I PASCOLI E IL CIELO: I SILENZI DELL'ALPE DI SIUSI
I Pascoli e il Cielo: i Silenzi dell'Alpe di Siusi
Weiden und Himmel: die Stille der Seiser Alm
IL BLOG DEDICATO AI "SILENZI" E ALL'ALPE DI SIUSI
I Pascoli e il Cielo: i Silenzi dell'Alpe di Siusi
Weiden und Himmel: die Stille der Seiser Alm
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Sono le 5.30 della mattina, non ho più sonno ed esco dalla mia casa in Maremma per fare una passeggiata. Lascio alle mie spalle il silenzio umano di chi sta ancora dormendo, entro nel giardino accompagnato dal canto degli uccelli che volano nel cielo ancora grigio. Pochi metri e sono nell’uliveto: scelgo un albero e comincio ad arrampicarmi. Durante la mia piccola scalata, scorgo, abbarbicata su di un ramo con la testa puntata verso l’alto, una chiocciola. Arrivo a mezza via mentre uno stormo di uccelli vola sopra di noi e in lontananza sento il verso breve e schioccante di una coppia di tortore. Controllo le olive appena nate: piccole e verdissime. Nulla di più variabile e incognito della produzione dell’olio: la quantità e la resa delle olive cambiano in maniera considerevole da un anno con l’altro. – Non è mica grano ! – così mi disse, tanti anni fa, un contadino. E’ curioso o forse emblematico che proprio una delle più antiche coltivazioni dell’uomo sia anche fra le più incerte. Proseguo e giungo là dove capacità e peso mi consentono di arrivare. Ho la testa che sporge da un mare di foglie diritte e tese verso il sole; tutto diventa deserto e silenzio turbato soltanto ad intervalli dal fruscìo di un’ondeggiante brezza. Per qualche minuto, incantato dal meraviglioso spettacolo che mi stava dinanzi, non so fare altro che guardare attonito in giro, senza distinguere nulla di definito nel largo e verde orizzonte, finché, una gazza si posa su di un palo della staccionata e gracchia con la sua voce stridula. Rispondo cercando di imitarla; lei allora salta sul palo successivo e ripete il suo verso. Continuo e ancora l’animale compie lo stesso gesto: ci ho preso gusto a questo gioco, vado avanti. Questa volta, dopo un piccolo tentennamento, vola via. Un paio di metri sotto la chiocciola non smette di salire: chissà perché lo fa, d'altronde, se mi facesse la stessa domanda, non saprei risponderle. Le dita rosa dell’alba colorano di azzurro il cielo. In basso con passo felpato arriva un gatto. Mi guarda perplesso: per una volta i ruoli sono invertiti, io su lui giù. Si allontana e io, per continuare il gioco delle parti, lo seguo. Giunto davanti ad una pianta di gelso si arrampica velocemente. Qui l’intento è chiaro: l’albero è pieno di frutti maturi, sarà il mio compito del pomeriggio, e degli uccellini stanno banchettando allegramente. Di grande appetito ma furbi, proseguono il loro pasto rimanendo sulla corona esterna, là dove non reggerebbe neanche il debole peso di un gatto. Lui lo sa, loro lo sanno: dopo qualche tentativo in varie direzioni, il felino abbandona la caccia e scompare dietro una siepe. Una luce si accende dentro la casa. L’idillio soave è finito: inizia un’altra giornata eccellente ed equa.
(Le parole in corsivo sono tratte da Le Veglie di Neri di Renato Fucini)
Video girato con il cellulare domenica scorsa
Superato il basso bosco di castel Hauenstein, visitato dagli uccellini…. raggiungiamo le cascate d’acqua, verso la malga Prossliner, dove i tronchi dello Sciliar vengono portati a valle dall’irruente latte delle nevi.
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Francesco Marchioro
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E’ stato detto che le montagne sono il teatro di guerra del silenzioso e tremendo scontro fra le terre dei continenti. Monti rocciosi sorsero ruggendo e crepitando finché, nell’ascesa senza meta, si spezzarono in cima; le vette e le creste così create furono poi forgiate da venti impetuosi. Durante questa lentissima ma incessante metamorfosi, brevi ma non meno drammatici eventi, i terremoti, mutarono il corpo tormentato della terra: le rocce respinte e spaccate affondarono nei morbidi prati delle valli.
Un'altra lunga e taciturna battaglia fra elementi è stata combattuta proprio da queste parti, alle pendici dell’Etna. Il fuoco della lava e le gelide acque dei monti Nebrodi hanno prodotto uno capolavoro di impressionante bellezza: le Gole dell’Alcantara. Camminando, le pareti si ergono maestose una di fronte all'altra e si stringono attorno a guizzanti lingue d’acqua che sbucano all’improvviso, gorgogliando. Le straordinarie geometrie modellate sulle colonne di basalto delle gole creano forme prismatiche regolari o strane figure che giocano con la luce mentre si inseguono verso il cielo.
Guardando la magia di questo spettacolo si trova tutto ciò che sembra creato sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e la fantasia (G. de Maupassant)
Le Gole dell'Alcantara come appaiono nell'ultimo giorno di aprile 2007
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Tra un manto di neve floreale e una celeste goccia di genziana, mi risuonano i versi di G. D’Annunzio:


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Alle spalle dell'Eremo sul fronte di uno dei temporali
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L’immagine richiama le parole di Cassiodoro (512) all’eruzione del Vesuvio: "vola (...) una cenere bruciata che, dopo aver formato delle nuvole pulvirolente, piove con gocce di polvere. (...). E' possibile vedere fiumi di cenere scorrere come liquidi fluenti che trascinano sabbie calde (...) e il dorso dei campi si gonfiano all'improvviso fino a raggiungere le cime degli alberi."
Foto dallo Sciliar scattate questo pomeriggio
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I numerosi commenti a questo Blog, appena nato, hanno già fornito tante chiavi di lettura e spunti discussione ! Uno dei temi più vivacemente dibattuti è stato quello della difficoltà di rapporto che esiste fra l’ambiente e l’uomo, che non sempre accetta le sue condizioni, il solleone, o che vuole stravolgere, i cannoni di neve. Vorrei lanciare una sorta di invito a sottoporre immagini dello “Sciliar di ieri e di oggi” con la speranza di documentare, per comparazione, i paesaggi (mucche e cavalli, prati, malghe e boschi) odierni non così significativamente cambiati. In sintesi, vi propongo ... una riflessione sulla memoria e sulla necessità di trasformarsi nel rispetto di ciò che ci circonda.
PRIMA GITA
Quando sono tornato
Ho trovato
Generazioni di erbe
Che non mi conoscono
Da“ora di andare, poesie di montagna” (1972) di Mario Perucca
Segnalateci link oppure lasciate le vs immagini a silenzidalpe@gmail.com. Le più belle e significative (e senza problemi… di copyright) cercheremo di pubblicarle.
Osa errare e sognare
Wage du, zu irren und zu träumen
(F. Schiller)
Post del 29/03/09 I gioielli del mare / The Jewels of the Sea
Post del 31/01/09 La piena del Tevere / The Tiber flood
Post del 10/12/08 Essere poeti in Australia / To be poet in Australia
Post del 27/10/08 In autunno / In Autumn
Post del 16/10/08 La raccolta delle olive