venerdì 8 febbraio 2008

ATTIMO, FERMATI SEI COSI' BELLO ! / AUGENBLICK, VERWEILE DOCH; DU BIST SO SCHÖN !

silenzi / prati


Capita a volte, nel turbinio della vita quotidiana, di alzare il capo e fermarsi. Anche il più assordante dei rumori d'improvviso si placa e, come d'incanto, sparisce. Provate allora socchiudere gli occhi. La mente vaga e dai meandri della memoria affiorano ricordi e immagini del passato. Una allegra cena in compagnia di amici oppure un viaggio di gioventù, forse il primo, all'estero. O ti spingi più lontano nel tempo. Bambino con i tuoi compagni di giochi ti arrampicavi su per i boschi e poi giù per le valli per tutti i giorni dell'estate con il cuore colmo di gioia, con l'entusiasmo della primavera della vita.
Ti ricordi il groppo che ti annodò la gola quando vedesti per la prima volta un figlio che si affacciava in questo mondo. Oppure l'ultimo addio ad un amico con cui hai condiviso un pezzo di strada.
Pensi a una bella canzone, ad una mano stretta nella tua in un tramonto profumato d’eleganza e di attesa, con dei capelli da accarezzare e due labbra pronte al bacio. E interroghi il tuo silenzio su ciò è stato e su quello che non è accaduto. Ti chiedi, magari, dove sia ora o cosa stia pensando, se ti stia pensando, adesso.

Nel mio cervello, in questo momento, troneggia un'immagine che mi vede disteso nella quiete estiva su uno dei morbidi tappeti di verde dell'Alpe. Con un filo d'erba in bocca e la testa rovesciata all'indietro. Sento il solletico del prato sul collo e sulla nuca; un dolce vento mi alita fra i capelli. Osservo i minuscoli insetti che saltano di stelo in stelo, le farfalle che tracciano invisibili sentieri d'aria fra i fiori e una graziosa violetta con il capo reclinato.
Con l'anima affondata in quella pace che realizza questo mondo perfetto vorrei gridare come il Faust di Goethe: - Attimo fermati, sei così bello ! - Ma proprio come lì accade, un demone ti getta addosso nuovamente le catene della frenesia e ricominci a nuotare controcorrente.

2 commenti:

Guido ha detto...

Sono le stesse sensazioni di quando da piccolo, negli anni cinquanta/sessanta, passavo tre mesi all'anno in montagna al confine con la Svizzera, nel paese dove è vissuta mia madre, dopo essersi trasferita dalla Svizzera, dove è nata. Sensazioni di tranquillità, di lentezza, di un tempo che si è fermato, come a cogliere l'attimo fuggente. Oggi si fa sempre più fatica a cogliere "questi attimi"... però si deve anzi oserei dire che è un obbligo anche cercare di trasmettere ai "nuovi" ciò che si ha dentro.
Ciao Guido

Silenzi d'Alpe ha detto...

Caro Guido, condivido tutto quello che dici e massimamente il fatto che dobbiamo trasmettere ai "nuovi", ai nostri figli, ciò che si ha dentro. Dal Faust di Goethe, pur nella sua enorme complessità, possiamo trarre due importanti elementi per le donne / gli uomini del nostro tempo. La necessità irrefrenabile di crescere, di andare sempre oltre sè stessi, è questo il famoso Streben goethiano, di elevarsi, di salire senza fermarsi (proprio come si fa' in montagna !), non solo per quanto riguarda gli aspetti materiali della vita, ma soprattutto interiormente. Poi saper guardare al proprio prossimo. Faust rischia la dannazione perchè vuole migliorare la condizione dell'umanità, o almeno di alcuni uomini. Proprio questo fatto, insieme allo Streben, costituisce la base della sua salvezza. Quanto alle tentazioni mefistoteliche di oggi, fra armi di distruzione di massa, disastri ambientali e ingegneria genetica, abbiamo solo l'imbarazzo della scelta.
Goethe diceva: - Dovere dell’educatore è di non proteggere dall’errore, quanto saper guidare chi erra.- Purtroppo, è il mestiere più difficile che io conosca.