi è sempre sembrato una specie di sordo abbaiare). Ed ecco le epatiche, anemoni che un tempo venivano impiegati a scopi terapeutici, brillare come piccole stelle nel firmamento del sottobosco. Nel cielo, un falco ad ali spiegate disegna lenti anelli circolari; forse sta guatando qualche preda. Sopra la mia testa lo Sciliar giace addormentato nelle braccia gelide e candide dell'inverno.



    Fior di stecco

    Ecco un tipico fiore alpino: il fior di stecco, o Dafne Mezereo, molto profumato le cui bacche rosse sono però assai velenose



    epatiche2

    Epatiche: anemoni dalle proprietà terapeutiche


    Mostro sullo Sciliar

    Un "mostruoso" serpente ingentilito da una piantina di erica


    martedì 24 marzo 2009

    MONTAGNE E RADICI / BERGE UND WURZELN

    Gruppo del Sassolungo

    Il gruppo del Sassolungo, Langkofel, visto dal Monte Piz


    (Scena: due viandanti si inerpicano sui fianchi di una maestosa ed imponente montagna)

    - Perchè Maestro, - esclamò ad un tratto il giovane - dobbiamo salire sulle vette più alte ? -
    Il vecchio, poeta e maestro di silenzi, rispose: - Perchè le montagne più alte hanno le radici più profonde -

    giovedì 30 ottobre 2008

    WANDERWEG

    wanderweg


    La vita di ogni uomo è una via verso se stesso, il tentativo di una via, l'accenno di un sentiero.

    Das Leben jedes Menschen ist ein Weg zu sich selber hin, der Versuch eines Weges, die Andeutung eines Pfades.


    (da/von Demian, H. Hesse)


    Chi cammina in montagna sceglie la salita, anche sentieri difficili ed erti, ma cambia continuamente l'orizzonte davanti a sè. Talvolta cammina nelle tenebre, ma sa che cos'è la luce e la cerca. Non può lasciare il cuore a casa perchè lo deve portare lassù, fra le vette.

    martedì 23 settembre 2008

    CAMMINANDO IN MONTAGNA IN AUTUNNO

    DSC01640bis

    Due occhi verde smeraldo scrutano il cielo del Parco Nazionale del Triglav (Slovenia)

    Settembre è un mese perfetto per chi ama salire sulle montagne ed immergersi nelle profondità dei silenzi alpini. Lasciandosi alle spalle il chiasso agostano, le valli tornano infatti nel loro stato perpetuo di quiete e di tranquillità. Le giornate sono spesso assolate, la temperatura è fresca.
    Chi vive nel frastuono delle nostro tempo cerca freneticamente e disperatamente degli angoli di silenzio dove appigliare la propria anima, come un naufrago in una tempesta. In montagna il silenzio è una condizione naturale. La voce non è più uno strumento esistenziale di comunicazione così necessario; la si può utilizzare molto meno perchè qui parole e cose già coincidono.

    Questa volta camminiamo per raggiungere la Valle dei Sette Laghi, nel cuore del Parco Nazionale del Triglav in Slovenia. Non ci sono funivie seggiovie, cabinovie: gli unici mezzi meccanici disponibili sono quelli di una volta, le gambe. La salita inizia a circa 600 metri s.l.m. Partiamo di buon'ora avvolti in una dolce e fitta nebbia. Bastano poche centinaia di metri, come a bordo di un immaginario aereo, per vedere l’azzurro del cielo che annuncia l’arrivo di una bellissima giornata, mentre in basso le nubi si addensano sul lago di Bohinj.

    nebbia del mattino

    L’aria frizzante del mattino, il desiderio di vedere questi laghi alpini tanto decantati ci spinge a tenere un buon passo: copriamo il dislivello in altezza, circa 1500 metri, in 3 ore e mezzo. Ed eccoli apparire uno dopo l’altro in una sequenza di immagini straordinarie, che mozzano il fiato, che lasciano senza parole. Il primo è il Lago Nero, così chiamato per la presenza di minerali ferrosi sul fondo. Più in alto due occhi color smeraldo scrutano il cielo, poi ancora una serie di specchi d'acqua di un intenso blu cobalto. Raggiungiamo e oltrepassiamo la vetta del Ticarica, ora camminando in cresta, ora scollinando quà e là. Il Triglav (letteralmente Tre Teste) mostra qualcuno dei suoi volti, per poi nascondersi, come un gigante indispettito, dentro una fitta nebbia. Il panorama è davvero spettacolare: da una parte uno strapiombo di oltre 1000 metri verso il lago di Bohinj dall'altra i boschi ammantati dall'umile splendore dell'autunno.
    Il resto è silenzio.

    Dati
    Dislivello complessivo in salita: 1800 metri
    Difficoltà: sentieri EE (Escursionista Esperto) con qualche semplice passaggio in corda fissa.
    Tempo impiegato: 10 ore

    Grazie ai nostri amici in Slovenia per il loro caldo benvenuto , ad Alpinsport per il supporto locale ed avere guidato i nostri passi in questi luoghi incantevoli.


    TNP1

    La via verso i Sette Laghi

    crno jezero TNP3TNP2




    DSC01644bis

    Sullo sfondo il Triglav avvolto fra le nebbie

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    Funghi: giganti (sopra), amanita muscaria (sotto)

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    sabato 7 giugno 2008

    UN GIOELLO DELL A NATURA / EIN JUWEL DER NATUR

    Forra1


    Chi, trovandosi nell'alto Lazio, desiderasse compiere una tranquilla passeggiata immerso in una natura del tutto particolare, può scegliere di visitare la Riserva Naturale Regionale di Canale Monterano. La qual cosa noi abbiamo fatto recentemente, esplorando un territorio che combina la presenza di numerose testimonianze storiche, dal periodo etrusco a quello rinascimentale-barocco, con una esuberante e peculiare biodiversità. Il percorso si snoda in maniera suggestiva e senza difficoltà, attraverso boschi, radure e forre. Quest'ultime sembrano grandi cantine all'aperto: l'aria è piacevolmente fresca anche nelle ore più calde. Una sensazione di frizzantino che ricorda quella delle montagne, senza però possedere la purezza dell'alta quota. Sulle cime degli alberi il potente splendore della luce solare si perde nel labirinto della vegetazione e si tramuta in una delicata penombra. Felci di notevoli proporzioni e robuste liane legnose fanno da cornice a questi luoghi che paiono più appartenere alle foreste amazzoniche che a quelle nostrane. A poca distanza, un laghetto di acque solforose ribolle con un gorgoglìo appena percettibile. Passando in una stretta gola un grosso pezzo di ramo divelto è sospeso nell'aria: procediamo cautamente, osservando con molta attenzione questa gigantesca spada di Damocle. Attraverso sentierini adornati dalla presenza di orchidee spontanee e rose selvatiche arriviamo alla sommità di un piccolo colle. Dalla macchia sbucano le vestigie della antica Canale Monterano, restaurata ai tempi niente di meno che da Gian Lorenzo Bernini.
    Capita solo da queste parti di passeggiare nei boschi e trovare opere del grande architetto del Barocco.

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    Forra4

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    La spada di Damocle

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    Un laghetto di acque solfuree


    Canale Monterano

    lunedì 19 maggio 2008

    UNA PASSEGGIATA NEL TEMPO AI 5 CONFINI

    Fiori 2Fiori 1

    L'umile possanza dei fiori di montagna in primavera,
    "Myricae
    arbusta iuvant humilesque myricae"


    L'idea di domenica era quella di salire verso la sella dei Jacci per poi discendere le valli erbose sottostanti il versante nord-est del Terminillo verso Leonessa. In questa stagione, in primavera, sui quei prati è possibile assistere ad una vera e propria esplosione di magnifici colori, con splendide e rare fioriture.
    Giunti al
    rifugio del CAI "A. Sebastiani", 1820 m., il generale inverno sbarra il nostro cammino. Sembra una gigantesca colata lavica, fatta però di ghiaccio e di neve, che ricopre e ostruisce tutte le strade e i sentieri. Per proseguire ci vogliono i ramponi e noi siamo con i bambini. Sopra la nostra testa, la vetta del Terminillo mostra il suo volto scuro, ironia della sorte, chiazzato solo quà e là da piccoli nevai.
    "Ciò che vedete è l'effetto della nevicata di Pasqua, qui sono caduti almeno due metri di neve" ci spiega il gestore del rifugio e consiglia di ridiscendere verso una località chiamata 5 confini, famosa da quelle parti per lo sci da fondo, e con boschi non meno belli, assicura, di quelli previsti dal nostro programma. Velocemente raggiungiamo il luogo proposto, lasciando alle nostre spalle dei monumentali condomini che, conclusa la stagione sciistica, giacciono abbandonati e silenziosi. Qui ora la pace e la tranquillità regnano sovrane.

    Camminare in montagna in questo periodo dell'anno da a questa esperienza un tocco di incomparabile magia: è possibile passeggiare a proprio piacimento nel tempo e nelle stagioni. Pochi passi ed ecco che in un anfratto esposto a nord l'ultima neve e gli alberi ancora brulli dipingono un'isola di tardo inverno. A breve distanza, in un fazzoletto di terra, il sole brilla tra i rami: spuntano quà e là fiori dai colori sgargianti che così salutano la primavera. Più avanti in un prato assolato lo smeraldo dell'erba, già pronta per il pascolo, annunzia l'arrivo imminente dell'estate. Tornando nel sottobosco, il morbido e croccante tappeto di foglie secche mostra l'umile splendore dell'autunno.

    L'uomo tende a vivere il tempo in una dimensione lineare, una freccia che la nostra società rende sempre più veloce, talvolta travolgente. Diversamente dalla Natura, il cui divenire è un ciclico eterno ritorno, le stagioni. Chi abita nelle moderne città ha perduto questa circolarità del tempo, ben conosciuta dalla civiltà contadina. Recuperare un termine di paragone, di confronto, Gleichnis per usare le parole di Goethe, è lo streben, l'andare oltre, che può contribuire a preservare il rapporto fra esseri umani e il mondo in cui tutti noi viviamo.
    Camminando nello spazio si ritrovano i sensi del tempo.


    Salì pensoso la romita altura
    ove ha il suo nido l'aquila e il torrente,
    e centro della lontananza oscura
    sta, sapïente.

    Oh! scruta intorno gl'ignorati abissi:
    più ti va lungi l'occhio del pensiero,
    più presso viene quello che tu fissi:
    ombra e mistero.


    (da Myricae, Pensieri, La Sapienza, di G. Pascoli)



    WebRoll

  • Rifugio CAI "A. Sebastiani"

  • Fondazione G. Pascoli, i manoscritti, fotografie, gli studi critici e poesie di Giovanni Pascoli


  • inverno

    Un angolo di tardo inverno


    faggibosco di faggi

    Faggete nei boschi prospicenti la località "5 confini", Monte Terminillo


    DSC00755

    Abeti e Faggi si fronteggiano in un dolce declivio

    sabato 10 maggio 2008

    PASSEGGIARE NELLA NATURA / SPAZIERGANGEN IN DER NATUR

    Schlern


    Salve a te, o mio monte dalla vetta rossa che risplende,
    ....
    attorno al monte bruno, sul bosco verdeggiante,
    e attorno a me, che evaso alfin dalla stanza prigione
    e dal dialogo angusto, lieto in te mi rifugio,
    la tua aria balsamica mi attraversa e mi rigenera

    (La Passeggiata, di F. Schiller)


    Sei mir gegrüßt, mein Berg mit dem rötlich strahlenden Gipfel,
    ...
    Um das braune Gebirg, über den grünenden Wald,
    Auch um mich, der endlich entflohn des Zimmers Gefängnis
    Und dem engen Gespräch, freudig sich rettet zu dir,
    Deiner Lüfte balsamischer Strom durchrinnt mich erquickend,

    (Der Spaziergang, Elegie von F. Schiller)

    lunedì 28 aprile 2008

    I SILENZI DEL MARE / DIE STILLE DES MEERES

    Uccellina 3

    I Silenzi del Mare: il Parco dell'Uccellina (Maremma) il 26 aprile 2008

    Quando la mano rossa del sole appare nel cielo, tutto è ancora silenzio. Pochi minuti dopo il canto degli uccelli saluta un nuovo giorno: i riti della natura sono uguali in ogni angolo della terra.
    Gli appassionati della montagna hanno generalmente come meta di riferimento le Alpi, mentre esistono luoghi di straordinaria bellezza dove il camminare e i silenzi non sono meno intensi. Siamo nel Parco Naturale della Maremma dove paludi, pinete e pascoli si estendono a perdita d'occhio fra Principina e Talamone, nel cuore della Toscana, adagiati lungo il Tirreno. Questo Parco viene anche chiamato dell'Uccellina, dal nome dei monti omonimi che si trovano alle nostre spalle.

    Zaini in spalla e pedule leggere, ecco l'attrezzatura che serve. La natura di questi boschi è completamente differente da quella alpina, a cui siamo abituati. Qui dominano faggi, sugheri e sprazzi di macchia mediterranea, ma il wanderung, il piacere erratico, non è meno coinvolgente. Arriviamo sulla cima di un piccolo colle dove svetta una torre di avvistamento, utilizzata in passato per segnalare il sopragiungere delle navi pirata. Il panorama da quassù lo vedete nelle foto e non necessita di nessun commento. Mentre riposiamo all'ombra di un grande albero, ecco che dalla selva sbuca una volpe. Cautamente prendo la macchina fotografica, certo di non avere il tempo per afferrare il breve attimo che ci è stato concesso. Invece no: anzi, non solo si lascia ritrarre dall'obbiettivo ma sembra mettersi in posa girando intorno quà e là per offrire lo scatto migliore. Mi avvicino troppo: allora mi punta addosso gli occhi e retrocede guardinga. Quello sguardo, così diverso da quello mansueto degli animali domestici, esprime tutta la bellezza di ciò che non potrai mai possedere. Mi allontano e mi siedo, mentre l'animale continua ad osservarci a debita distanza, ma senza andar via. Alla fine decidiamo di proseguire scendendo per un rapido sentierino che si butta a picco verso la pineta sottostante. Durante la discesa ci accorgiamo che la volpe intende seguirci. Compare a tratti ora sopra, ora sotto il nostro cammino, per un buon tratto di strada. Coincidenza di percorso? Sembra un padrone di casa che controlli il comportamento dei suoi ospiti.
    Qui, la vetta è al livello del mare. Ci stendiamo sull'arenile a contemplare l'azzurro infinito che abbiamo davanti, ritmato dallo sciabordio della risacca.
    There is a rapture on the lonely shore ....


    Ma nelle regioni felici
    dove dimorano le forme belle,
    non mugghia più la cupa tempesta dell'affanno
    ...
    il sereno azzurro della quiete brilla

    Aber in den heitern Regionen,
    Wo die reinen Formen wohnen,
    Rauscht des Jammers trüber Sturm nicht mehr,
    ...
    Hier der Rühe heitres Blau.


    (Das Ideal und das Leben , F. Schiller)



    Fox

    Wild Fox

    La volpe e l'istinto selvaggio


    Uccelina

    Uccellina 2

    Il verde e l'azzurro visto dalla Torre della foto precedente: sullo sfondo, tenue, appare l'isola d'Elba



    Rosmarino

    Una grande e profumata pianta di rosmarino selvatico

    sabato 5 aprile 2008

    IL BOSCO, LA NEBBIA E IL WANDERER / DER WALD, DER NEBEL UND DER WANDERER

    bosco con nebbia



    Il viaggiatore nella corrente mentalità della nostra odierna società è colui che si sposta da un punto all'altro avendo ben chiare nella mente le stazioni di partenza e di arrivo. Il viaggio costituisce un ritardo nel raggiungimento della meta finale e si cerca di accorciarlo in ogni modo, utilizzando mezzi di trasporto sempre più veloci, come aerei o altro.
    Completamente diverso è invece il significato del Wanderung, nell'accezione che il romanticismo tedesco da' a questo termine. Il Wanderer è un essere umano che va alla ricerca di sé stesso con un impeto di libertà irrinunciabile nell'andare oltre. Cammina con incedere lento e silente, usualmente a piedi. Ciò non implica che sempre e comunque debba fisicamente muovere le sue gambe. Partecipa dello stupore e della meraviglia di chi si inoltra nella
    natura e si trova in sintonia con essa.
    Nel mondo romantico un Wanderung di particolare importanza è quello del viaggio invernale, il Winterreise. La monotonia del paesaggio innevato, il freddo e la fatica di arranca nel gelo sono allegorie del senso di solitudine, dello sgomento che ne deriva e, più in generale, del dolore che accompagna l'esistenza di questa vita. Goethe descrive questi stati di animo nel celebre Viaggio invernale nello Harz, Harzreise im Winter,

    Nella macchia il sentiero si perde,
    dietro i suoi passi
    si chiudono di colpo gli arbusti,
    si rialzano l'erbe,
    l'inghiotte la solitudine


    Im Gebüsch verliert sich der Pfad.
    Hinter ihm schlagen
    Die Sträuche zusammen,
    Das Gras steht wieder auf,
    Die Öde verschlingt ihn.


    questo smarrimento si può superare comprendendo che l'uomo è un animale sociale, che può realizzarsi totalmente solo vivendo nella collettività. Faust riscatta la propria anima anche perché ha sviluppato un senso di solidarietà e di fratellanza nei confronti dei propri simili. Il Wanderung diventa quindi uno sviamento per ritrovare il giusto cammino, una ricerca di solitudine per espandere le proprie potenzialità verso gli altri, per iniziare un dialogo.

    Il navigatore su Internet è un Wanderer a tutti gli effetti, che traccia una rotta all'interno della propria testa attraverso la Rete. Bloggare è un atto per stabilire un contatto con il prossimo, un bagno virtuale dentro una comunità interattiva. Al contempo è anche un passaggio verso il mondo reale, perchè solo al caldo respiro dell'umanità le nostre aspirazioni possono attuarsi.

    Ogni giorno io esco, sempre in cerca di altro,
    A lungo ho chiesto consiglio a tutti i sentieri del luogo

    Täglich geh’ ich heraus, und such’ ein Anderes immer,
    Habe längst sie befragt alle die Pfade des Lands


    (da F. Hölderlin)


    Bosco con nebbia 2


    Bosco con la nebbia 3

    lunedì 10 marzo 2008

    NEL BOSCO / IM WALD

    Nel Bosco 3


    Vi è un piacere nei boschi inesplorati / e un'estasi nelle spiagge deserte, / vi è una compagnia che nessuno può turbare presso il mare profondo, e una musica nel suo ruggito; / non amo meno l'uomo ma di più la natura / dopo questi colloqui dove fuggo da quel che sono o prima sono stato / per confondermi con l'universo e lì sentire / ciò che mai posso esprimere nè del tutto celare.

    There is a pleasure in the pathless woods, / There is a rapture on the lonely shore, / There is society, where none intrudes, By the deep sea, and music in its roar: / I love not man the less, but Nature more, / From these our interviews, in which I steal From all I may be, or have been before, / To mingle with the Universe, and feel / What I can ne'er express, yet cannot all conceal.

    (from Childe Harold's Pilgrimage, Canto iv, Verse 178. Lord G. Byron)



    Questo celebre brano è tratto dal Pellegrinaggio del Cavaliere Harold, Childe Harold's Pilgrimage, un poemetto dedicato ai viaggi compiuti a più riprese da Byron in Europa e Medio Oriente. Il quarto canto è specificatamente dedicato all'Italia, dove il poeta inglese si recò per sfuggire a traversie sociali e personali che lo affliggevano in patria. Il viaggio qui lo si intende nella accezione romantica del termine, il Wanderung, peregrinazione senza mete precise, evento che trasforma l'identità interiore del viaggiatore, ponendolo al di fuori di qualsiasi inserimento in un contesto stanziale. Poiché il ritorno non è necessariamente postulato, l'errare si nutre di tappe non programmate e moltiplicabili.

    Camminare in un bosco è una delle esperienze più straordinarie che possano capitare nella vita di una persona. Lasciare che siano gli scarponi a pensare, mentre l'anima e il cervello godono dello stupore e della meraviglia di chi si inoltra nella sua natura. Abbandonati i sentieri reali ci si inerpica per quelli immaginari che continuamente si trasformano con l'ombra dei colori e il silenzio dei suoni.
    Silenzio non significa mancanza assoluta di suono. Chiunque sia stato in una camera anecoica sa quanto sia sgradevole e disorientante l'assenza di un rumore di fondo. Al contrario un suono sommesso, sordo come il gorgogliare di un ruscello o modulato come il canto degli uccelli, favorisce la riflessione, elimina i pensieri negativi. Figlio dei grandi spazi, questo silenzio ti permette di sentire ciò che mai si può esprimere nè del tutto celare.
    Si potrebbe obbiettare che il silenzio e la solitudine possono risultare terribili, specialmente se si è malati o anziani. E' vero. Anche un bacio diventa brutale violenza se dato contro la volontà di chi lo riceve. Tutto dipende dalle condizioni con cui si compiono o si subiscono le azioni.
    Talvolta, per trovare se stessi, occorrono tantissime ore di cammino.

    Avevo circa sedici anni e quell'anno ero in vacanza a Soraga, insieme ad un compagno di scuola per la prima volta in montagna. Andammo in gita con la corriera al Passo di Costalunga, Karerpass, e di lì decidemmo di ritornare a piedi. Dopo poche centinaia di metri di una comoda strada, proposi di fare una scorciatoia scendendo giù per il bosco. Alla sua domanda se conoscessi bene l'itinerario da fare risposi che ero praticamente nato da quelle parti. Avrei potuto compiere il tragitto bendato senza tema di errore. Benchè fosse vero il fatto che mi arrampico per boschi dall'età di due anni, in quei luoghi non ero mai stato prima di allora, nè avevo la più pallida conoscenza del percorso. Errammo per cinque ore, salendo e scendendo sui fianchi della montagna. Alla fine ci trovammo sul fondo di un canalone dove, per tornare ragionevolmente a valle, occorreva "saltare" un torrente. La distanza da coprire era modesta, un paio di metri scarsi, resa però psicologicamente difficile dal fatto che si passava in volo sopra una piccola cascata; sbagliare significava come minimo rompersi una gamba o peggio. Una rincorsa di 5-6 metri ci consentì di compiere facilmente l'impresa e di li poco eravamo a casa. All'inizio il mio amico chiese un paio di volte delucidazioni sulla direzione di marcia, poi smise definitivamente. Si era convertito anche lui a quel magico errabondo piacere. Così facemmo per tutti i giorni di quell'estate. Così continuai per i successivi 32 anni.



    Nel Bosco 1

    Nel Bosco 2

    venerdì 29 febbraio 2008

    LE MONTAGNE E IL SILENZIO / DIE BERGE UND DIE STILLE

    Siusi


    La frenesia che permia la nostra società obbliga, sempre più spesso, a interporre pause nel fluire della vita. Benchè non avverta la necessità di apportare cambiamenti radicali alla mia esistenza, è forte in me il desiderio di creare dei momenti di distacco dalla realtà quotidiana. Credo che questa esigenza sia un elemento comune a tanti di noi. Ciascuno la trasforma poi nella propria dimensione, con l'intensità e la frequenza che ritiene più opportuna. Per me è il silenzio e il camminare in montagna. Perchè è un viaggiare sia con le gambe che, soprattutto, con la mente. Non è solo un errare onirico senza meta all'interno dei propri pensieri ma è, al contempo, una recherche e uno streben. E' la capacità di andare continuamente oltre se stessi, per ritemprarsi e ritrovare il rapporto con gli altri. Questa è la vetta, lo spirito eterno, a cui tendere; la montagna indica sempre una direzione di marcia preferenziale. Si può ed è bene andare in compagnia: rimane comunque una esperienza individuale. Ammalati dal rumore di questa società occorre fermarsi, per camminare e guarire, ascoltando la potente voce del silenzio.

    Ecco, di nuovo ?
    Risali con passo ansimante
    la strada su per il monte.
    Coraggio dunque, suvvia!
    Avanti, senza timore!

    Alta, magnifica, ampia
    la vista che domina il mondo
    Da montagna a montagna
    trascorre lo spirito eterno,
    presago di eterna vita.


    Nun schon wieder ?
    Den eratmenden Schritt
    Mühsam Berg hinauf.
    Auf denn ! nicht träge denn !
    Strebend und hoffend an!

    Weit, hoch, herrlich der Blick
    Rings ins Leben hinein,
    Vom Gebürg zum Gebürg,
    ber der ewige Geist,
    Ewigen Lebens ahndevoll.

    (J.W. Goethe)

    sabato 24 novembre 2007

    IN CAMMINO / AUF WANDERUNG

    In cammino


    E quando fui salito sulle nuvole
    in alto alla montagna in arie chiare, si fece la mia vita,
    il mio occhio che scruta e il cuore che batte,
    un feudo inestimabile che io detenevo con gratitudine
    senza essere per questo possessore
    del suo valore e della sua bellezza che perciò non passa.
    Ed aleggiò sulla mia fronte,
    lieve, la fredda brezza delle cime.
    (H. Hesse)



    Und da ich über Wolken hoch am Berg
    In leichten Lüften schritt, war mir mein Leben,
    Mein schauend Auge und mein schlagend Herz
    Ein köstlich Lehen, das ich dankbar trug,
    Doch dessen Wert und Schönheit mir nicht eignet
    Und darum nicht vergeht.
    Und leise flog
    Die kühle Höhenluft mir um die Stirn.
    (H. Hesse)

    vette