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martedì 21 luglio 2009

LA MORTE DI EMPEDOCLE / DER TOD DES EMPEDOKLES

ETNA 2

Sotto i crateri sommitali.



Tutte le foto sono state scattate sull'Etna alla fine di giugno 2009


Ne La morte di Empedocle Hölderlin rapprenta gli ultimi giorni della vita del filosofo greco, che sceglie di morire gettandosi nell'Etna per tornare nel seno della natura "presente e divina". Chi si avventura per le montagne sente un inscindibile legame con l'ambiente, divino e infinito , che lo circonda; una identità in senso forte che rende un Essere uno con il tutto. Forse, per questo, qualche volta si sceglie di rischiare, di rimanere lassù.


Quando sarò lontano, parleranno per me

i fiori del cielo, le stelle in fiore,

e quanti germogliano a migliaia sulla terra.

La natura presente e divina

non ha bisogno di parole; e se una volta vi è

stata accanto, non vi lascerà mai soli

poiché il suo attimo non finisce mai;



Es sprechen, wenn ich ferne bin, statt meiner

Des Himmels Blumen, blühendes Gestirn

Und die der Erde tausendfach entkeimen,

Die göttlichgegenwärtige Natur

Bedarf der Rede nicht; und nimmer läßt

Sie einsam euch, wo Einmal sie genaht,

Denn unauslöschlich ist der Augenblick

Von ihr;


(da/von F. Hölderlin)


ETNA 1

Come la spuma del mare in un immenso bagnasciuga



ETNA 5


ETNA 3


ETNA 4

giovedì 31 maggio 2007

IL SILENZIO DEGLI ELEMENTI


E’ stato detto che le montagne sono il teatro di guerra del silenzioso e tremendo scontro fra le terre dei continenti. Monti rocciosi sorsero ruggendo e crepitando finché, nell’ascesa senza meta, si spezzarono in cima; le vette e le creste così create furono poi forgiate da venti impetuosi. Durante questa lentissima ma incessante metamorfosi, brevi ma non meno drammatici eventi, i terremoti, mutarono il corpo tormentato della terra: le rocce respinte e spaccate affondarono nei morbidi prati delle valli.

Un'altra lunga e taciturna battaglia fra elementi è stata combattuta proprio da queste parti, alle pendici dell’Etna. Il fuoco della lava e le gelide acque dei monti Nebrodi hanno prodotto uno capolavoro di impressionante bellezza: le Gole dell’Alcantara. Camminando, le pareti si ergono maestose una di fronte all'altra e si stringono attorno a guizzanti lingue d’acqua che sbucano all’improvviso, gorgogliando. Le straordinarie geometrie modellate sulle colonne di basalto delle gole creano forme prismatiche regolari o strane figure che giocano con la luce mentre si inseguono verso il cielo.
Guardando la magia di questo spettacolo si trova tutto ciò che sembra creato sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e la fantasia (G. de Maupassant)


Le Gole dell'Alcantara come appaiono nell'ultimo giorno di aprile 2007







sabato 28 aprile 2007

VIAGGIO ALLA BOCCA DELL’INFERNO … O DEL PARADISO ?

Come apparivano questa mattina i crateri sommitali dell'Etna poco sopra la "casa di Empedocle" alla quota di circa 2900 metri


Un leggenda narra che Empedocle, filosofo greco, si gettò nel cratere dell’Etna per accreditare, con la sua sparizione, la voce che fosse stato assunto fra gli dei e, come il cratere stesso, espellendo uno dei suoi sandali bronzei, avesse palesato la verità. Il Mungibeddu, nomignolo di derivazione araba, o più semplicemente, "a muntagna" come viene chiamato qui in Sicilia, dopo i capricci climatici di ieri, oggi ci regala a sprazzi dei meravigliosi squarci di azzurro, visibili però solo a partire dai tremila metri. Raggiungiamo i crateri della spaventevole eruzione del 2002 (chi voglia vedere o ricordare i suoi effetti spettacolari può trovare una antologia di video su Youtube ).



Mentre camminiamo ogni piccola accelerazione fa balzare il petto in gola per la gioia di essere qui e per l’altitudine. Un vento gelido spazza l’orlo del cratere; eppure se provi a sederti il caldo delle rocce ti fa sentire come accoccolato su di una gigantesca Stube tirolese. Questa montagna, così diversa da quelle a cui siamo abituati, non dorme. Senti il suo sangue pulsare sotto i piedi: è un paradiso con il sapore dell’inferno. In punta di scarponi ed in silenzio ci avviciniamo ad una delle bocche ancora attive di questo vulcano, ormai ridotta ad una parvenza di quello che fu.